Lo spread è tornato a muoversi nel corso dell'ultima settimana dopo un periodo di calma relativa che lo ha fatto assestare per il mese di ottobre intorno ad un valore oscillante dai 102 ai 108 punti base.

Purtuttavia qualcosa all'inizio della scorsa settimana ha prodotto uno scossone in questa apparente calma piatta che ha fatto balzare improvvisamente il valore del differenziale tra Btp-Bund tedeschi a 136 punti base per poi tornare nella giornata del 2 novembre ad un valore di 131 punti con una diminuzione dello 0,55% rispetto al giorno precedente.

Ma da che cosa è derivata questa crescita improvvisa? Dal fatto che il rendimento del BTP decennale italiano è aumentato fino all'1,14% a fronte di un rendimento negativo dello 0,17% dell'omologo titolo tedesco.

Spread: che cos'è, e perchè il suo andamento influenza l'ammontare del debito pubblico?

Ad ogni modo prima di addentrarci meglio sul perché si sia verificata questa particolare situazione, andiamo a spiegare, per meglio comprendere, cosa si intende per spread BTP-Bund e perché è un indicatore il cui livello viene visto con particolare attenzione in generale nel mondo economico e all'interno dei mercati finanziari più in particolare. 

Innanzitutto quando si fa riferimento allo spread ci si riferisce alla differenza (spread) tra i rendimenti dei BTP decennali dello stato italiano e il corrispondente Bund tedesco di pari durata.

Ma perché viene preso come riferimento proprio questo indicatore?

Va ricordato che tanto il BTP che il Bund tedesco sono titoli di stato. Normalmente un titolo di stato è uno strumento al quale uno stato ricorre per reperire liquidità e incorpora al suo interno la rischiosità dello stesso stato nel senso che tanto più uno stato è considerato rischioso, ovvero meno solido, tanto più dovrà pagare un rendimento più elevato a chi possiede i propri titoli.

Stante il ragionamento sopra descritto lo spread BTP-Bund rappresenta quanto lo stato italiano sia considerato, nella percezione degli operatori dei mercati finanziari, più rischioso rispetto a quello tedesco normalmente riconosciuto come quello più solido a livello europeo.

Spread: come e perchè varia nel tempo.

Capire come possa variare nel tempo questo differenziale risulta essere davvero complicato perché bisognerebbe essere in grado di saper stimare perfettamente quali saranno i possibili andamenti tanto dei titoli italiani che di quelli tedeschi la cui dinamica influenza contemporaneamente il livello dello spread.

Lo spread infatti, altro non è che il rapporto tra i rendimenti di questi due titoli, come tale estremamente variabile, perché influenzabile da molteplici fattori non necessariamente attinenti e rispondenti alle dinamiche dei mercati finanziari.

Può succedere infatti, che questo differenziale potrebbe diminuire nel caso in cui entrambi i rendimenti dei due titoli fossero in salita ma il rendimento del Btp italiano salisse meno velocemente rispetto a quello tedesco.

Al contrario, potrebbe anche aumentare in una situazione in cui a fronte di un rendimento del Bund tedesco che diminuisse o diminuisse in modo più veloce, il rendimento del Btp italiano fosse invece invariato o addirittura in diminuzione.

Ad ogni modo, al di là di ogni ragionevole previsione, vero è che ogni volta che la situazione e la prospettiva sia politica che economica di un paese cambia, anche i rendimenti dei due titoli cambiano con importanti ripercussioni sul livello dello spread. 

E' un po' quello che è successo ad esempio in Italia nella crisi maturata nell'estate del 2011 che poi è culminata con l'insediamento del governo Monti dove il livello dello spread aveva raggiunto il valore esorbitante di 574 punti base.

In buona sostanza, per fornire una sintesi in parole semplici di quello che comporta in soldoni per l'Italia un aumento di questo differenziale di rendimenti tra Btp e Bund, possiamo dire che tanto più sale il livello di questo spread, tanto più alti saranno gli interessi che lo stato italiano dovrà pagare agli investitori per avere liquidità, con conseguente impennata del livello del debito pubblico.

Per chi fosse interessato ad un approfondimento, di seguito un video tratto da canale Marco Casario - YouTube, offre spunti davvero interessanti.

 

Spread: perchè è tornato a crescere in questi giorni?

