La pandemia ha permesso al mercato delle piattaforme streaming di decollare e raggiungere cifre inimmaginabili. 

A ottobre 2020 ansa.it annunciava +16% del consumo video streaming nell’arco di un anno, per rettificare al rialzo appena qualche mese dopo. Infatti, nel dicembre 2020, ansa.it comunicava: 

"La pandemia continua ad alimentare gli affari di Netflix e delle altre piattaforme che propongono film e serie tv in abbonamento, offrendo in tempi di lockdown una fonte di intrattenimento domestico. Stando ai dati di Strategy Analytics, il terzo trimestre si è chiuso con 769,8 milioni di abbonati su scala mondiale, il 28,3% in più rispetto ai 552,1 milioni di un anno fa.” 

Secondo ilpost.it questi numeri sono irripetibili e già nel primo trimestre del 2021 si è registrato un sostanzioso calo degli abbonati rispetto alle aspettative. 

Cosa fa un’azienda quando riscontra un calo di mercato? Ricerca spasmodicamente una via d’uscita: una soluzione che ribalti le sorti. 

Le piattaforme streaming vs il cinema: chi ha la meglio? 

La chiusura delle sale cinematografiche causa COVID-19 ha inflitto un duro colpo al mercato cinematografico. Senza dimenticare le difficoltà, in primis, di produzione dei film stessi. 

Tanti ritardi e prospettive poco rosee per le uscite previste nel 2020. 

Chi ha deciso di rimandare, chi ha deciso di lanciarsi in un nuovo modello distributivo mandando online le nuove pellicole cinematografiche sulle piattaforme streaming

Controverse le posizioni: nuove opportunità di mercato oppure la morte della sala cinematografica? 

Ancora non possiamo avanzare ipotesi certe. 

Allo stato attuale, verso la ripresa e la completa riapertura degli esercizi commerciali, cinema inclusi, la situazione è pericolante. 

In misura provvisoria alcune case cinematografiche hanno deciso di far uscire in contemporanea i nuovi film sia in streaming, sia al cinema

Gli inguaribili cinefili sicuramente preferiranno la sala, ma molti (forse più di quelli previsti) hanno optato per rimanere a casa, comodamente seduti sul divano.  

Potrebbe essere un nuovo modello di distribuzione per mantenere alti gli abbonamenti sulle piattaforme streaming? Quanto potrebbe costare questa scelta al mercato delle sale cinematografiche? 

Il caso “Black Widow”: uscita contemporanea in sala e su Disney+

Originariamente programmato per aprile 2020, il film tanto atteso, tutto dedicato alla celebre Natasha Romanoff, alias Vedova Nera degli Avengers, ritarda di quasi un anno causa pandemia. Qui di seguito il trailer ufficiale della Marvel di "Black Widow"

Evento importante che segna il passaggio di testimone tra l’iconica Scarlett Johansson, che per 10 anni ha interpretato il personaggio, verso una nuova recluta

Uscito finalmente nelle sale nel luglio 2021, la Disney, casa produttrice, decide di mandarlo in streaming sulle sue piattaforme in contemporanea. 

Infatti, è stato possibile vedere “Black Widow” su Disney+ fin da subito (due soli giorni dopo il debutto) con l’accesso VIP.  

Facendo un breve paragone di costi:  

  • Costo medio del biglietto al cinema: 10€  
  • Disney+ VIP: costo abbonamento 9€ (al mese) + accesso VIP 22€  

A conti fatti, per una famiglia con due bambini, conviene decisamente restare a casa e abbonarsi, anche per un solo mese, a Disney+. 

Tenendo anche conto che, se al cinema spendi e consumi, con la piattaforma streaming puoi usufruire del servizio per almeno un mese intero.

C’è puzza di strategia di marketing. Anche ben riuscita! 

Considerando che, secondo quanto comunicato da Disney, nel primo weekend gli incassi derivanti visione di “Black Widow” dalla piattaforma streaming di proprietà sono stati circa 50 milioni di euro.

Scarlett Johansson fa causa a Disney+: perché?

Il nuovo modello di distribuzione cinematografica attraverso le piattaforme streaming è nuovo e ancora poco regolamentato. 

Non è un segreto che i contratti che le grandi star di Hollywood stipulano per la produzione di un film, a seconda dei casi, possono prevedere una quota fissa e una percentuale sugli incassi

In assenza di alternative, fino ad ora questi contratti basavano la parte variabile sugli introiti derivanti dalle sale. 

L’ingresso delle piattaforme streaming nelle equazioni del mercato cinematografico ha creato scompiglio. 

Infatti questa è una delle motivazioni principali che hanno portato la celebre attrice Scarlett Johansson a fare causa a Disney. In questo video YouTube victorlaszlo88 spiega la questione: "SCARLETT JOHANSSON FA CAUSA A DISNEY PER BLACK WIDOW: HA RAGIONE?". 

