La Cina non è nuova a restrizioni, ma questa volta ha messo fine ad una lunga lotta cominciata già a metà dello scorso anno più o meno ad agosto, una lunga lotta che conclude una più ampia guerra ingaggiata mesi fa dal presidente Xi Jinping contro lo spreco alimentare che ha definito “vergognoso” durante il periodo della pandemia, come riportato dall’agenzia di stampa Ansa:

Il presidente Xi Jinping ha definito "vergognoso" in settimana la quantità di cibo sprecata, richiamando a comportamenti più corretti e rispettosi mangiando le porzioni "ragionevoli" e ordinando un piatto in meno quando si va al ristorante per evitare di buttare cibo.

Ma vediamo esattamente quali motivazioni hanno spinto il presidente cinese, a rendere sanzionabile l’uso di ingenti quantità di cibo e a considerarne il consumo eccessivo un reato, nonostante l'invito fosse stato già rivolto 8 mesi fa come riporta il sito del gamberorosso.it:

“Vuotate i piatti”, incita il premier cinese preoccupato non tanto dall’impatto ambientale e dalla ricadute sociali del fenomeno, quanto dalla conseguenze economiche di un’abitudine definita “scioccante e dolorosa” perché mina la sicurezza degli approvvigionamenti alimentari.

Le pantagrueliche voracità alimentari nei video in Cina

L’origine del discorso non è recente. In Cina, sembra che già da diversi anni stessero spopolando su Internet numerosi video, che come tema avessero quello della voracità.

Pare che i numerosi interventi di voracità online, ovvero mangiare grandi quantità di cibo in breve tempo, una sorta di “orgia” alimentare in video, abbiano fatto crescere a dismisura celebrità online che sfruttando l’argomento cibo in streaming abbiano guadagnato milioni di like e altrettanti follower.

Il dato viene confermato anche dalla piattaforma di videoclip Douyin, la versione cinese di Tik Tok per intenderci, che ha rilevato che un importante numero di utenti cinesi ha ricercato tra le parole chiave all’interno della piattaforma, keywords come: “trasmissioni di cibo” e “re del grande stomaco”.

La questione ha fatto andare su tutte le furie il presidente cinese Xi Jinping che ha definito letteralmente “vergognoso” questo comportamento e il costante spreco di cibo per ragioni futili e lo ha portato a richiamare i suoi cittadini a comportamenti più rispettosi mangiando porzioni di cibo “ragionevoli”.

Dove i rimproveri non sono andati a buon fine, è susseguita la legge, ma non prima di aver predisposto una campagna denominata “Operazione piatto vuoto” o “Cancella il tuo piatto” esistente già in forma più lieve dal 2013. Come menzionato da wired.it:

Così, è stata rapidamente lanciata la campagna Operazione piatto vuoto, con cui le autorità locali hanno avviato programmi per ridurre gli sprechi e incoraggiare i punti vendita di cibo a limitare le ordinazioni a un piatto in meno rispetto al numero totale di commensali in un gruppo (in Cina è d’uso comune condividere il cibo al centro del tavolo, sia a pranzo che a cena).

Dall’operazione piatto vuoto alla legge cinese sullo spreco alimentare

L’Operazione piatto vuoto ha messo in moto una serie di attività promosse dalle autorità locali volte a ridurre gli sprechi e a incoraggiare gli esercenti che forniscono cibo, a limitare i quantitativi di ordinazione contenuti nel piatto, soprattutto con soluzioni in cui si porta un piatto in meno ai gruppi di commensali numerosi.

Sempre wired menziona che:

“il fenomeno dei video mukbang – ossia persone che mangiano in diretta streaming, che spesso si trasformano in vere e proprie abbuffate, divenute molto popolari in Corea – è stato bandito dalla Cina.”

Il mukbang coreano dove il mangiare è anche trasmettere

L’origine del processo deriva probabilmente dal fenomeno chiamato mukbang e che ha origini in Corea del Sud.

Nel mukbang  gli alimenti che spaziano dai noodles alla pizza, vengono consumati di fronte a una telecamera per un pubblico pagante o no a seconda della piattaforma televisiva che viene utilizzata.

La parola mukbang è una via di mezzo tra il concetto di "mangiare" e di “broadcast”, nella lingua coreana “mokta” significa "mangiare" e “bangsong” significa "trasmettere".

Il format è stato introdotto per la prima volta nel 2009 da Afreeca TV ed è diventato di tendenza sia sulle trasmissioni terrestri coreane, che via cavo. Si è poi diffuso tra i media stranieri facendola diventare un esempio di cultura alimentare spettacolare coreana. 

I programmi di ristorazione si sono poi evoluti in format sulla preparazione del cibo diffusi poi in tutto il globo e certamente esistenti da prima dell’avvento del mukbang anche in altri paesi.

Le ragioni si tanto successo, forse risiedono nella cultura visiva che è possibile soddisfare il desiderio di cibo per “procura” semplicemente osservando gli altri che mangiano o cucinano, bisogni primari e istintuali umani difficili da sopprimere proprio perché istintivi.

