Le recenti politiche fiscali del governo Draghi, pur distribuendo la loro azione positiva sui vari scaglioni, si sono concentrate a produrre gli effetti più intensi sui titolari delle dichiarazioni più basse: taglio dell’Irpef, decontribuzione e nuovo assegno unico (per i figli fino a 21 anni). 

Concretamente un lavoratore dipendente che dichiari un reddito inferiore ai quindicimila euro in dichiarazione e presenti nel proprio nucleo famigliare  due figli a carico, attraverso la recente riforma sull'Irpef e l’adozione del Family Act, avrà a disposizione a partire dal 2022 circa duemila euro in più .

Per il prossimo anno parte del beneficio deriverà, per i redditi fino a 35.000 euro, dagli sgravi contributivi, che saranno un tantum solo per il prossimo anno, che contribuiranno sia pure in modo non peso rilevante.

L’assegno unico che debutterà da marzo avrà un peso determinante sul conto finale: un solo figlio nel nucleo famigliare, per fare un esempio, genererebbe un vantaggio sul proprio reddito disponibile del 5,4% (come riportato dal Sole 24 Ore).

in base alle recenti  stime effettuate circa l'erogazione, a partire da marzo del prossimo anno, del nuovo assegno rispetto ai precedenti assegni e detrazioni che sono attualmente in vigore, ne beneficierà circa il 75% degli oltre sette milioni di famiglie che sono interessate al provvedimento , mentre invece, risulterà indifferente per circa il  20%. I benefici maggiori, come detto, saranno per chi ha più figli e per per i  casi in cui lavorano entrambi i coniugi per cui il Governo ha voluto realizzare  l’obiettivo di incentivare anche la creazione di un incremento dei redditi famigliari mediante il lavoro di entrambi i genitori e prevalentemente delle donne.

Peranto il dipendente senza figli troverà  maggiore vantaggio sui redditi bassi (15mila euro), per effetto della combianzione di un incremento generato dal taglio Irpef  e dall’taglio una tantum decontributivo . 

Riguardo l'Irpef va anche considerato il fatto che la manovra arriva dopo gli interventi effettuati con gli assegni bonus (ottanta euro con Renzi nel 2014 e cento nel 2020 con il Conte 2). Quindi, il beneficio diminuisce con l'incremento reddituale, e va dal quindici per cento  garantito ai livelli più bassi ai due/tre decimali riconosciuto ai più alti.

Irpef: un taglio di circa 1000 euro

Come già riportato nelle scorse settimane, in valore assoluto, i benefici maggiori per quanto riguarda l’Irpef si registreranno a 40mila euro di reddito annuo, con un taglio di circa 950 euro che corrisponderà ossia quasi il 2,5% del reddito lordo.

Nel caso dei redditi lordi fino a quindici mila euro, invece, l’imposta si andrebbe a ridurre di circa 350 euro (il poco piu del 2%): ma andando a beneficiare anche dell'effetto della decontribuzione prevista fino a 35.000 euro per il solo 2022. Anche in questo caso ci sarebbe un effetto positivo che si registrebbe con l’aumento del reddito .

Progredendo ulteriormente, invece, nelle fasce di reddito piu alte, gli effetti si riducono fino ad arrivare allo 0,3% da ottantamila euro e ancora meno per redditi lordi da 110mila. 

Taglio Iperf: effetti nulli sui redditi molto bassi. Perchè?

È evidente lo scarso peso della riforma Irpef su alcuni redditi particolarmente bassi.  La motivazione è da ricercare nel fatto che l’Irpef attuale è già a zero per effetto della detrazione.

Guardando all’Irpef, la prima parte della riforma sul fisco è stata completamente  diversa rispetto agli interventi effettuati in passato mediante l'assegnazione dei bonus (80 euro con Renzi nel 2014 e 100 nel 2020 con il Conte 2). In termini cumulati, l’effetto scende al crescere del reddito.

Assegno unico: un aiuto alle famiglie con Isee basso

Dopo questi provvedimenti, a determinare una incidenza  sulla redistribuzione complessiva, sarà l’assegno unico, che mediante la dotazione aggiuntiva di sei miliardi voluta dal governo avrà, in particolare, l’obiettivo di sostenere tutti quei nuclei famigliari che presentano  Isee  particolarmente basso e, ovviamente, anche i redditi più bassi.

La redistribuzione, infatti, va a favore delle famiglie più povere e cresce di intensità all’aumentare del numero di figli presenti all’interno del nucleo famigliare. Attualmente è in corso l’audizione che riguarda l'attuazione dell'Assegno unico presso la commissione Affari sociali della Camera.

Secondo le stime il passaggio dall’attuale binomio rappresentato dagli assegni famigliari e detrazioni verso il nuovo strumento universale è vantaggioso per il 73,6% dei 7,3 milioni di famiglie che risultano interessate al provvedimento (con 10,8 milioni di figli), e invece, indifferente per il 18%, con benefici maggiori per chi ha più figli e per i casi in cui lavorano entrambi i coniugi, attraverso un meccanismo studiato con l’obiettivo di incentivare anche la creazione di secondi redditi famigliari.

