Il ruolo egemonico di Amazon.com nel retail e non solo da tempo è sotto osservazione, con neppure troppo remote ipotesi di spezzatino imposto dai regolatori. D'altronde il colosso di Seattle, nato nel 1994 come semplice libreria online, è diventato così pervasivo nella distribuzione di praticamente tutti i settori merceologici da trasformarsi di fatto in un monopolista. Ruolo, rafforzatosi ulteriormente grazie al boom registrato dal commercio elettronico a causa della pandemia, che in volti vorrebbero vedere limitato. Oggi anche nell'abbigliamento, nella moda, proprio mentre Amazon va all'attacco di player come Zalando e Fairfetch nel segmento del lusso.

Anche il monopolio di Amazon nell'abbigliamento rischia spin-off

Secondo quanto emerge da Amazon & the Retail Rainforest, studio pubblicato in questi giorni da Wells Fargo & Co., nei soli Usa il gruppo di Jeff Bezos è diventato il primo retailer d'abbigliamento. Considerando le vendite realizzate da Amazon stessa ma anche da venditori terzi che operano sulla sua piattaforma, gli analisti della banca di San Francisco stimano un giro d'affari di oltre 41 miliardi di dollari, fino al 25% superiore rispetto a quello del gigante Walmart, che si piazza proprio dietro ad Amazon nel retail d'abbigliamento in Usa. Il 34% delle vendite online di abiti, calzature, accessori passano attraverso Amazon, sette volte più di quelle di Macy's, che per il mercato americano è invece il numero due nel solo online.

Amazon primo retailer nell'abbigliamento Usa. Davanti a Walmart

Amazon da tempo è oggetto di indagini regolatorie per le sue posizioni dominanti in diversi settori ma c'è chi crede che questo monopolio non sia positivo per l'azienda stessa. Christian Magoon, chief executive di Amplify Etfs citato da MarketWatch, considera un'opzione lo spin-off dell'e-commerce e del business sul cloud (ha già in mente il ticker per il primo: ECOMM). Amazon è riuscita alla fine ben più di Apple, nonostante un per ora limitato impegno nell'hardware (ma è imminente il lancio delle prime Smart Tv targate Amazon), a costruire un ecosistema davvero pervasivo: dall'e-commerce, alla musica, allo streaming video, ai servizi professionali. “Penso che questo li stia danneggiando. Sono troppo visibili", ritiene Magoon.

Vantaggio di Amazon la predominanza indiscussa nella logistica

C'è poi un aspetto da considerare nel successo di Amazon, ovvero la sua predominanza indiscussa nella logistica, finanziata da investimenti miliardari che sono alimentati anche dai business più profittevoli del gruppo, come Amazon Web Services (Aws, la divisione servizi cloud). Situazione che potrebbe cambiare in caso di uno spin-off. “Come titolo retail potrebbero fare gli stessi massicci investimenti? Le quotate che operano solo nelle vendite al dettaglio non sono state in grado di farlo", ha sottolineato Magoon, ricordando l'impatto che l'annuncio di un investimento multimiliardario aveva avuto su Walmart nel 2015. "Renderebbe un po' più eque le condizioni del gioco", aggiunge Magoon.

Intanto Amazon prepara la sua sfida nel lusso anche in Europa

Se lo spin-off rimane comunque un'ipotesi al momento quasi fantascientifica, Amazon non sembra volere rinunciare alla sua leadership nel retail e a sfruttare l'indubbia spinta che la crisi del Covid-19, con i suoi lockdown, ha dato anche alle vendite di abbigliamento. E anzi si butta in una nuova battaglia, quella per il segmento del lusso. Come riportava a inizio mese il sito di Wwd (Women's Wear Daily, testata di riferimento per l'industria della moda), è in arrivo il debutto anche in Europa di Amazon Luxury Stores, dopo che il servizio aveva esordito un anno fa negli Usa. Luxury Stores è una piattaforma a invito, per gli utenti già iscritti ai servizi Prime, dedicata ai brand del lusso. Nuovo monopolio in vista? Il settore in Europa è già parecchio affollato: ci sono le tedesche Zalando e Mytheresa, le britanniche Farfetch e Matchesfashion, Yoox-Net-a-Porter Group (dal 2018 di proprietà della svizzera Compagnie Financière Richemont) e 24 Sèvres (dell'altro gigante del lusso Lvmh Moët Hennessy Louis Vuitton). Per Amazon non sarà facile. (Raffaele Rovati)