L'Iran non canta l'inno ai Mondiali: ora i calciatori rischiano grosso

I calciatori iraniani non cantano l'inno ai Mondiali in segno di protesta verso gli ayatollah. Quali saranno le conseguenze?

Calciatori Iran non cantano inno

Siamo appena agli inizi del Mondiale di calcio in Qatar e lo sport sta già cedendo il passo alla politica.

Non solo le proteste rivolte al paese ospitante, tra l’altro subito ridimensionate col bastone, che hanno accompagnato il periodo di avvicendamento alla competizione sportiva più influente del mondo, ma anche gesti e dimostrazioni messi in campo da alcune nazioni nei confronti dei propri leader.

La capofila di tali rimostranze è stata la nazionale di calcio dell’Iran, i cui calciatori, all’esordio con l’Inghilterra, hanno deciso di non cantare l’inno in segno di protesta verso l’oppressione e le violenze perpetrate dal regime integralista del proprio Paese, e, di conseguenza, in segno di vicinanza a chi queste ingiustizie le sta vivendo come marchio a fuoco sulla pelle.

Ma cosa hanno voluto dimostrare i calciatori dell’Iran e quali sono state le prime reazioni e le possibili conseguenze cui andranno incontro?

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Perché i calciatori dell’Iran non hanno cantato l’inno

 Il calcio non è solo uno sport. Il calcio è veicolo di emozioni e messaggi ed è intriso di significato politico al punto da quasi fondervisi in alcune circostanze. I calciatori, che piaccia o no, sono personaggi pubblici che hanno un ruolo fondamentale nella società odierna. Possono influenzare le masse.

Il concetto è sembrato molto chiaro ai calciatori della nazionale iraniana, che, durante l’inno prepartita con l’Inghilterra, hanno scelto il silenzio come arma migliore per dimostrare la loro estraneità a quanto i leader del proprio Paese stanno dando vita.

 Erano stati tacciati di non aver preso posizioni, e invece no. I calciatori iraniani non hanno voluto chinare la testa, hanno voluto dimostrare davanti a tutto il mondo di non rispettare i propri leader, di non sposare i concetti di violenza e repressione imposti dal regime, di voler urlare aiuto pubblicamente senza dover neanche aprire la bocca.

Per gesti del genere serve coraggio, anzi incoscienza.

I calciatori dell’Iran hanno screditato la figura del regime scegliendo come palcoscenico la competizione sportiva più seguita al mondo.

E si sa, ai potenti questo tipo di esposizione non piace.

La reazione del regime iraniano

Se la storia ci ha insegnato qualcosa è che, purtroppo, alcuni eventi e circostanze si ripetono identici in un loop che sembra quasi costruito ad arte.

In risposta al rifiuto di cantare l’inno da parte dei propri calciatori, il regime iraniano ha praticamente negato l’evidenza sostenendo che questa è solo una distorsione dei fatti. I calciatori sarebbero stati praticamente sottoposti a un lavaggio del cervello globale, a delle pressioni esterne e interne che hanno influenzato le loro scelte.

Quando un regime integralista viene attaccato, comincia sempre la gara su dove puntare il dito, e chissà come mai c’è sempre qualche cospiratore-traditore a muovere i fili dell’ingiustizia.

 I regimi totalitari reagiscono così. Sono capaci di nascondere il proprio turpe ingombro dietro un sottilissimo dito.

Ecco cosa rischiano adesso i calciatori iraniani

Nonostante non siano arrivate comunicazioni ufficiali, è difficile credere che il regime non prenderà misure nei confronti del gesto della nazionale di calcio iraniana.

Volendo immaginare le possibili conseguenze, è lecito pensare che nella migliore delle ipotesi i calciatori dell’Iran che non hanno cantato l’inno verranno estromessi dalla nazionale.

 La paura è che, in realtà, la contromossa possa essere molto più severa.

A forte rischio, soprattutto i calciatori iraniani meno famosi, in quanto il regime potrebbe colpirli senza richiamare particolare attenzione mediatica. Altra speranza, è che, nel frattempo, non siano le famiglie dei calciatori a subire ripercussioni per la scelta coraggiosa di non cantare l’inno nazionale.

Per conoscere la verità bisognerà aspettare probabilmente la fine del Mondiale. Difficile che il regime reagisca con i fari del mondo puntati addosso.

Perché i cattivi fanno così, dicono di andare in bagno per lavare le mani, ma poi non aprono il rubinetto.