Ancora una volta il governo Draghi stupisce le aspettative di tutti con la Legge di Bilancio 2022, la prima del suo esecutivo, la quale sancisce in modo definitivo la cancellazione del Cashback di Stato.

Parliamo della possibilità offerta tutti i cittadini maggiorenni di iscriversi al programma con la App IO e registrare una carta di credito o debito associata ai propri dati anagrafici, così al pagamento degli acquisti con la stessa si otteneva il 10% di rimborso, entro il massimo di 1.500 euro e 15 euro per singola transazione.

Con il Decreto Lavoro e Imprese era già stata decretata la sospensione temporanea di questa misura, ma solo per un periodo di tempo limitato e della durata di sei mesi con termine a fine 2021.

Che Draghi non vedesse di buon occhio il Cashback non è mai stato un segreto, tuttavia una serie di dichiarazioni ed altri elementi di valutazione avevano fatto propendere per un'inversione di rotta, con la possibile reintroduzione della misura seppur ridimensionata nel 2022.

Soprattutto in occasione dell'approvazione della Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (Nadef) avevano fatto ben sperare le parole del Ministro Daniele Franco, che aveva dato un giudizio positivo sul Cashback, sostenendo che stando alle ultime rilevazione la misura aveva costitutivo un buon deterrente all’impiego di contanti e un sostegno alla lotta all’evasione fiscale.

Stessa occasione in cui Franco aveva anche ribadito che la misura seppur utile non sarebbe comunque mai stata integrata in modo permanente nell’ordinamento italiano.

Tutto questo in effetti, considerando che i finanziamenti per il 2022 erano già stati destinati al Cashback, faceva propendere per una sua riattivazione parziale nel 2022, cioè fino alla scadenza prevista.

Così non è stato e la Legge di Bilancio 2022, il cui testo è ormai definito, ha sancito invece la cancellazione ufficiale e ormai nota del Cashback, nella serata del 28 ottobre, che sparisce dalle nostre vite per sempre.

In compenso però la riconversione dei fondi recuperati dalla sospensione del Cashback ha portato alla nascita di un altro incentivo con la medesima finalità, ma rivolto ai negozianti questa volta e non agli acquirenti: il bonus bancomat.

La travagliata storia del Cashback di Stato prima sospeso e poi eliminato

Un altro elemento che si pensava giocasse a favore di un rinnovo del Cashback nel 2022 è stato il fatto che al momento della sospensione si possedevano dati e analisi parziali sulla misura.

Ma di recente uno studio approfondito condotto dal Politecnico di Milano si univa al coro dei sostenitori del Cashback, il quale, stando sempre alla ricerca, si è dimostrato in realtà un valido strumento per spingere i cittadini a rinunciare ai pagamenti in contanti.

D'altronde tutti questi incentivi, per altro appartenenti al più ampio progetto Italia Cashless, dei quali è ancora attiva la Lotteria degli Scontrini, hanno allo scopo proprio di favorire i pagamenti elettronici, che in quanto tracciabili per il fisco riducono al minimo il rischio di elusione ed evasione fiscale.

A questo deve aggiungersi che un altro degli scopi di queste iniziative, volte alla diminuzione dei contanti in circolazione, è legato ai costi enormi che si affrontano stampando le banconote e coniando le monete. La Banca d'Italia regista per il nostro paese una spesa annua superiore ai sette miliardi di euro per la sola produzione dei contanti.

Tutta la questione legata alla cancellazione definitiva del Cashback di Stato è ben riassunta nel video YouTube di Marco Cavicchioli:

 

La cancellazione del Cashback non è retroattiva. A novembre arrivano gli importi!

Tuttavia va anche detto che al momento le casse dello Stato, anche in vista dell’aumento a dismisura della spesa previdenziale, non hanno un terreno molto stabile e necessitano che la cinghia venga stretta.

Riguardo il Cashback e una sua possibile eliminazione si era già parlato quando era dilagato il problema dei furbetti. Cioè di coloro che, al fine di ottenere il maxi premio (SuperCashback) da 1.5000 euro, assegnato ai primi centomila utenti con il maggior numero di transazioni alle spalle, utilizzavano lo strumento in modo improprio, pagando un acquisto in mini pagamenti di importo più basso, per scalare la classifica.

Inoltre, ricordiamo che la misura di suo ha dei costi enormi e Draghi non ha mai nascosto di non vedere di buon occhio questa tipologia di incentivi di massa, che non indirizzano i fondi pubblici verso le categorie più fragili e bisognose di aiuto al momento.

Nel tentativo di salvare il Cashback di Stato erano state fatte molte proposte che andavano dalla cancellazione del SuperCashback, alla possibilità di tenere in vita la misura per un altro semestre nel 2022, ma rendendola accessibile solo sulla base del reddito. Era cioè stato proposto di fissare un tetto limite di reddito ISEE per essere ammessi al programma. Tali modifiche avrebbero permesso una riduzione di fondi tenendo però in vita la misura fino alla sua scadenza.

