La trimestrale di Apple è stata da record ma è stata accolta con un declino dell'1,22% per il titolo mercoledì al Nasdaq. Performance che si spiega con le dichiarazioni del chief financial officer Luca Maestri, che ha anticipato una "solida crescita in doppia cifra per i ricavi nel trimestre di settembre" ma ha anche ammesso "sarà inferiore al 36% annuo registrato nei tre mesi alla fine di giugno". Outlook prudente che, secondo quanto riporta la Cnbc, nasconde una verità: l'impatto della crisi dei chip, che finora aveva colpito duramente il settore dell'auto (e in parte anche quello del gaming, con vendite delle Ps5 di Sony non certa adeguate all'elevata domanda), arriva anche nell'industria degli smartphone, iPhone compresi.

La verità sull'outlook di Apple: crisi dei chip tocca anche gli iPhone

Finora i terminali mobili non avevano sentito il colpo della crisi dei semiconduttori perché giganti come Apple e Samsung Electronics sono abituati a fare ampie scorte dei componenti più critici. "L'industria automobilistica non funziona con la stessa cadenza del business degli smartphone. Hanno percepito l'emergere del problema con maggiore lentezza", ha spiegato alla Cnbc Ben Wood, analista di Ccs Insight. L'automotive usa processori più grandi e datati mentre negli smartphone vengono installati i modelli più recenti. Oltre tutto, sottolinea sempre Wood, aziende come Apple e Samsung acquistano in volumi assai più elevati, il che li rende clienti preferibili per i produttori di chip.

L'automotive ha ridotto la domanda di chip a causa della pandemia

Altro aspetto fondamentale il fatto che le case automobilistiche abbiano ridotto le loro forniture anticipando il crollo della domanda, che c'è stato, a causa della pandemia di coronavirus. I produttori di terminali mobili, nota Syed Alam di Accenture, non sono invece intervenuti sui loro ordinativi. "Alla fine il settore degli smartphone ha beneficiato della capacità extra lasciata dalle aziende automobilistiche, il che ha portato le quattro ruote a sperimentare una carenza di chip quando la domanda di auto è aumentata più velocemente del previsto", ha precisato Alam alla Cnbc.

Ora per l'iPhone cresce la concorrenza sulle forniture di chip

La musica però adesso sta cambiando. "Ora l'automotive e altri settori stanno recuperando terreno e stanno iniziando a recuperare la capacità cui avevano rinunciato, c'è una forte concorrenza nelle forniture di semiconduttori. E questo ha creato una pressione sulla supply chain di processori per gli smartphone", spiega ancora Alam. "Sebbene sia uno dei pezzi grossi che ottengono la massima priorità da parte dei produttori di chip, Apple è vulnerabile alla carenza di semiconduttori come tutti gli altri", sostiene Glenn O'Donnell, vicepresident e research director di Forrester. "Mentre tutti si concentrano sulle Cpu (la fascia alta dei chip), ogni device (iPhone incluso) ne contiene molti di più e senza questi chip di supporto, lo smartphone è praticamente inutile", aggiunge O'Donnell.

(Raffaele Rovati)