Che Internet abbia in gran parte disatteso le promesse di diventare un motore per democrazia e sviluppo è evidente. La Rete ha permesso a miliardi di persone nel mondo di accedere a conoscenze in precedenza privilegio di pochi ma nei decenni si è trasformata anche in un monopolio controllato da pochi individui, che gestiscono di fatto i dati di quasi l'intera umanità. Situazione piena di criticità che mette in dubbio l'essenza stessa di democrazia e capitalismo. E su tali convinzioni hanno spinto Frank McCourt, immobiliarista di Boston, a lanciare Project Liberty, con l'obiettivo di affrancarsi dal dominio dei social network, capitanati da Facebook, grazie alla blockchain. 

Non avrei mai pensato di mettere in discussione la sicurezza di democrazia e capitalismo. Viviamo sotto costante sorveglianza e ciò che sta accadendo con questo massiccio accumulo di ricchezza e potere nelle mani di pochi è incredibilmente destabilizzante. Minaccia il capitalismo perché il capitalismo ha bisogno di avere una qualche forma di equità per sopravvivere, Frank McCourt.

Project Liberty vuole affrancarsi da Facebook e social

McCourt oltre alla passione per lo sport (attualmente è proprietario dell'Olympique de Marseille, in passato lo era stato di Los Angeles Dodgers e Miami Heat) ha quella per l'innovazione tecnologica, come testimoniato dal suo progetto Unfinished, di cui Project Liberty è di fatto uno spin-off. McCourt inizialmente investirà 100 milioni di dollari in Project Liberty, nel tentativo di ricostruire i social media dalle fondamenta. E per farlo partirà dalla creazione di un database delle connessioni sociali della gente pubblicamente accessibile, in contrasto con la situazione attuale che vede i dati in mano a poche aziende dominanti (Facebook, ovviamente, ma anche Google, Apple e Amazon, per citare le solite Big Tech).

Salvare democrazia e capitalismo grazie alla blockchain

McCourt certo non è il solo a pensarla in questa maniera. Anche sul fronte regolatorio è partita una guerra mondiale contro l'Asse del Male dei dati e la riforma dei social network e della gestione dei dati potrebbe anche passare da nuove leggi o dallo spezzatino imposto alle Big Tech. L'obiettivo di McCourt è però quello di una rivoluzione dal basso, partendo dall'utilizzo di quella stessa blockchain che attraverso la sua struttura decentralizzata permette esistenza, sicurezza e anonimato per il Bitcoin. Anche in questo McCourt non è da solo. Come ricorda Bloomberg, infatti, era stato per primo Jack Dorsey, chief executive di Twitter, a individuare nella blockchain la possibile soluzione.

Lavoriamo per accelerare la transizione del mondo verso un'economia dei dati aperta e inclusiva che dia ai cittadini il controllo, Project Liberty.

Un database condiviso contro il monopolio di Facebook

A Project Liberty la blockchain servirebbe per costruire un Decentralized Social Networking Protocol (Dsnp), nuova struttura di Internet che farebbe con le connessioni sociali quello che oggi viene fatto con le criptovalute. Facebook è proprietaria dei dati social dei suoi utenti, di tutti i loro contenuti, delle loro interazioni. E questo dà alla società di Mark Zuckerberg un vantaggio competitivo senza pari. L'idea di Project Liberty è che tutti i social media attingano da un database comune, e protetto. In questo modo la competizione dovrebbe giocoforza trasferirsi sulla qualità dei servizi offerti. Per creare il Dsnp McCourt ha chiamato Braxton Woodham, co-fondatore di Sun Basket ed ex chief technology officer di Fandango, che da tempo coltivava l'idea. "Pensavo che stessimo solo sognando ad occhi aperti, non pensavo che l'avremmo fatto davvero", ha dichiarato Woodham.

(Raffaele Rovati)