La stessa cosa sta avvenendo ai mercati azionari.

Le ragioni per cui il rialzo, che sui listini USA dura da nove anni, è sostanzialmente finito sono logiche, stringenti e implacabili. Non esiste nessun motivo al mondo che possa eliminarli, modificarli o più semplicemente attenuarli. Le condizioni per l'inversione ci sono già.

Tuttavia l'inversione ribassista è un meccanismo complesso. Un trend in essere da nove anni ha bisogno di molto tempo e motivi forti per modificarsi.

Tecnicamente funziona così. Ci sono delle condizioni di base che formano un sostrato favorevole all'inizio dell'inversione, un po' come quelle di un terreno arido dove non piove da settimane, e ogni giorno che passa senza piogge le condizioni diventano più favorevoli all'innesco di un incendio; e più passa il tempo senza piogge, più l'incendio sarà vasto e prolungato.

E poi ci sono i pretesti, i trigger, i motivi occasionali che innescano ogni singola fase di ribasso, come le scintille che appiccano l'incendio. Dettagli singoli, a volte scollegati tra loro, ma decisivi.

Ogni ribasso genera inevitabilmente dei rimbalzi. Fa parte del funzionamento del mercato. Più i ribassi sono violenti, tanto più i rimbalzi saranno secchi e decisi. Come una palla spinta con forza sotto la superficie dell'acqua. E più la discesa è stata ampia e lunga, più il rimbalzo potrà essere profondo e duraturo. Tutto ciò ha una valenza ribassista.

La veemenza dei ribassi e dei rimbalzi segnala, infatti, una condizione di implicita e strutturale debolezza dei mercati, per il semplice fatto che l’aumento di volatilità è un elemento ribassista. La volatilità è una componente del rischio: ad ogni sua variazione i sistemi automatici di gestione del rischio vengono riprogrammati per considerare il nuovo scenario, per cui il mercato continua a riprezzarlo e ad aggiustarne la valutazione, ora comprando (quando la volatilità scende), ora vendendo asset rischiosi (quando sale).