Crisi dei semiconduttori e chip: Apple taglia la produzione

Non sarà un bel Natale per gli appassionati della tecnologia. Il colosso americano Apple, infatti, ha annunciato di aver dovuto tagliare la produzione di iPhone 13 a causa della carenza globale di microchip. Le unità tagliate equivalgono a quasi 10 milioni che ha portato a perdite in borsa.

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La tecnologia è un elemento cardine della società a noi contemporanea. Senza di essa risulterebbero impossibili molte delle attività in cui siamo normalmente immersi. Anche il più piccolo prodotto non può essere tralasciato.

Tra gli elementi di cui non possiamo fare a meno, anche dal punto di vista lavorativo, vi è il cellulare. Vi sono, poi, due tipi di consumatori. Quelli che vedono questo oggetto solo come tale, considerandolo utile, e chi, invece, riversa sugli strumenti tecnologici la propria passione.

Quest’ultima categoria, infatti, non vede il cellulare come uno strumento di cui usufruire, ma come un vero e proprio oggetto da collezione, da esibire e di cui essere fieri. Ecco perché capita che persone con scarse capacità tecnologiche e informatiche puntino ugualmente a modelli sempre più recenti di cellulari pur non usufruendo affatto di tutte le loro potenzialità.

Tra le industrie che hanno fatto in modo che il cellulare diventasse un oggetto alla moda da mostrare, pur fornendo un prodotto di estrema qualità, vi è l’azienda americana Apple che con il suo iPhone ha conquistato milioni di utenti. 

Ultimamente, però, sembrano esserci grossi guai in vista per tale colosso. HUFFPOST  , infatti, ci informa di quanto sta avvenendo intorno a questa azienda:

“Il gigante dell’elettronica Apple sarà costretto a tagliare il suo target di produzione per il nuovo iPhone 13, a causa di una carenza globale di chip per computer e di ritardi nelle consegne di alcuni componenti da parte dei fornitori Broadcom e Texas Instruments.”

Una notizia che non farà di certo piacere a tutti gli avventori di un prodotto che nel corso del tempo è divenuto un must non solo per gli imprenditori dei vari settori commerciali, ma anche per tutti i fashion victim.

Apple, dunque, sarà costretta a ridimensionare considerevolmente la propria produzione. Il Sole 24 Ore afferma infatti che verranno tagliate 10 milioni di unità rispetto alla elaborazione del modello di iPhone 13.

In che cosa consiste la crisi dei microchip

Ormai è un dato di fatto. In tutto il mondo si registra un calo di approvvigionamento di microchip. Quella che è scaturita, infatti, è una vera e propria crisi che ha colpito in pieno il mercato tecnologico e informatico.

Questo tipo di crisi non riguarderà solo i mesi finali del 2021, ma sembra che abbia tutta l’intenzione di prolungarsi anche durante il corso del 2022 e, forse, anche oltre. Una notizia che ha messo in crisi numerose aziende, tra cui il colosso americano Apple.

“I fornitori Apple, ovvero Broadcom e Texas Instruments, non riescono a stare al passo con la domanda di semiconduttori, che è sempre più forte «soprattutto in Cina e negli Stati Uniti» ha detto l'analista Dan Ives, che ha presentato una stima più ottimista «Apple sarà a corto di almeno 5 milioni di iPhone 13 per la stagione delle vacanze se la domanda continua a questo ritmo».”

Una crisi, che come si è già detto in precedenza, non ha alcuna intenzione di limitarsi  agli ultimi mesi dell’anno corrente ma anzi, afferma la stessa azienda Texas Instruments, creerà numerosi problemi per le forniture future.

Ma lo scompenso dei semiconduttori, che poi sarebbero gli elementi base con cui si realizzano i chip, non è certamente iniziata ora. Da parecchi mesi, infatti, questo grattacapo sta travolgendo il mondo dell’industria che ne sta pagando in vari modi le conseguenze.

Fino a ora i colossi, comunque, erano riusciti ad arginare tali difficoltà accaparrandosi le risorse provenienti dal mondo asiatico. Ora, però, anche questa soluzione è arrivata al capolinea.

L’importanza dei semiconduttori 

I semiconduttori sono fondamentali per poter permettere il corretto funzionamento di vari tipi di elettrodomestici, dal televisore al frigorifero. L’aumento esponenziale della richiesta di tali elementi ha però messo in crisi questo tipo di settore. 

Una delle cause che ha portato a questa crescita sempre più elevata di elettrodomestici e strumenti informatici è stata anche la pandemia. Quest’ultima, infatti, ha costretto milioni di persone nelle proprie abitazioni e, proprio nelle quattro mura domestiche, si sono svolti lavori e lezioni in modalità smartworking.

“Sul chip crunch pesano due fattori. Il primo è un errore di calcolo: le aziende coinvolte nella produzione, a inizio pandemia, hanno tagliato le previsioni di vendita, dando vita a un effetto boomerang amplificato dalla durata della pandemia stessa e dal ricorso globale allo smartworking.”

Questo modo di agire, però, ha finito per intaccare altri settori che non sono così flessibili. Il mercato asiatico dei microchip, come già detto, è stato prosciugato dalle aziende informatiche che producono principalmente cellulari, tablet e computer. Questo ha causato la crisi in altri tipi di aziende come, per esempio, quelle automobilistiche.

