Ai tempi del secondo governo Giuseppe Conte, tra le varie misure proposte da quel Consiglio dei Ministri, venne anche annunciato il cosiddetto voucher per la banda larga, meglio noto a tutti con il nome di bonus computer. Il MISE, Ministero dello Sviluppo Economico, lanciò l'iniziativa lo scorso novembre, inserendola in un iter programmatico che avrebbe dovuto portare a una maggiore diffusione della banda larga nel nostro Paese

Quel governo, puntava molto su internet veloce. Nobilissima intenzione dal momento che in Italia esiste un problema di connessione lenta - ormai da troppo tempo - e che eravamo nel pieno di un'emergenza pandemica che ci aveva costretti alla didattica a distanza. Eppure il bonus computer non è mai davvero decollato, anzi ha mostrato fin da subito numerosi punti deboli che ne hanno minato esistenza e successo. Come denuncia Tom's Hardware basandosi su un'indagine di consumo, la misura è stata un vero e proprio fallimento.

Il bonus computer

Inquadriamo subito l'iniziativa. Inizialmente, per poter usufruire del voucher - nome che d'ora in avanti alterneremo a quello di bonus computer descrivendo entrambi la stessa iniziativa - era necessario sottoscrivere un contratto internet ad alta velocità

Occorreva farlo rigorosamente con uno degli ISP (Internet Service Provider, ovvero le compagnie autorizzate a offrire contratti per accedere alla rete) attivi in Italia. Questi, da parte loro, avrebbero dovuto conformare la loro offerta a dei rigidi parametri, volti a tutelare i diritti dei consumatori. Il discorso era valido sia per le proposte hardware che per quelle software.

Gli operatori telefonici - i quali, come sappiamo, in Italia forniscono anche i servizi di rete - non hanno mai visto di buon occhio tali parametri. In contemporanea all'annuncio della misura, i paletti imposti dal governo alle aziende che gestiscono internet in Italia sono stati rivisti, proprio per andare incontro agli operatori. I parametri attualmente in vigore sono quelli del bonus computer ufficialmente annunciato lo scorso 23 novembre.

Specifiche tecnologiche da rispettare

Di stilare quali requisiti hardware fossero indispensabili, affinché un determinato tablet o PC potesse essere venduto all'interno dell'offerta legata al bonus computer, si occupò Infratel. Questa è una società interna al MISE la quale stabilì regole piuttosto rigide. Per tal motivo, pressoché ogni operatore di rete trovò problemi all'atto di reperire prodotti che potessero accontentare le indicazioni specifiche date. Si sollevò un polverone polemico contro il Ministero e, in conseguenza di ciò, il dicastero fu costretto a rivedere le sue indicazioni.

Fu infatti giudicato davvero difficile, se non impossibile, riuscire a procurarsi prodotti compatibili all'interno delle fasce di prezzo stabilite. L'unica compagnia che non ha manifestato il problema è stata TIM, la quale all'epoca aveva già contratti per prodotti rientranti nei parametri richiesti.

Parametri restrittivi

Le modifiche chieste e ottenute dagli operatori riguardano dapprima la camera. Infratel richiedeva che ogni videocamera avesse una potenza di 8 megapixel nativa. Ora basterà raggiungerli grazie ad una webcam esterna, la quale potrà essere messa in vendita assieme al device. Lo stesso discorso vale per la batteria. La richiesta minima di 6000 mAh inizialmente messa nero su bianco ora potrà essere raggiunta sfruttando un powerbank.

Altri requisiti, sulla carta meno impegnativi, sono la presenza di un display con risoluzione minima HD (1366x768) su una diagonale di partenza che deve misurare 14 pollici - per un PC - e uno schermo FullHD (1920x1080) su diagonale di almeno 10 pollici per un tablet. La memoria di sistema RAM deve avere capienza di almeno 8 gb per i computer e 4 gb per i tablet.

Per quanto riguarda la CPU - central processing unit, il processore centrale - occorre come minimo una quad-core con una frequenza di almeno 2 GHz; le specifiche consentono anche processori a 8 core che abbiano almeno una frequenza di 1,6 GHz. Per quanto riguarda la memoria interna si parte da 64 gb per un tablet e 256 gb su SSD o disco rigido per i PC

Le limitazioni appaiono effettivamente un pò restrittive - per quanto neppure eccessivamente - ma erano state prese, con ogni probabilità, per evitare che il bonus computer diventasse poco di più di un'opportunità per svuotare i magazzini di prodotti obsoleti, i quali altrimenti sarebbero stati venduti a fatica.

