"Amazon.com, Apple, Google e Facebook hanno poteri di monopolio su settori significativi della nostra economia. Questo deve finire. Ora che i nostri risultati sono stati formalmente adottati, non vedo l'ora di elaborare una legislazione che affronti le preoccupazioni significative che abbiamo sollevato", con queste parole David Cicilline, chairman dell'Antitrust Subcommittee del Judiciary Committee della U.S. House of Representatives (la Camera di Washington), ha accolto il voto favorevole (bipartisan ma tutt'altro che unanime: 24 a 17 il risultato) della Commissione Giustizia. La politica Usa fa dunque sul serio contro le sue Big Tech anche se l'approvazione in commissione del rapporto di 450 pagine anticipato a inizio ottobre è solo l'inizio di un lungo percorso che, ovviamente, non troverà impreparati i colossi tecnologici Usa. Google, Facebook, Apple e Amazon sono già alle prese, in un modo o nell'altro, con questioni regolatorie e non solo in patria.

Sotto esame anche la gestione di Amazon del suo marketplace

In ogni caso i primi passi sono già stati intrapresi. In marzo è stata presentata una legge che punta a rendere più facile per le testate giornalistiche negoziare collettivamente con piattaforme come Google e Facebook. In febbraio era stato invece introdotto presso il Senato Usa un disegno di legge più ampio per rafforzare la capacità delle autorità antitrust nel fermare le fusioni e dare loro maggiori fondi per  i contenziosi legali. Tra i temi affrontati nel rapporto, invece, ce ne sono anche di particolarmente aggressivi, come quello che punta a non permettere che aziende come Amazon possano gestire i mercati in cui anche competono (sostanzialmente il problema di marketplace e venditori terzi sollevato di recente anche dalla coalizione di piccoli retailer Small Business Rising).

Intanto i Repubblicani lavorano sul blocco di Twitter contro Trump

Il successo del Congresso Usa nel riformare le Big Tech è tutt'altro che certo, anche perché lo scontro sempre più duro tra Repubblicani e Democratici rischia di condizionare significativamente il processo legislativo. Non a caso proprio i Repubblicani, portando avanti una battaglia molto cara a Donald Trump (ancora oggi "silenziato" da Twitter e Facebook in seguito ai tragici eventi di Capitol Hill). I rappresentanti conservatori dell'Energy and Commerce Committee della Camera Usa hanno fatto circolare un testo, citato dalla Cnbc, il cui principale obiettivo è la modifica della Section 230 della Communications Decency Act (legge che risale al 1996). Il tentativo è quello di impedire che le società tecnologiche possano escludere utenti in base ai loro punti di vista o alle loro affiliazioni politiche (ciò che sarebbe successo a Trump con i social network anche se, in realtà, la motivazione del suo blocco era la costante diffusione di fake news). Alla fine quello che il Congresso Usa sembra volere per le Big Tech è comunque che rispettino tre principi fondamentali, libertà di parola, bilanciamento degli interessi delle piccole imprese a tutela della concorrenza e promozione della leadership Usa nella tecnologia. Ci riusciranno?

(Raffaele Rovati)