Spiegato per grandi linee quello che è lo spread e come impatta questo sul livello del nostro debito pubblico, la domanda che sorge spontanea è la seguente: ma se l'Italia è in questo momento in una fase di crescita con un Pil con il vento in poppa, come mai allora il livello del differenziale tra Btp-Bund è tornato a crescere? 

Perché si è verificato questo paradosso? Non basta l'effetto di super Mario Draghi e la credibilità che abbiamo con lui acquisito nei confronti di tutti gli economisti internazionali, a calmierare i mercati finanziari? 

Possiamo dire in tutta franchezza che no, non basta, sebbene tanto Draghi che Mattarella si siano fatti garanti nei confronti dell'Europa e la nostra manovra di bilancio sia già ampiamente incanalata nel solco tracciato nella Nadef improntato ad un ritorno verso quella che viene definita l'"austerità strutturale" per consentire alle nostre finanze di tornare ad un avanzo primario.

Nonostante quindi, sia da tutti acclarato ed elogiato il nostro impegno al rispetto di tutte le condizioni imposte per spendere nella maniera più chiara, trasparente e efficiente possibile, l'enorme flusso di risorse monetarie che arriveranno nelle casse del nostro stato nel post pandemia, possiamo dire che né sui mercati finanziari, né sullo spread, alcun effetto Draghi è stato mai percepito.

Questo a conferma del fatto che resta ampiamente nelle mani della banca centrale europea, e solo a lei, la capacità di influenzare e governare nel tempo la dinamica dello spread. Mai cosa è risultata più evidente proprio la scorsa settimana a seguito della sempre più evidente mancanza di congruenza di intenti tra banca europea e aspettative dei mercati.

Non è un caso in effetti, che il nervosismo sui mercati sia stato innescato dalle parole della presidentessa della banca europea Christine Lagarde che continuano ad alimentare incertezza.

Spread: perchè è tornato a crescere in questi giorni? Le dichiarazioni della Lagarde sull'inflazione.

La Lagarde, pur ammettendo che l'inflazione stia scontando un rialzo più prolungato di quanto previsto, continua a sostenere che si tratti di un aumento solamente temporaneo anche se i dati macroeconomici già diffusi nei giorni scorsi, sembrano ulteriormente sconfessarla.

Se si vede più nel dettaglio, i prezzi al consumo francesi sono cresciuti nel mese scorso del 2,5%, quelli tedeschi nello stesso mese del 4,5% facendo registrare il livello più elevato dal 1993, in Italia si parla di un aumento del 2,9% il più alto dal 2012, con un livello per tutta l'area EU del 4,1%, in deciso aumento rispetto al 3,4% fatto registrare a settembre e ben al di sopra delle stime degli analisti che prevedevano un valore del 3,7%.

Si tratta del livello più elevato mai raggiunto dal 2008. Se si vanno ad analizzare le singole componenti sicuramente è la componente energetica che ha registrato il livello più alto di aumento su base annua passando dal 17,6% del settembre scorso, al 23,5% attuale.

Sebbene la Bce continui a sostenere che l'inflazione continuerà a rimanere al di sotto del target medio stabilito del 2%, i mercati invece sembrano scommettere esattamente sul contrario, e prezzano adesso due aumenti dei tassi per tutta l'area euro entro dicembre 2022

In effetti, le previsioni della BCE sembrano essere sconfessate se si va a guardare l'andamento della Yield Curve, la struttura a termine dei tassi d'interesse, che appare sempre più inclinata verso l'alto sintomatica di una fase espansiva e/o inflattiva e che incorpora aspettative di una politica monetaria di tipo restrittivo. E' per questo che i mercati prezzano un rialzo dei tassi d'interesse già entro luglio 2022 e un altro entro ottobre 2022.

A fronte di questa politica attendista della Bce, in totale contrasto con quella decisa anche dalle banche centrali di altri paesi che si stanno muovendo in direzione completamente opposta, i mercati finanziari sono entrati in fibrillazione.

Spread: perchè è tornato a crescere in questi giorni? Le dichiarazioni della Lagarde sul Pepp.

A tutto ciò si aggiungano anche le dichiarazioni relative al Pepp, il piano pandemico di acquisto titoli, per il quale sempre la Lagarde, ha sostenuto che terminerà a marzo 2022 come previsto senza fornire alcuna vaga rassicurazione di quello che potrebbe essere il dopo, che ha innescato ulteriore nervosismo e che ha spinto verso l'alto il valore dello spread.