Il contratto di Scarlett Johansson con la casa cinematografica Disney, stipulato pre-covid, prevedeva un compenso basato largamente sulle performance del film al botteghino con un guadagno stimato in 50 milioni di dollari potenziali. 

Tale importo sarebbe stato confermato se la Disney avesse mantenuto il film nelle sale per la finestra temporale di 90-120 giorni. Cosa che non è avvenuta. 

Il film che vede Scarlett Johansson protagonista, nelle vesti di Natasha Romanoff, alias Vedova Nera, uscito contemporaneamente al cinema e in streaming su Disney+, e ciò costituirebbe violazione contrattuale con una perdita stimata in 25 milioni di dollari per l’attrice. 

Il punto di vista della piattaforma streaming Disney+ 

Ingenti le perdite economiche che Disney ha dovuto subire a causa della pandemia e della chiusura dei cinema.

Certo, la piattaforma streaming ha permesso di arginare il problema ma non a sufficienza. 

Dichiara Disney:

“"La causa è particolarmente triste e angosciante per il suo insensibile disprezzo per gli orribili e prolungati effetti globali della pandemia di COVID-19" è stato il commento della Disney… “

Il punto di vista dell’attrice Scarlett Johansson

Parrebbe che l’attrice Scarlett Johansson abbia richiesto esplicitamente a Disney una revisione contrattuale a seguito del nuovo modello distributivo subentrato con la pandemia.

Richiesta ignorata dalla casa cinematografica e che ha costretto la Black Widow a fare causa.

La Vedova Nera contesta principalmente lo sfruttamento non retribuito della sua figura e del film che la vede protagonista per accaparrarsi nuovi abbonati.

Piattaforme streaming: un nuovo modello di mercato?

Non si sa ancora chi la spunterà ma è possibile immaginare i risvolti sul mercato di questa causa. Ne parla Marco Montemagno in un video YouTube: "La vedova nera fa causa a Disney: per quanti $$$ e perché è importante".

Fino ad ora i proventi derivanti dagli abbonamenti alle piattaforme streaming rimanevano in azienda. Salvo i costi fissi, Disney incassa la totalità degli 8,99€ al mese che richiede.



Se Scarlett Johansson dovesse vincere, lei e altri attori potrebbero iniziare a richiedere una percentuale sugli abbonamenti se da loro generati

Cosa significa? Che molto probabilmente, Disney e le altre piattaforme stremino come Netflix, potrebbero essere costrette ad alzare i prezzi degli abbonamenti per rientrare delle nuove spese. 

Come anticipato, attualmente non è previsto nessun compenso per gli attori i cui film vengono trasmessi su Disney+.  

Seguendo la logica cinematografica, invece, la quantità di pubblico in sala attratto dai film in uscita dipende spesso dalla fama degli attori presenti. Questo comporta appunto un compenso percentuale sulla base del botteghino incassato. 

Allo stesso modo, se un utente si abbona ad una piattaforma di streaming con lo scopo di visionare un film appena uscito, questo dovrebbe generare una percentuale per gli attori che vi hanno recitato perché hanno portato un nuovo cliente. 

Questo è il ragionamento di fondo effettuato da Scarlett Johansson e che ha assolutamente un senso. 

I risvolti di mercato? Sicuramente, la necessità di dover sborsare una quota agli attori in caso di nuovi abbonamenti deve essere contemplata nel prezzo che Disney+ richiede al suo pubblico. 

Non abbiamo dati alla mano per fare previsioni concrete ma non è illogico pensare che questa clausola contrattuale potrebbe far schizzare alle stelle il costo degli abbonamenti Disney+. 

E quello delle altre piattaforme? Se Disney sarà costretta ad adeguarsi alle richieste di Scarlett Johansson e, come lei, di altri attori, potrebbe essere buttata fuori dal mercato perché risulterebbe poco competitiva rispetto agli altri colossi presenti. 

E se tutte le piattaforme streaming dovessero trovarsi costrette a corrispondere una percentuale degli abbonamenti agli attori i cui film hanno portato pubblico? In questo caso si assisterà a una grande rivoluzione di questo mercato ancora alle prime armi

La soluzione di mezzo? La tanto attesa riapertura delle sale cinematografiche potrebbe appianare gli screzi mantenendo il modello di mercato fino ad ora utilizzato: lanciare in prima visione i film al cinema garantendo i classici 90-120 giorni di esclusività per poi rendere pubbliche le pellicole anche sulle piattaforme di streaming

In tal modo si remunerano gli attori per il loro grande lavoro, talento e influenza sul pubblico permettendo, allo stesso tempo, a Netflix e Disney+ di mantenere prezzi abbonamento accessibili.