Com'è andata l'operazione bonus computer?

Risposta secca alla domanda che apre il paragrafo: non molto bene. A circa 6 mesi dal lancio, infatti, i risultati ottenuti dal bonus computer non appaiono troppo incoraggianti

https://twitter.com/Mondo3/status/1390010939957817346?s=20

L'associazione Consumerismo No Profit - un insieme di professionalità provenienti da istituzioni, mondo del lavoro e appunto no profit - lo ha affermato senza mezzi termini. Essa è piuttosto attendibile in quanto slegata dal governo e dalla categoria degli operatori. Essa opera infatti indipendentemente per tutelare quanto meglio possibile il consumatore italiano, secondo un modello tipicamente anglosassone, per intenderci. Come ha spiegato Luigi Gabriele, presidente di Consumerismo:

"Il bonus computer si è rivelato un fallimento totale, anche a causa di condizioni proibitive e vincoli eccessivi imposti dal governo e dagli operatori telefonici. Dei 200 milioni di euro stanziati per destinare 500 euro di incentivo per l'acquisto di pc e tablet alle famiglie con ISEE inferiore a 20mila euro, solo 66,9 milioni di euro sono stati ad oggi spesi dagli utenti. [...] Rimangono 120 milioni di euro giacenti, ancora inutilizzati."

Numeri fallimentari

Consumerismo riporta anche i numeri relativi al bonus computer e le cifre sembrano davvero dar ragione all'associazione. Solo il 33,5% della somma prevista è stato realmente utilizzato. A questo va aggiunto una parte minima - poco meno di 13 milioni di euro, circa il 6,5% del totale - che è stato prenotato per essere utilizzato da famiglie che possono ricorrere all'aiuto. Il restante 60% della cifra stanziata non è, ad oggi, stato richiesto in alcun modo

Le ragioni del fallimento di questo voucher banda larga non sarebbero ascrivibili soltanto al governo. Sebbene Consumerismo muova proprio da questo ragionamento, sottolineando come la scelta dell'esecutivo di blindare il bonus, legandolo all'attivazione di una connessione internet a banda ultra-larga, non sia stata troppo efficace, vanno considerate altre due criticità che hanno minato il successo di questa iniziativa.

La prima è quella di cui abbiamo scritto già diffusamente: l'aver lasciato nelle mani di Infratel l'ampio potere di scegliere le due chiavi di volta dell'iniziativa: requisiti e operatori. La seconda e - forse - principale, è quella legata al fatto che le condizioni poste dagli ISP non siano state abbastanza attraenti per il consumatore. Egli, infatti, ha ampiamente snobbato il bonus computer, pur avendone in numerosi casi diritto.

Una misura da rivedere per scongiurare il flop

L'indagine portata avanti da Consumerismo No Profit mette a nudo un insuccesso piuttosto considerevole. La fotografia è, come abbiamo visto, quella di un bonus computer che ha fatto fiasco in maniera netta. Ciò non significa necessariamente che l'iniziativa debba sparire e finire nel dimenticatoio. È infatti possibile prendere adeguate contromisure e revisionarne parametri e caratteristiche. 

L'accessibilità di internet in Italia è infatti un'annosa questione nel nostro Paese. Sappiamo da tempo che le condizioni per accedere alla rete, nella nostra penisola, non siano esattamente al passo con i tempi. L'obiettivo di aiutare il consumatore a migliorare la propria connessione, arrivando a disporre di un access point più rapido e veloce, contribuendo a ridurre quella barriera che si chiama digital divide, è molto importante nel nostro tempo. Internet è infatti ormai pressoché indispensabile nella vita di chiunque. Occorre però saperlo utilizzare e poterlo fare agilmente, in scioltezza e fluidità d'operazione.

Il bonus computer può svolgere un ruolo importante in questa missione; deve però essere davvero un aiuto e non una potenziale complicazione. Riscriverlo secondo regole chiare, comprensibile, intuitive ed accessibili può essere la chiave, in questa operazione.