Anche chi non è particolarmente efferato nel profondo mondo della tecnologia, non può non aver sentito parlare di blockchain. Negli ultimi anni questa particolare tecnologia è onnipresente e se anche se non si fosse mai sentita questa particolare parola, sicuramente si è sentito parlare di loro, le criptovalute.

Nel 2022 sembra imprescindibile che ognuno debba avere il proprio serbatoio di criptovalute e investire. Poche manciate di euro che sono diventate migliaia, se non milioni, nel giro di pochi anni sono un sogno che fa gola a tanti.

Però, prima di immergerci in questo mondo, tanto stimolante quanto complicato ed infido, non sarebbe forse meglio conoscerne almeno le basi?

In quest'articolo cerchiamo di partire dalle origini vere e proprie e, anziché parlare di bitcoin parliamo della tecnologia sui essi si basano, e lo faremo nel modo più semplice possibile.

Parleremo non soltanto di cosa sia ma anche delle origini e di perché sia oggi così importante. Sarà un viaggio a bordo di un treno dal quale nessuno vorrà scendere.

Partiamo dall'inizio: cos'è la blockchain?

Innanzitutto la parola stessa, blockchain. Significa letteralmente "catena a blocchi".

Per definirla, Wikipedia scrive così:

È definita come un registro digitale le cui voci sono raggruppate in "blocchi", concatenati in ordine cronologico, e la cui integrità è garantita dall'uso della crittografia.

Se questa "catena", ovvero questa struttura di dati può ingigantirsi nel tempo, e dunque arricchirsi di nuovi dati, in realtà essa è definita come immutabile. Una volta scritta ed una volta identificate le norme, essa non può più essere modificata.

La cosa principale da capire è che ognuno dei "nodi" di questa catena è essenziale all'altro ma in realtà ognuno di essi è anche indipendente, per così dire, dall'altro. Anche se venisse aggiunto un nuovo nodo alla catena, non vi è pericolo che quest'ultimo modifichi i dati dei precedenti nodi in virtù di quell'insieme di norme immutabili di poc'anzi.

Ci sono diverse caratteristiche che accomunano tutto ciò che viene sviluppato grazie alla tecnologia blockchain, prima fra tutte la digitalizzazione. Poi la decentralizzazione in quanto, come detto, le informazioni sono distribuite tra i diversi nodi senza che i nodi debbano sapere gli uni degli altri.

A seguire, la tracciabilità di ogni trasferimento, la disintermediazione che consente le diverse transazioni senza il supporto di enti fidati esterni, la trasparenza e verificabilità. Infine, l'immutabilità del registro che, come anticipato, non può essere modificato senza il consenso di tutti i nodi della rete, e la possibilità di programmare i trasferimenti che possono essere effettuati in particolari condizioni.

In sintesi, la tecnologia blockchain può essere spiegata come una catena in cui i vari blocchi contengono le informazioni e il consenso, per un'eventuale modifica, è distribuita in modo uguale tra tutti i nodi facenti parte della rete.

Breve storia della blockchain

Come si è arrivati ad inventare la tecnologia blockchain?

Come sappiamo, la prima tecnologia fu inventata nel 2008 ad opera di un tale dallo pseudonimo di Satoshi Nakamoto (più probabilmente un gruppo di persone).

L'idea era quella di creare una moneta virtuale che non soggiacesse alle regole governative ma che fosse semplicemente al servizio degli algoritmi. Si trattò quasi di una dichiarazione di guerra al sistema delle banche, in quel periodo già fortemente in crisi.

Nel 2009 la tecnologia fu poi aggiornata in modo da diventare proprio la base per i nascenti bitcoin, la prima criptovaluta. Risale proprio al 2009 il primo acquisto tramite bitcoin: una pizza comprata proprio da Nakamoto.

Circa 10 anni fa, però, nonostante il grande successo, il bitcoin iniziò ad essere presto associato al mondo dell'illegalità e dunque, nonostante il forte potere innovativo, venne essenzialmente trascurato dai grandi player mondiali.

Nel 2014 si ebbe un primo momento di svolta ed è qui che inizia la storia vera e propria della blockchain: è infatti il momento in cui si sposta l'attenzione dai famigerati bitcoin alla più interessante tecnologia dietro di essi, ovvero la blockchain. Anche qui le strade si dividono tra chi pensa che la blockchain sia utile solo al mondo delle criptovalute e chi invece pensa che possano avere un legame più esteso con la realtà ed avere un più ampio settore di applicazione.

A metà degli Anni Dieci si transita da un dilagante entusiasmo verso questa tecnologia ad un atteggiamento più guardingo, scatenato soprattutto dall'estrema volatilità delle criptovalute che genera problemi ben più complessi (parliamo di speculazione). Insomma, nonostante le grandi promesse fatte sembrava che la tecnologia blockchain non fosse in grado di soddisfarle tutte.

In più si inizia a capire una cosa fondamentale. L'estrazione dei bitcoin (detta mining) richiede un dispendio enorme di energia che nessuno sul pianeta è in grado di soddisfare completamente.

Nonostante ciò, tuttora la tecnologia blockchain riscuote grande interesse non solo tra le aziende ma anche tra gli Stati e i privati cittadini.