Ad oggi ricordiamo infatti, che la Bce interviene acquistando bond e titoli di stato con due programmi differenti.

Per effetto del Pepp (il piano pandemico) ne acquista 70 miliardi di euro ogni mese, mentre attraverso l'App che è la parte restante del quantitative easing, definito anni addietro proprio da Draghi, ne acquista altri 20 miliardi. Una volta che si giungerà a marzo, secondo le parole della presidentessa quindi, rimarrà in essere solo in piano di acquisto stanziato dall'App. 

I mercati finanziari sembrano concordare sul fatto che la banca europea in qualche modo interverrà a marzo prevedendo qualcosa di alternativo al Pepp, ma nel frattempo il fatto che non ci siano ancora idee sufficientemente chiare su come evitare questo "scalone" negli acquisti da aprile in poi, certo tanto bene allo spread non ha fatto e la turbolenza nel mercato, l'ha fatta da padrona.

Il rialzo improvviso dello spread oltre i 130 punti base, quindi il rialzo dei rendimenti dei nostri Btp, ha di fatto frammentato in pochi minuti quell'effetto scudo anti-spread che si era creato allorquando il Presidente Mattarella aveva chiamato Draghi alla guida del nostro governo.

In effetti, il nervosismo dei mercati finanziari ha portato lo spread non solo italiano, ma anche quello degli altri paesi periferici quali Spagna, Grecia, Portogallo, ad avere un'impennata, questo perché il PEPP, insieme ad una politica monetaria espansiva, hanno favorito in modo più che proporzionale questi paesi caratterizzati da un più alto livello del debito rispetto ad un'economia più solida come quella della Germania.

Spread: perchè i titoli italiani risentono maggiormente delle sue variazioni.

Tuttavia possiamo dire che i titoli italiani, nello specifico i Btp decennali italiani, soffrono in queste condizioni, più degli altri titoli di questi paesi per due ordini di motivi.

In primis, perché l'Italia ha un debito pubblico molto alto, ed è il paese che ha maggiormente beneficiato di questi acquisti. In secondo luogo, l'Italia è l'unico di questi paesi periferici ad avere sui titoli di stato un contratto future molto efficiente.

Questo ha fatto sì che quando un investitore si vuole proteggere dal rischio di un rialzo dei tassi d'interesse nel Sud dell'Europa, venda futures, e siccome l'Italia è l'unico paese che rispetto ad esempio a Spagna e Portogallo ha un future efficiente sui titoli di stato, questo si traduce in vendita massiva del nostro titolo proprio per la mancanza di alternative di investimento valide altrove. 

Tutto questo amplifica di molto i movimenti dei nostri Btp, perché ricordiamo, una forte vendita fa di fatto, crollare il prezzo dei titoli ma al tempo stesso spinge verso l'alto i rendimenti con ripercussioni devastanti sul nostro debito pubblico.

Spread: c'è da aspettarsi un nuovo "caso Italia" per il futuro?

Se da un lato tutte queste considerazioni sono teoricamente giuste, allo stato dei fatti, possiamo però dire che in questo momento non sussiste un vero e proprio "caso Italia" che debba suscitare preoccupazione.

La crescita del Pil sta andando ben oltre le aspettative per cui ci sono tutti i presupposti per cui l'Italia possa attirare acquisti anziché vendite sui Btp.

La forte crescita poi sta diminuendo la necessità di emettere titoli di stato, per il 2022 sono previste 60 miliardi di emissioni in meno, pertanto la spesa per interessi sul debito è prevista in diminuzione.

Se si considera poi che la vita media del nostro debito è stimata intorno ai sette anni, si prevede che il nostro debito possa continuare a diminuire anche se i tassi dovessero aumentare il prossimo anno. In aggiunta, in questo quadro positivo, sempre per il prossimo anno, alcune agenzie come S&P e Dbrs prevedono un ritocco al rialzo del nostro rating.

E' comunque certo che, seppur il quadro macroeconomico sia in progressivo miglioramento, il peso del nostro debito pubblico risulta essere ancora troppo elevato pertanto sarà fondamentale il successo degli investimenti e delle riforme strutturali a seguito del Pnrr per stabilizzare la ripresa, la produttività e la crescita reale.