Non è una novità. Amazon.com rischia uno spezzatino delle sue attività. O per lo meno sono diverse le voci, di regolatori e politici non solo Usa, che si sono alzate per chiedere che si intervenga sull'egemonia del gigante del commercio elettronico di Seattle. Lo scorso mese uno studio di Wells Fargo aveva evidenziato quanto il monopolio di Amazon, complice la pandemia, si fosse allargato anche al retail d'abbigliamento. E il gruppo di Jeff Bezos non si limita al retail, ma opera in un'ampia gamma di settori, consumer ed enterprise. Abbastanza per convincere diversi esperti di Wall Street che prima o poi la scure si abbatterà su Amazon. C'è un'analista, però, che dice di no: è assai improbabile che lo spezzatino arrivi. 

Per un analista Amazon non rischia davvero spezzatino attività

Si tratta Brad Erickson, che guida il pool di analisti di Rbc Capital Markets che ha iniziato la copertura sul titolo Amazon con giudizio outperform (equivalente del buy, la raccomandazione all'acquisto) e target price di 4.150 dollari. Amazon lunedì ha chiuso con una decisa perdita del 2,85% arrivata in una giornata pessima per Wall Street e ancora di più proprio per il Nasdaq, deprezzatosi del 2,14% al traino delle performance negative di tutte le Big Tech: per Alphabet (Google), Apple e Microsoft flessioni superiori al 2% e, soprattutto, il crollo del 4,89% di Facebook. Il tema dello spezzatino non è nuovo e non riguarda solo Amazon tra le Big Tech. Tocca anche Apple, ovviamente, e tocca anche Facebook, nonostante il social network sia quello il cui business è più circoscritto (ma controlla Instagram e WhatsApp oltre a una buona fetta della pubblicità online).

Per Rbc Capital Amazon è buy al Nasdaq e non rischia spezzatino

"Crediamo che l'era digitale consenta una connettività unica e partnership reciprocamente vantaggiose che sembrano improbabili o per lo meno straordinariamente difficili da disaggregare. Per esempio in Amazon i business consumer ed enterprise", ha scritto Rbc, secondo quanto riportato da Tonya Garcia di MarketWatch. “Autorità di regolamentazione che limitassero arbitrariamente la capacità di una singola unità aziendale di finanziarne un'altra creerebbero un precedente quasi impensabile. Un freno alla volontà di un'impresa globale di reinvestire i profitti in qualsiasi attività che offra un'opportunità di crescita", ha aggiunto Erickson, secondo cui il "controllo normativo è inevitabile ma comporta un rischio relativamente basso per il valore del capitale a lungo termine".

Regolatori non possono limitare arbitrariamente crescita di Amazon

In realtà anche nell'ipotesi di una separazione della attività non è detto che l'attuale valore di Amazon venga messo in discussione. Anzi. "Dopo avere parlato con l'azienda, siamo più fiduciosi del fatto che esista un chiaro divario tecnologico e ingegneristico tra Aws e il business consumer", scrive ancora Rbc, riferendosi ad Amazon Web Services (Aws, appunto), la divisione dei servizi cloud. "Siamo sicuri che profitti e perdite delle società separate sarebbero praticamente identici ai livelli attuali", ha aggiunto Erickson. Rassicurazioni che sembrano fugare i dubbi circa il modo di giocare un po' "sporco" di Amazon che, per esempio, finanzierebbe la sua predominanza indiscussa nella logistica non con i ricavi del retail ma i flussi derivanti dai business più profittevoli del gruppo, proprio come Aws. (Raffaele Rovati)