In ogni caso, la cancellazione del Cashback di Stato non è da intendersi come un provvedimento retroattivo, questo vuol dire che quanti hanno in precedenza accumulato rimborsi o ottenuto il diritto al premio del SuperCashback riceveranno gli importi che gli spettano e che dovrebbero arrivare a novembre.

A questo proposito quelli che riscontrano problemi con gli importi, ad esempio se sono errati o se non si riceve il bonifico, possono fare ricorso. Per questo non si dovrà fare altro che andare sul sito della Consap e compilare il modulo online di reclamo.

Il Cashback riconvertito in un contributo a fondo perduto per Partite Iva

In quest’ottica di riconversione di fondi al fine del potenziamento degli ammortizzatori sociali, se l’esecutivo Draghi cancella il Cashback di Stato non rinuncia ad altri incentivi a sostegno dei pagamenti elettronici.

Quello che cambia è la platea a cui adesso tali incentivi si rivolgono e la duplice funzione che svolgono. Sono infatti stati introdotti, sempre attraverso il Decreto Lavoro e Imprese, una serie di crediti d’imposta che vanno invece ad erogare un contributo a fondo perduto alle Partita Iva, sempre collegati all’utilizzo di carte e bancomat per i pagamenti. 

Tali incentivi, che sono ormai noti con il nome di bonus bancomat, sostanzialmente costituiscono un rimborso per gli autonomi, per l’acquisto dei dispositivi necessari ad accettare i pagamenti elettronici e per le commissioni che vengono applicate agli stessi proprio per le transazioni con carta e bancomat dalla banca che le gestisce.

Sostanzialmente si ribalta la situazione è con il bonus sul bancomat vengono premiati i negozianti e non più gli acquirenti.

Prima di tutto, in precedenza era già stato stabilito che le Partite Iva avessero il 30% di rimborso sulle commissioni accumulate e maturate per i pagamenti con carta. Viene innalzata tale percentuale di rimborso e arriva al 100%, cioè per un anno (1/07/2022-30/06/2022) non si pagheranno le commissioni quando i clienti pagano con carta o bancomat.

Il bonus bancomat offre però un altro generoso rimborso, che avverrà sempre mediante credito d’imposta e non per pagamento diretto, anche se in questo caso il rimborso non è totale e può avere una cifra massima di 160 euro.

Sempre nel medesimo arco di tempo, cioè 1/07/2022-30/06/2022, tutti gli eventuali costi di noleggio del POS, cioè dei dispositivi con cui i negozianti possono a centrare i pagamenti con carta, saranno coperti da un contributo statale.

In dettaglio, sempre tenendo conto che questo credito d’imposta in particolare non può superare i 160 euro, se i beneficiari hanno accumulato un fatturato nel periodo d’imposta che viene prima uguale o inferiore a 200mila euro, allora si avrà il 70% di rimborso dei costi spesi.

Diversamente se tale fatturato è superiore a 200mila euro, ma inferiore a 1 milione di euro, allora il rimborso scende al 40%. Si abbassa drasticamente al 10% se invece le entrate hanno superato il milione ma sono state inferiori a 5 milioni di euro, dopo tale soglia di fatturato non si ha più diritto a questa agevolazione del bonus bancomat .

Allo stesso modo esiste adesso un altro credito d’imposta a compensazione che invece costituisce sempre un rimborso, ma dei costi per acquisto e noleggio dei registratori di cassa smart, se effettuati durante l’anno 2022.

Il funzionamento è simile all’agevolazione che copre i costi del POS, solo che la soglia massima rimborsabile ammonta a 320 euro e il rimborso, se il fatturato non eccede i 200.000 euro nel periodo precedente, copre il 100% dei costi. Per i fatturati sotto 1 milione invece abbiamo il 70% e il 10% per quelli sotto i 5 milioni. Anche in questo caso dopo tale soglia di fatturato l’accesso all’agevolazione è precluso.

Attenzione: il Cashback è un pagamento diretto, il bonus bancomat è un credito d’imposta!

Tra il bonus bancomat e il Cashback di Stato c’è però un'altra enorme differenza oltre ai destinatari diversi della misura, e cioè che che il primo consiste in un contributo a fondo perduto erogato tramite credito d’imposta a compensazione, mentre il secondo in un contributo è erogato come pagamento diretto.

Cioè i soldi del Cashback vengono versati ai beneficiari direttamente attraverso un bonifico sul conto corrente, cioè destinandogli direttamente liquidità.

Diversamente un credito d'imposta a compensazione consiste sostanzialmente in uno sconto sulle tasse pari all’importo che spetta, in questo caso per il bonus bancomat.

Si tratta infatti di contributi che, come dice la parola stessa, compensano eventuali debiti che il cittadino ha con l’erario, cioè i soldi che deve allo Stato di tasse a fine anno. In quanto tali, le spese che si vogliono scaricare e coperte dal bonus sul bancomat vanno inserite nella dichiarazione dei redditi e va usato il ben noto modello F24.

Quindi stabilito quanto spetta di bonus bancomat, tale somma alla troverete sottratta al totale delle tasse da pagare a fine anno, allo stesso modo dei bonus di cui si fruisce con detrazione Irperf, come il bonus mobili ad esempio.