Perché la noia è importante: cosa succede se la soffochiamo con smartphone e social

Il trend del momento è parlare di noia. E non in senso dispregiativo. Ma perché la noia è importante? E cosa ci succede se non l'ascoltiamo?

Come spesso accade, ci sono temi che tornano periodicamente alla ribalta. E il trend del momento è parlare di noia. E non in senso dispregiativo.

Ma perché la noia è importante?

Perché finalmente abbiamo argomenti a sufficienza per ribattere a chi ci dice che, se riposiamo, stiamo sprecando il nostro tempo.

Lo dice la scienza.

A cosa serve la noia

La noia è una spinta motivante, un input che ci fa pensare a cosa potremmo fare per trovare nuovi stimoli, ad esempio per cambiare lavoro, trovare un nuovo hobby a cui dedicarsi. O semplicemente rappresenta una pausa dai ritmi frenetici della vita che conduciamo, che ci vede sempre super impegnati in qualche faccenda ma soprattutto sempre connessi.

Proprio a causa di smartphone e connessione wi-fi onnipresente, abbiamo perso l’importante esperienza della noia.

Ebbene sì, perché nel momento in cui abbiamo una pausa o un momento “morto” (l’attesa in uno studio medico, dal parrucchiere, il tragitto sull’autobus…), inevitabilmente prendiamo il cellulare dalla tasca e ci connettiamo al web, 9 volte su 10 ai social.

Ecco dunque che la noia è sparita dalle nostre vite, portando via con sé, purtroppo, un bagaglio creativo e addirittura, riportando il pensiero di alcuni pensatori e filosofi, la porta verso la felicità.

Proprio Russell, nel suo saggio La conquista della felicità, riportava

Una generazione che non riesce a tollerare la noia è una generazione di uomini piccoli, nei quali ogni impulso vitale appassisce.

Insomma, la noia è componente fondamentale dell’equilibrio e della salute mentale di un individuo.

Come descrivere la noia

Solitamente, l’emozione associata alla noia è di fastidio. Quindi, possiamo dire che la noia è quella sensazione di insoddisfazione o quasi di tristezza che avvertiamo nel momento in cui ci manca “qualcosa” ma non sappiamo neppure cosa.

Certo, questa “assenza” che sperimentiamo è molto soggettiva e ognuno può ricondurla alla propria situazione del momento, al contesto, all’attività che sta svolgendo o ai propri interessi.

La noia infatti non coincide con l’ozio. Non necessariamente. Questo è un punto importante da mettere in luce. La noia non deriva solo dal “non fare” (o meglio non sapere a cosa dedicarsi in quel momento per ingannare il tempo) ma anche dal fare.

Ad esempio, se svolgiamo un lavoro ripetitivo o dobbiamo portare a termine un compito che è lontano anni luce da ciò che ci piace, ecco allora che il tutto diventa noioso.

Per questo motivo, questa forza è così motivante: perché ci obbliga a soffermarci su noi stessi, a capire cosa ci piace e cosa no, cosa vorremmo fare invece e quindi la strada da intraprendere per cambiare le cose.

Quando si prova la noia

Alla luce anche della recente vittoria della cantante Mango a Sanremo, con il suo pezzo intitolato proprio La noia, le considerazioni sul tema abbondano.

La questione è articolata, quindi cerchiamo di procedere con ordine.

La noia può avere diverse configurazioni. Va sperimentata, perché ci spinge all’introspezione, a capire di più noi stessi e quindi a migliorarci.

Oggigiorno però, già tra bambini e adolescenti, il momento di noia viene subito “sopito” dall’uso di smartphone e tablet.

In realtà, se non ci fossero questi dispositivi a “tappare il buco” tra un’attività e l’altra, si aprirebbe la strada verso la creatività e il miglioramento di sé.

Invece, iniziando a utilizzare telefono e tablet, quella vocina interiore viene sopita, nell’illusione momentanea di aver trovato qualcosa da fare per occupare il tempo.

In realtà però quel vuoto rimane dentro ma, purtroppo, senza che si riesca a sviluppare la capacità di colmarlo.

Questo processo espone a rischi importanti. Soprattutto negli adolescenti, che vivono una fase di transizione molto delicata tra il mondo dei bambini e quello degli adulti, possono sviluppare forme di ansia, irrequietezza e perfino depressione.

Se la noia prende il sopravvento, senza ascoltarla ma mettendola sempre a tacere con video e post ad elevato grado di stupidità, la strada verso l’infelicità si apre inevitabilmente.

Avvertiamo un malessere di fondo ma non sappiamo perché. Beh, oggi la scienza lo spiega a chiare lettere.

Cosa si può fare quando ti annoi

Terminato il lavoro o lo studio, la chiacchierata con gli amici,** l’ora di sport**… resta ancora del tempo a disposizione ma non sappiamo cosa fare.

Il consiglio numero uno è di non ricorrere allo smartphone o ai social. Ascoltiamo quella voce che vuole comunicarci qualcosa o, semplicemente, rilassiamoci. Mettiamo su un po’ di musica.

Possiamo uscire per una semplice passeggiata, osservare cosa succede per strada o perderci nei nostri pensieri.

Possiamo leggere un libro. Tutto sta a iniziare, perché giorno dopo giorno – c’è da scommetterci- ci piacerà sempre di più.

Quando la noia arriva, un vero toccasana è dedicarci a lavori manuali. Se le mani si muovono, il cervello ne beneficia e il pensiero laterale si sviluppa.

Svolgere qualche piccola faccenda domestica rimasta in sospeso, riordinare l’armadio, il garage, la soffitta, rammendare, piantare fiori nei vasi, preparare un dolce.

Staccando la mente dalla routine e dalla noia del momento, il cervello sarà “sollevato” dal carico mentale che lo soffoca e inizierà a guardare le diverse situazioni da una prospettiva diversa quanto inattesa. Il pensiero laterale, appunto.

Natalia Piemontese
Natalia Piemontese
Consulente lavoro online e professioni digitali, classe 1977. Sono Natalia, Piemontese di cognome, pugliese di nascita e calabrese d'adozione. Laureata in Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Bari, ho conseguito un Master in Selezione e Gestione delle risorse umane. Mamma bis, scrivo sul web dal 2008. Sono specializzata in tematiche del lavoro, business nel digitale e finanza personale. Responsabile del blog #mammachebrand, ho scritto un e-book "Mamme Online, come gestire casa, lavoro e figli".
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