Le applicazioni pratiche della blockchain

Quanto detto sinora sembra non avere molta attinenza con il mondo reale e concreto. Quali sono dunque le implicazioni pratiche della tecnologia blockchain?

Una di esse l'abbiamo già detta e sono le criptovalute, delle quali i bitocin sono soltanto il primo esempio, ma certamente non si tratta della sola.

Il mondo della blockchain è un mondo che si può definire quasi rivoluzionario.

Se si pensa alle caratteristiche fondamentali di questo sistema, quelle che abbiamo elencato all'inizio dell'articolo, si possono subire interiorizzare alcuni aspetti:

  • gli oggetti tecnologici interagiranno sempre di più tra di loro e con l'essere umano. Saranno sempre più complessi ed intelligenti;
  • questo mondo risolve anche un grosso problema di sicurezza. Se tutto è digitalizzato verrebbe da pensare che basti l'arrivo di un potente hacker per smantellare un mondo così faticosamente creato: e invece no, per quanto detto sopra. Tutti gli anelli della catena devono dare l'autorizzazione ad eventuali modifiche e c'è un sistema di controllo non indifferente.
  • l'assenza di intermediari che rende la catena praticamente autogestita fa in modo che si instauri una fiducia tra le parti ed elimina il rischio di corruzione. I sistemi di commissione risultano quindi obsoleti.
  • senza contare, infine, che ogni utente è realmente parte del sistema e, tramite un suo "avatar" potrà custodire e gestire dati. 

Blockchain, NFT e bitcoin

Di NFT e bitcoin parleremo sicuramente in modo più esteso nei prossimi articoli.

Queste parole, che per i più hanno un significato piuttosto sfuggente, dominano però TG e notiziari.

Come già anticipato, il miglior modo per definire i bitcoin è dire che sono un tipo di criptovaluta, ovvero "Moneta digitale". Da quel lontano 2008 ne sono state create di vario tipo. Alcune sono addirittura divenute note come le "meme coin", come gli Shiba inu Coin o i Doge Coin, non particolarmente apprezzate per il loro repentino ed incontrollabile fluttuare.

Ciò che possono fare i possessori di moneta digitale è lo scambio, dunque non la vendita. Ai bitcoin, e alle altre criptovalute, infatti, viene attribuito un certo valore. Ogni criptovaluta avrà il proprio valore e quando ci si apre allo scambio con le altre criptovalute ci sono delle differenze. Quindi chi possiede la criptovaluta che in quel momento ha il maggior valore potrà fare gli scambi più vantaggiosi. Ovviamente possono essere anche venduti e chi lo fa, abbiamo sentito tante storie in passato, ha ottenuto dei ricavi stellari.

L'essenziale da cogliere è che la moneta digitale è indefinitamente replicabile. Si tratta della base su cui si fonda la loro tecnologia.

Non così per i famosi NFT, i "Non fungible token". Chi infatti riesce ad acquistare un NFT acquista con esso il diritto alla non replicabilità e possiede, a tutti gli effetti, un oggetto digitale unico.

Ciò che garantisce la non replicabilità di quest'oggetto digitale è un semplice codice a 256 bit che ne protegge le informazioni.

Gli NFT tra di loro, a differenza delle criptovalute di una stessa famiglia, dunque, non hanno assolutamente lo stesso valore.

Nel nostro ultimo paragrafo cerchiamo di capire se questa realtà, a tratti così lontana, sia invece arrivata anche alla soglia delle nostre case.

La diffusione della blockchain in Italia

Come detto in apertura, mentre il mondo delle criptovalute affascina un po' tutti ma è visto come incontrollabile e quindi pericoloso, la blockchain invece è sotto gli occhi di tutti, governi ed aziende compresi.

Tutto ciò ha fatto in modo che molti fossero i progetti messi in campo pur di utilizzare nel modo migliore tale impressionante tecnologia.

A tal proposito citiamo osservatori.net:

Anche in Italia le aziende si stanno concentrando prevalentemente sull’avvio di progetti operativi. Tuttavia, nel 2020 gli investimenti in Blockchain e Distributed Ledger da parte delle aziende italiane hanno subìto un calo del 23%.

Naturalmente questo trend in discesa è partito dal periodo di difficoltà che stiamo attraversando a causa della pandemia, che ha sostanzialmente interrotto i progetti nascenti.

Ad ogni buon conto, stupirà sapere che l'Italia non si posiziona affatto male nella classifica degli Stati più interessati alla blockchain (dati basati sull'uso della tecnologia applicata a progetti reali): infatti, stando sempre ai dati forniti dal medesimo sito, l'Italia si trova tra i primi 10 Paesi al mondo ad avere in piedi dei progetti tra il 2016 ed il 2020.

Come anticipato nelle righe addietro, i progetti che prendono vita assumono essi stessi la forma della catena sopra descritta. Senza la necessità di alcun tipo di intermediario, ciò che prende vita nell'analisi di questa "catena a blocchi" è infatti un insieme di applicazioni che prende il nome di "Ecosistema blockchain", dove tutti i partecipanti possono interagire secondo le regole proprie della blockchain.

Un nuovo modo di vedere le cose ed interagire di cui sicuramente continueremo a parlare nei prossimi anni.

Allora, vogliamo scendere da questo treno o continuare a correre?