Risvegliato un virus congelato nel permafrost per 48.500 anni: quanto è pericoloso?

Dallo scongelamento del permafrost gli scienziati hanno scoperto un virus molto antico, ma scopriamo insieme cos’è nello specifico e la sua pericolosità.

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Il riscaldamento globale è un problema molto serio che sta affliggendo il nostro pianeta ormai da diversi anni e le conseguenze diventeranno sempre più gravi se non si cerca di fare qualcosa al più presto.

Ad esempio abbiamo appurato negli scorsi mesi che la temperatura terrestre è aumentata in modo considerevole, ma un’altra conseguenza riguarda anche lo scioglimento del permafrost, il quale può rivelare anche dei virus al suo interno.

Vediamo dunque di cosa si tratta e quanto è pericoloso un virus da poco scoperto.

Pandoravirus: cos’è il nuovo virus più antico di sempre

La notizia della scoperta arriva dall'Università francese di Aix-Marseille, dove un gruppo di scienziati ha analizzato un campione di permafrost (ovvero una porzione di suolo perennemente ghiacciato) del fondale di un lago della Jacuzia, in Siberia, e ha scoperto al suo interno 13 tipologie di virus, tra cui il Pandoravirus.

Questo genere di virus gigante presenta un genoma solo in minima parte conosciuto e risulta essere antichissimo, addirittura risalente a 48.500 anni fa, dunque possiamo definirlo il virus risuscitato più antico scoperto fino ad ora, mentre il più giovane ha un’età che si aggira sui 27.000 anni.

I virus in questione inoltre sono stati scongelati in seguito all’intervento dell’uomo, ma il rischio è che in futuro il cambiamento climatico possa avere conseguenze così gravi sul permafrost che nuovi virus potranno essere risuscitati anche da soli, ma vediamo ora quanto risultano essere pericolosi i nuovi virus scoperti in Siberia.

Chi può essere infettato se questi virus tornano attivi?

Partiamo subito col dire che il pericolo non sussiste per esseri viventi come animali o piante, infatti il Pandoravirus, insieme a tutti i nuovi virus risuscitati dagli scienziati, sono in grado di infettare solamente le amebe, organismi unicellulari che si muovono e si nutrono deformandosi.

Gli scienziati hanno inserito i virus in questione in colture di amebe analizzate in laboratorio e dopo aver osservato le piastre al microscopio hanno scoperto che 9 dei virus risuscitati sono tornati attivi, dunque sono stati in grado di recuperare la loro capacità infettiva anche dopo migliaia di anni congelati sottoterra.

Fortunatamente qui stiamo parlando di virus che attaccano solamente le amebe, ma non sappiamo quanti siano ancora nascosti nel ghiaccio al momento e tra questi potrebbero esserci anche virus in grado di infettare piante e animali. È necessario dunque cercare di frenare il cambiamento climatico anche per evitare che lo scioglimento del permafrost possa portare a questo tipo di conseguenze.

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