Di Bello fermato dopo Lazio Milan, ecco tutti gli errori dall’arbitro più contestato

Periodo nero per gli arbitri italiani, l'AIA decide di fermare Di Bello: Lazio-Milan è solo l'ultimo episodio, ecco tutti gli errori della stagione.

La stagione 2023-2024 è complicata per gli arbitri italiani, che sono stati spesso protagonisti in negativo e presi di mira dai tifosi per la loro gestione delle partite.

L’anticipo Lazio-Milan è solo l’inizio di una giornata che di polemiche però ne ha sollevate tante e che si è conclusa con Inter-Genoa, anche questa contraddistinta da un errore dell’arbitro con la complicità del VAR.

Il designatore degli arbitri Rocchi, che alla fine di ogni giornata è in diretta su DAZN a spiegare e valutare le decisioni dei direttori di gara e degli addetti al VAR, ha fissato una riunione d’urgenza per fare il punto della situazione e per provare a ricompattare un ambiente, quello arbitrale, uscito a pezzi da quest’ultimo turno di campionato.

Intanto, l’arbitro brindisino, Marco Di Bello, è stato fermato per almeno 30 giorni dall’AIA, Associazione Italiana Arbitri, e il suo rientro sarà valutato il mese prossimo: ecco quali sono gli errori più clamorosi commessi nella sua carriera.

Gli errori in Lazio-Milan

Nella partita di venerdì 1 marzo 2024, Di Bello è stato protagonista in negativo. Il fischietto, infatti, ha commesso diversi errori e gestito male la partita. I tifosi si sono scatenati rispetto a diversi episodi chiave della gara.

La prima decisione che ha fatto discutere riguarda l’intervento di Mike Maignan dentro l’area di rigore su Castellanos. La dinamica è complicata, perché, dopo un errore di Florenzi, il portiere del Milan scivola respingendo non fortissimo il pallone e nell’inerzia del suo movimento travolge l’attaccante laziale. L’arbitro decide di non fischiare e anche dalla sala VAR considerano la situazione come regolare. I tifosi esplodono nelle proteste, ma la decisione viene valutata come corretta anche a fine partita dal designatore Rocchi.

Tutto bene quel che finisce bene, se non fosse che questo è il meno discusso degli episodi e probabilmente anche meno incisivo. Al 57′ minuto, infatti, arriva la prima espulsione della partita, ai danni di Luca Pellegrini. La situazione, come spiega Rocchi, è complessa. Il secondo giallo ricevuto dal giocatore è corretto. L’errore del direttore di gara però sta nel non aver fischiato per fermare il gioco qualche secondo prima, nel momento in cui Castellanos si accascia per un colpo ricevuto al volto. Da regolamento, il gioco deve essere fermato in caso un giocatore abbia subito un trauma al volto o alla testa. In questa situazione i giocatori di entrambe le squadre si fermano, tutti tranne Pulisic, che ruba palla a un Pellegrini che ingenuamente era fermo e cercava di indicare al giocatore del Milan perché si sarebbe dovuto fermare. Una volta superato è stato costretto a fermarlo con le cattive, commettendo fallo e ricevendo il secondo giallo, che comporta l’espulsione.

Da quel momento in poi il match si fa teso e i cartellini gialli iniziano a essere tanti, addirittura 11 a fine partita. Il nervosismo dei giocatori della Lazio si traduce in reazioni ai fischi dell’arbitro che al 94′ minuto, decide di estrarre il cartellino rosso a Marusic per una protesta valutata come troppo plateale. Cartellino severo rispetto al modo in cui sono state gestite le altre proteste avvenute durante la partita.

L’ultimo episodio è l’espulsione di Guendouzi, al 96′ minuto, quando il giocatore della Lazio reagisce a una trattenuta fallosa perpetrata nel tempo da Pulisic ai suoi danni. Il centrocampista francese viene espulso direttamente, mentre il milanista ammonito. Severo anche in questa situazione: se Di Bello avesse fischiato in anticipo il fallo dello statunitense, probabilmente la reazione non ci sarebbe stata. In generale gli errori di questa partita sono nella gestione, resa nervosa dall’arbitraggio a volte ingiustamente severo.

Gli altri errori dell’arbitro Di Bello

Marco Di Bello è stato fermato per almeno 30 giorni dopo gli errori commessi durante la partita Lazio-Milan. Sanzione severa dettata anche dalla recidività dei suoi errori. Proprio a inizio stagione, infatti, è stato protagonista in negativo per l’arbitraggio di Juventus-Bologna, in cui, in complicità con il VAR, non ha fischiato un rigore netto contro i bianconeri. Nell’episodio in questione, su una respinta in mezzo all’area, Iling Jr ha impedito a Ndoye di raggiungere il pallone in maniera vistosamente irregolare.

In carriera, l’arbitro ha fatto anche altri errori e nell’elenco c’è spesso la Lazio protagonista. L’elenco di sviste inizia addirittura nel 2017, quando, prima che il VAR venisse introdotto, da giudice di linea si fece ingannare da Strootman, tuffatosi in maniera evidente senza essere stato toccato, nonostante fosse a pochi metri dall’azione e in ottima posizione per poterla valutare.

Sempre nel 2017 Di Bello, addetto al VAR per la partita, non richiama l’arbitro per un evidente tocco di mano di Iago Falque nell’area di rigore laziale, ma lo fa per espellere Immobile nel proseguo dell’azione.

Nel 2020, durante un Milan-Lazio, concesse un rigore per un intervento dalla dinamica molto simile a quello descritto precedentemente tra Maignan e Castellanos.

Nel 2021, sempre alla Lazio, non fu concesso un rigore contro il Napoli nonostante un evidente tocco di mano. Errore poi confermato da Gianluca Rizzoli, allora designatore degli arbitri.

Le parole della moglie dell’arbitro

Su Di Bello ora si è scatenata una tempesta di odio da parte dei tifosi, che sui social si sono scatenati. Carla Faggiano, moglie dell’arbitro, si è espressa così a riguardo:

Non è facile rimanere equilibrati e composti, ma devo esserlo per non lasciarmi trascinare e inghiottire da questa tempesta di odio. Non voglio parlare di arbitraggio, però non posso parlare di sport perché non è più uno sport: nello sport non c’è spazio per l’odio e la violenza. Tuttavia, sono ormai due giorni, e chissà quanti altri ne seguiranno, che su un UOMO si stanno riversando i mali e le ostilità più indicibili.

Si tratta di una crudeltà mediatica e social senza precedenti. Viviamo in un’epoca storica in cui la violenza e gli abusi vengono condannati e allontanati, ma nonostante ciò siamo capaci di odiare, denigrare, offendere, maltrattare e insultare il prossimo.

Non sono qui per difendere Marco, perché è capace di farlo da solo. Sono qui per ricordare che dietro una divisa, fuori dal campo, lontano dalle telecamere, c’è un uomo. Ci sono sacrifici, impegno, dedizione, rassegnazioni, sogni, successi e sconfitte. C’è Marco Di Bello, c’è la sua forza, la sua dignità e molto altro che niente e nessuno potrà mai cancellare.

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