Il 2021 sarà ricordato (anche) come l’anno che ha portato alla crescita vertiginosa di SPID, il Sistema pubblico di identità digitale.

Nel giro di dodici mesi, i profili creati tramite SPID sono infatti più che raddoppiati, mentre gli accessi sono triplicati. Quasi la metà dei cittadini italiani maggiorenni possiede un’identità SPID. 

Questo incredibile incremento nell’utilizzo di SPID è stato certificato anche dall’Osservatorio Digital Identity della School of Management del Politecnico di Milano, che ne ha spiegato così le ragioni:

“Un boom trainato dai recenti interventi normativi che hanno favorito lo switch-off della PA (Pubblica amministrazione, ndr), dagli sforzi di identity provider e service provider, da iniziative come il cashback e dalla necessità di accedere al Green pass, che sarà ulteriormente spinto dalla possibilità di scaricare gratuitamente quattordici certificati dall'anagrafe (in vigore dal 15 novembre, ndr)”.

Il 2021 è l’anno d’oro di SPID: a cosa serve e come attivarlo

Con SPID, è possibile accedere ai servizi online della PA, così come a quelli dei privati aderenti, tramite uno username e una password strettamente personali. Per attivare la propria identità digitale tramite SPID, è necessario aver compiuto almeno 18 anni ed essere in possesso di un indirizzo email e un numero di cellulare, un documento italiano in corso di validità (carta di identità, patente o passaporto) e una tessera sanitaria (oppure un codice fiscale, o ancora il certificato di attribuzione di uno dei due).

SPID è stato introdotto perché, con la moltitudine sempre crescente di servizi online, gli utenti sono costretti ad avere un numero particolarmente elevato di credenziali di accesso. L’obiettivo di SPID è quindi quello di permettere ai cittadini di disporre di un unico set di credenziali per accedere ai servizi in rete in modo semplice, veloce e sicuro.

Le credenziali SPID si ottengono registrandosi su uno dei gestori abilitati da AgID, l’Agenzia per l’Italia digitale. I tempi per ricevere le proprie credenziali dipendono dal gestore e dalla modalità di riconoscimento prescelti.

L'identità digitale tramite SPID può essere richiesta anche dal responsabile legale di un'organizzazione (azienda, società, ente ecc). I singoli dipendenti possono inoltre essere dotati di un'identità digitale da utilizzare professionalmente come persona giuridica: in questo caso, l'identità personale del richiedente deve essere verificata, insieme alla legittimità della richiesta, da uno dei gestori accreditati dall'AgID.

Il 2021 è l’anno d’oro di SPID: com'è formato l'ecosistema

L'ecosistema SPID è composto da diversi attori: i gestori dell'identità digitale (identity provider), i fornitori di servizi (service provider) e gli utenti.

Gli identity provider sono i soggetti privati abilitati ad AgID per creare e gestire le identità digitali richieste dagli utenti.

I service provider sono le organizzazioni, sia pubbliche sia private, che permettono agli utenti di accedere ai servizi che erogano online utilizzando l'identità digitale, in modo che la fruizione di ciò che offrono sia non solo facile e veloce, ma anche sicura e protetta.

I fornitori di servizi possono richiedere solamente le informazioni necessarie a prestare il proprio servizio e questi dati vengono tenuti esclusivamente per il tempo minimo per effettuare la verifica.

Gli utenti sono i cittadini e le imprese in possesso di un'identità digitale certificata da uno o molteplici identity provider.

Il 2021 è l’anno d’oro di SPID: l’87% dei 18-24enni ne è in possesso

Tra i sistemi presenti in Italia per creare un’identità digitale, SPID è quello che ha registrato la crescita maggiore nel 2021: ormai quasi un maggiorenne su due, precisamente il 43% dei cittadini over 18, lo possiede.

Alla fine di ottobre 2020, 12,2 milioni di profili erano stati creati tramite SPID, numero più che raddoppiato in dodici mesi, raggiungendo quota 26,1 milioni. Al 21 novembre 2021, il numero di identità SPID create era pari a 26.636.454 (il dato viene aggiornato ogni settimana dal sito Avanzamento trasformazione digitale). 

Il tasso di diffusione è comunque molto diverso a seconda dall’età e della zona di residenza. L’87% della popolazione nella fascia 18-24 anni è un utente SPID, mentre tra i 65-74enni solo il 34% dei cittadini lo è e la percentuale si riduce addirittura al 14% per gli over 75.

Nel nord-ovest del Paese, il 55% dei cittadini residenti possiede un'identità SPID. Le percentuali scendono al 54% al centro, al 45% nel sud e sulle isole e al 44% a nord-est. Le regioni con una maggiore diffusione di SPID sono Lombardia e Lazio, dove il 60% dei cittadini è registrato, mentre Molise, Sardegna e Calabria raggiungono a malapena il 41%.