Assegno unico e le incognite dell'Isee

L’Authority circa l'utilizzo del parametro Isee, ossial’indicatore patrimoniale ha tenuto a sottolineare per alcuni contribuenti di una possibile sperequazione dei valori catastali che possono generare in diversi casi un incremento nel valore dell’abitazione di residenza.

Un problema che si incrocia con quello della clausola di salvaguardia, che per il prossimo anno consentirà di evitare perdite alle famiglie con Isee fino a 25mila euro.

Per poter ovviare a questo increscioso problema la richiesta  da parte di chi ha sollevato il tema è di andare ad ampliare la clausola di salvaguardia. Un correttivo che però richiederebbe un costo di alcune centinaia di milioni, ma andrebbe ad evitare effetti collaterali a circa il 10% delle famiglie andando a vanificare l’obiettivo di equa distribuzione ricercato dal Governo.

Taglio delle tasse: l'abolizione dell'Irap in vigore dal 1° gennaio 2022

Un milione di autonomi, professionisti e titolari di ditte individuali non saranno più soggetti al pagamento dell’Irap a partire dal 2022. L’emendamento del Governo andrà così a concretizzare un provvedimento nato dall’intesa politica in merito all’imposta regionale, attraverso il confronto tra il ministero dell’Economia e le forze di maggioranza prevalentemente del centradestra.

La manovra, dunque, andrà ad anticipare una parte della riforma fiscale, che tra i suoi punti andrà proprio a definire il graduale superamento dell’Irap, richiesto prevalentemente da alcuni partiti che compongono la maggioranza come risulta riportato all’articolo 5 del disegno di legge di delega per la riforma fiscale approvato nel mese scorso.

In sostanza il primo step, è stato funzionale all’eliminazione dell’imposta sulle attività produttive, a beneficio dei soli professionisti e ditte individuali, andando a dedicare più di uno degli otto miliardi che sono stati stanziati dal Ddl di Bilancio all’interno di un fondo destinato a ridurre la pressione fiscale. Gli altri sette, invece, come detto, sono stati dedicati al taglio dell’Irpef sui contribuenti e alla riduzione delle aliquote.

E' solo un primo passo per l'abolizione anche per le categorie che non sono state comprese da questo provvedimento. E' stata questa la richiesta di Confindustria e dei partiti di centrdestra.

L’eliminazione dell’Irap entrerà in vigore dal prossimo 1° gennaio, con effetto sull’anno d’imposta 2022. Questo comporterà che i contribuenti beneficiari dall’abolizione dovranno comunque pagare il saldo dell’annualità 2021, salvo proroghe, entro il 30 giugno del prossimo anno.

Il Governo ha effettuato una scelta di individuare soggetti da escludere in base alla forma giuridica non, quindi, andando a prendere in considerazione tutte le questioni basate sul concetto di autonoma organizzazione, che hanno accese molte discussioni nel corso degli ultimi anni.

Tra le categorie che che potranno beneficiare figurano anche gli artisti che spesso, nel tempo, si sono visti contestare il mancato pagamento o negare il rimborso dell’Irap già versata.

Va, invece, fatta una specifica per quanto riguarda gli studi professionali associati: essendo soggetti di tipo collettivo, non potranno, invece, rientrare nell’esclusione in arrivo con la manovra per il 2022. Sarà irrilevante, inoltre, anche la dimensione: una piccola Snc continuerà a pagare, anche se il suo valore della produzione dovesse risultare inferiore a quello generato da una persona fisica.

Le ultime statistiche ufficiali, sulla base delle dichiarazioni dei redditi 2019 portano a stimare che sono 1,6 milioni i contribuenti persone fisiche che hanno presentato la dichiarazione Irap. Negli ultimi due anni il loro numero è sensibilmente diminuito, a causa delle sempre più numerose adesioni al regime forfettario (che comporta l’esonero automatico dall’Irap). Questo spiega il perché nelle stime del ministero siano indicati 1,3 milioni di soggetti esclusi dal 2022.

Quindi, l’intervento inserito nella manovra è destinato a cambiare in modo significativo la platea dei soggetti che saranno tenuti a presentare la dichiarazione e a versare l’Irap: nel 2019, tra i contribuenti censiti dalle Finanze figuravano 1,2 milioni di società di capitali, 700mila società di persone e 120mila enti non commerciali.

La scelta politica è stata quella di puntare su un intervento  di tipo verticale che andasse a considerare una platea piu ampia di beneficiari rappresentati da di piccoli contribuenti, anziché andare a destinare le risorse accantonate per una deduzione che fosse riservata a una popolazione più ampia. In questo modo si è potuto escludere più di un terzo dei contribuenti ma con una perdita limitata nel gettiro fiscale prodotto: un solo miliardo sui 15 annui  che risultavano nel pre pandemia.

Sarà sicuramente quindi più complicato, dal punto di vista del gettito che attualmente viene prodotto, adottare in pieno la delega fiscale che indicava l’obiettivo di superare completamente l’Irap anche per le altre categorie  che, in questa prima circostanza, non sono stati esentate dal recente provvedimento (è il caso delle società di capitali)poichè  da esse deriva gran parte dell’ammontare dell’imposta pagata .