L’attuale scelta della Cina di sanzionare con una legge lo spreco alimentare

Tornando alla Cina e alla sua situazione attuale, a seguito di questi avvicendamenti culturali e della politica preparatoria messa in campo per trattenere la diffusione o proibirne il fenomeno, è proprio di queste ore la conferma apparsa tramite l’Agenzia di stampa Agi in Italia, che la Cina ha posto fine alla lotta allo spreco  alimentare, facendo diventare i “banchetti-baccanale” un reato punibile come un crimine attraverso sanzione.

La Cina, nonostante oggi sia diventata una grande e moderna potenza mondiale, non smette di riportare l’attenzione ai gravi periodi di carestia che l’anno piegata negli anni sessanta del novecento.

Le decine di milioni di vittime sono un monito sempre presente che ha portato il presidente Xi Jinping a esortare i connazionali a porre un freno ai banchetti pantagruelici in video, ma anche i ristoranti e i ristoratori a limitarsi nell’uso esagerato delle risorse alimentari fronteggiando con coscienza gli sprechi dei propri commensali.

La disponibilità economica di cui oggi dispone il cittadino cinese, probabilmente, dopo anni di restrizioni generazionali, ha fatto perdere il senso della realtà ai più. 

Sono numerosi gli eventi presso i ristoranti cinesi in cui gli ospiti ordinano in modo esagerato quantità di cibo che poi non consumano e che vanno necessariamente buttate.

A differenza di quanto succede in Europa, dove il valore del cibo non del tutto ma in gran parte siamo su questa strada, oggi assume un ruolo di primo piano nella cultura anti-spreco.

I numeri dello spreco alimentare in Cina secondo la Chinese Academy of Sciences

Secondo alcuni dati ricavati dal Chinese Academy of Sciences in un articolo del 2018, sembra che gli sprechi alimentari cinesi avessero raggiunto già tre anni fa le 18 milioni di tonnellate ogni anno, pari a sfamare dai 30 ai 50 milioni di persone nel mondo.

"Ciò potrebbe equivalere al numero totale di persone che vivono in Corea del Sud nello stesso anno" 

ha riportato il dottor Wang Ling'en, ricercatore dell'Istituto di scienze geografiche e ricerca sulle risorse naturali presso l'Accademia cinese di scienze.

Di questi 18 milioni di tonnellate, a Pechino, Shanghai, Chengdu e Lhasa, lo spreco ha interessato i prodotti vegetali. Le verdure sono in cima agli sprechi alimentari e rappresentano il 29% del totale.

Seguono con rispettivamente il 24% e il 18% i noodles e riso, e la carne.

La ricerca ha scoperto anche che ogni consumatore che vive nella quattro città della Cina oggetto degli intervistati della ricerca, getta via per ogni pasto 93 grammi di cibo.

Maggiore poi è la quantità sprecata all’interno delle mense scolastiche e nei ristoranti.

Lu Sicheng, direttore generale del World Wildlife Fund in Cina, sostiene che la riduzione dello spreco alimentare è una priorità e non può essere ritardata. 

Per questo il Parlamento cinese ha votato un testo in cui lo spreco alimentare diventa da oggi un crimine.

La legge in Cina sanziona pesantemente i video in cui celebrità a colpi di like si sono fatte strada su internet per fare a gara a chi mangia di più.

Sanziona anche i ristoratori che incoraggiano i propri clienti a ordinare cibo in eccesso punendoli con una multa fino a 10.000 yuan, l’equivalente un po’ più alto di uno stipendio medio cinese ovvero 1.274 euro circa di sanzione.

La legge offre la possibilità ai ristoratori dai comportamenti più virtuosi, di far pagare ai propri clienti lo spreco in eccesso, qualcosa di simile che già avviene in molti ristoranti cino/giapponesi in Italia soprattutto quelli con la formula “all you can eat” dove si può ordinare cibo a dismisura ma con l’unica eccezione di pagare come extra il cibo in eccesso che non viene consumato.

Una formula di responsabilizzazione insomma: “il cibo si mangia e non si butta” direbbero i nostri nonni, altrimenti si devono addebitare gli avanzi.

Alla stessa maniera secondo la legge, ha reso noto l’emittente cinese di Stato CCTV, chi al contrario finirà la propria porzione di cibo, dovrà essere premiato, anche se non è stato reso chiaro il come questo premio dovrebbe venire quantificato e in che misura.

Già alcuni ristoratori sono corsi a creare nuove iniziative per incentivare i clienti a essere responsabili: un esercente di Changsha ha offerto ai clienti la possibilità di pesarsi prima di ordinare, così da sapere la differenza di peso e che menù sarebbe più idoneo ordinare.

I “re dello stomaco” da oggi dunque avranno vita breve. 

Nelle piattaforme come Douyin saranno mostrarti messaggi di allert in caso di ricerca di parole chiave contenenti l’argomento del cibo in eccesso, con suggerimenti su come mangiare in modo sano e ragionevole e su come attivarsi tutti per respingere l’uso eccessivo di cibo.

La guerra allo spreco alimentare è cominciata, ma questa volta è una guerra verso un atteggiamento responsabile e consapevole, applicata in un mondo dove ci sono milioni di persone che vivono sotto il livello di povertà e non hanno i soldi per mangiare. Uno spreco alimentare eccessivo e inutile che può essere arginato prima di tutto responsabilmente e in questo caso con una legge fatta ad hoc.