Il taglio deciso da Apple

Pur riuscendo ad accaparrarsi le ultime risorse rimaste, comunque, i fornitori di elettrodomestici e telefonia non sono riusciti a scansare l’orlo della crisi. Ne è un esempio l’azienda Apple che è dovuta scendere a patti con la pecunia di semiconduttori.

A diffondere l’indiscrezione è stata l’agenzia americana Bloomberg. Da quest’ultima, infatti, proverrebbe la notizia che Apple era intenzionata a produrre 90 milioni di iPhone durante gli ultimi mesi di questo anno. La carenza di chip, però, avrebbe costretto il colosso americano a ridurre la produzione di ben 10 milioni di unità.

“L’iPhone 13 è sul mercato da fine settembre, con un prezzo molto elevato: 1.189 euro per il modello base, 1.769 per quello più potente. Le difficoltà produttive hanno portato a un forte ritardo nelle consegne: chi acquista oggi un iPhone 13 in Italia deve aspettare più di un mese per ricevere il telefono.”

Le avvisaglie di possibili problemi di reperimento, però, c’erano già state. Tim Cook, che ricopre il ruolo di amministratore delegato della nota azienda americana, aveva già informato ad agosto che tale carenza avrebbe potuto rappresentare un serio problema.  Tutto ciò, infatti, lo aveva esposto durante la presentazione dei conti trimestrali del colosso per cui lavora.

Meno merci in commercio

Come si è già detto, tale problematica non ha colpito semplicemente i grandi produttori che, anzi, rispetto ai piccoli concorrenti sono riusciti ugualmente ad accaparrarsi le risorse utili per portare buoni risultati a casa a fine anno.

Questa vicenda ha destato non poche preoccupazioni, specialmente negli Stati Uniti dove persino il presidente si è espresso in merito alla situazione affermando che, per questo Natale, saranno in molti a non poter avere ciò che desiderano.

A causa di tutto ciò le quotazioni in borsa della Apple e di altre aziende sono andate a decrescere. Per esempio, infatti, il giorno della notizia della produzione inferiore rispetto al programma stabilito, la Apple ha perso l’1,2%, mentre il colosso dei semiconduttori Stm ha visto i propri introiti calare del ben 1,48%.

La fine della pandemia ha causato non pochi problemi al settore tecnologico. Tra le varie difficoltà vi è, oltre alla carenza di microchip, anche la carenza di energia elettrica e le numerose vicissitudini del mondo dei trasporti, specie quello dei grandi mezzi stradali. Tutto ciò, poi, si è riversato su altri settori quale quello automobilistico che si è visto togliere tutti i semiconduttori da parte del mondo informatico.

Nel mondo automobilistico, infatti, la reazione è stata quella del ridimensionamento del volume della produzione delle autovetture. I semiconduttori, invero, sono essenziali per le auto moderne. Essi sono quelli che fanno funzionare correttamente i sistemi di bordo con l’elettronica.

Un problema globale

La nuova sfaccettatura economica odierna, la pandemia in cui ci siamo trovati immersi e l’incapacità di alcuni di fare corrette previsioni, hanno portato alla situazione attuale in cui molti settori soffrono per la mancanza dei semiconduttori.

Non solo Apple, quindi, ma sono state diverse le aziende e i settori che sono stati costretti a ridimensionare i propri obbiettivi andando incontro a una notevole perdita economica. Il mondo automobilistico, gli impianti industriali e l’ambito tecnologico sono stati colpiti tutti in maniera diversa, ma ugualmente complessa.

“Le stime più recenti ipotizzano che il mercato globale dei chip viaggi attorno ai 439 miliardi di dollari. Taiwan guida l’industria dei semiconduttori con il 63% della produzione globale ed è seguita dalla Corea del Sud, con il 18%, e dalla Cina al 6%. Solo restante 13% della produzione di chip ha luogo in altre aree del mondo.” 

Ed è proprio dall’universo asiatico che sono giunti i semiconduttori utilizzati fino a questo momento dalle varie catene di produzione. A proposito di ciò, il Senato americano, lo scorso giugno, ha fatto in modo di approvare un provvedimento denominato ’U.S. Innovation and Competition Act.

Quest’ultimo ha stanziato la bellezza di 52 miliardi di dollari per rendere molto più competitivo il mercato statunitense e cercare di arginare l’enorme potere economico dei paesi asiatici, in particolare la Cina.

Le decisioni prese per ripartire con la produzione di semiconduttori

Gli Stati Uniti d’America, però, non sono sicuramente gli unici che hanno deciso di mettersi in moto per riportare la produzione di microchip a livelli ottimali. L’azienda Intel, per esempio, ha deciso di mettere in moto la propria macchina di finanziamenti in Europa. Si parla, infatti, di ben 95 miliardi di dollari che verranno inseriti nel mercato del vecchio continente.

Tutto ciò è estremamente necessario se non si vuole una diminuzione drastica delle produzioni a vasti livelli. Infatti, la carenza di semiconduttori ha rallentato anche la realizzazione degli smartphone 5G e di molti altri prodotti che avrebbero dovuto invadere il mercato globale.

Un problema che investirà probabilmente l’intero anno che verrà e, forse, anche l’inizio di quello successivo. Non resta che aspettare le mosse delle grandi aziende produttrici, ma anche quelle dei vari governi sparsi per il mono. Gli Stati Uniti, infatti, non saranno gli unici che si muoveranno in cerca di una soluzione adeguata.