Il 2021 è l’anno d’oro di SPID: il record di accessi mensili è stato registrato a ottobre, 58,8 milioni

A crescere non è stata solo la quantità di identità digitali attivate, ma anche l’effettivo uso di SPID. L’utilizzo mese su mese si è incrementato del 10% nel primo semestre del 2021, del 5% nel terzo trimestre e a ottobre ha raggiunto il record di 58,8 milioni di accessi mensili. Nei primi dieci mesi del 2021, la media per utente è stata di 17 accessi (nel 2020 era stata di 9). 431 milioni di accessi sono stati effettuati in totale dall'inizio di gennaio alla fine di ottobre 2021, il triplo rispetto a un anno prima.

Solo il 15% degli utenti utilizza comunque SPID più volte in una settimana. Il 71% lo usa infatti solo poche volte all’anno. Il 14%, invece, lo utilizza sporadicamente, se non addirittura mai.

Il 2021 è l’anno d’oro di SPID: la diffusione è stata trainata dalla pandemia

Secondo Giorgia Dragoni, direttore dell’Osservatorio Digital Identity, la diffusione dei sistemi di identità digitale (non solo SPID, ma per esempio anche home banking e carta d’identità elettronica, ovvero CIE) è stata ampiamente sostenuta dalla pandemia di Covid-19.

Dragoni si augura che il miglioramento della situazione sanitaria non freni questa crescita e ritiene necessario un impegno comune per “valorizzare al massimo le potenzialità dell'identità digitale, che deve essere vista non più come una scelta obbligata per accedere a servizi basilari durante l'emergenza, ma come un volano per accelerare la trasformazione digitale del Paese”.

Il 2021 è l’anno d’oro di SPID: per la crescita sono stati fondamentali il cashback di Stato e il Green pass

I servizi più utilizzati accedendo tramite SPID sono stati quelli di INPS (Istituto nazionale della previdenza sociale), app IO e Agenzia delle entrate. A trainare la crescita di SPID sono inoltre stati senza ombra di dubbio alcune iniziative come il cashback di Stato e l'adozione del Green pass.

Il cashback di Stato, poi fermato prima del previsto, era stato avviato l’8 dicembre 2020 al fine di incentivare i pagamenti elettronici e diminuire la circolazione del contante, contrastando in tal modo l’evasione fiscale. Il servizio prevedeva un rimborso sugli acquisti effettuati in negozi fisici o sulle spese presso professionisti saldati con carte o app di pagamento. Per partecipare al cashback di Stato era necessario scaricare l’app IO e accedervi tramite CIE o, appunto, SPID.

SPID è stato ampiamente utilizzato anche per scaricare il Green pass, la certificazione verde Covid-19 divenuta obbligatoria per diverse attività da agosto 2021, nonostante non fosse l’unico modo per ottenerlo. Insieme a CIE, SPID è infatti una delle due modalità con cui è possibile accedere all’app IO e Immuni e avere il proprio certificato sullo smartphone, sempre a portata di mano.

Il 2021 è l’anno d’oro di SPID: ma i servizi offerti non sono sufficienti a supportare il trend

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che ha l’obiettivo di rilanciare l’economia italiana dopo la pandemia di Covid-19, prevede che nel 2026 il 70% della popolazione possieda un’identità digitale certificata.

Secondo Valeria Portale, direttore dell’Osservatorio Digital Identity, il problema per raggiungere una fetta di cittadini così ampia è l’assenza di un numero rilevante di servizi cui accedere con tale sistema. Questa caratteristica del nostro Paese non solo rischia di bloccare lo slancio registrato nella creazione delle identità digitali tra la fine del 2020 e il 2021, ma riduce anche le loro potenzialità, e quindi il loro valore.

Secondo Luca Gastaldi, direttore dell’Osservatorio Digital Identity, senza nuovi meccanismi di sviluppo la crescita delle identità digitali in Italia non potrà proseguire sugli stessi ritmi:

“Per uscire dal mondo pubblico e diventare il passepartout per ogni interazione digitale, serve una sistematica strategia di coinvolgimento e una chiara proposta di valore per il mondo privato. Fondamentale sarà costruire un'alternativa di identità digitale trasversale più conveniente rispetto ai sistemi proprietari, integrare ai dati basici degli utenti ulteriori attributi che ne facilitino il riconoscimento nell'accesso ai servizi in diversi ambiti, disegnare un'esperienza d'uso inclusiva per tutte le fasce di utenti e lavorare all'interoperabilità con altri sistemi internazionali”.

Se, infatti, dal 1° ottobre 2021 per usufruire dei servizi digitale della PA è necessario avere un profilo SPID, CIE o la carta nazionale dei servizi, il settore privato è invece molto più indietro: 9mila enti pubblici hanno scelto SPID e più di 1.700 CIE, mentre gli stessi numeri per le aziende private sono pari rispettivamente a 59 e 3.