Big Tech sempre più nel mirino. Ormai non passa giorno senza che da qualche parte del mondo non arrivi un colpo contro Apple, Amazon.com, Alphabet (Google) e Facebook. A ragione considerate dominanti, monopoliste, anticoncorrenziali visto le loro politiche di acquisizioni, le loro pratiche commerciali, il loro controllo su molti dei principali segmenti della tecnologia. Ultimo fronte è quello degli assistenti vocali: Siri, di Apple (anche se a svilupparlo non è stata Cupertino bensì una costola della Stanford University), Alexa (creato da Amazon prendendo come ispirazione niente meno che il computer di bordo dell'Enterprise di Star Trek) e Google Assistant. E la Commissione europea ha sollevato timori circa possibili pratiche concorrenziali da parte dei tre colossi Usa.

Siri, Alexa o Google Assistant anticoncorrenziali per la Ue

Anche se in apparenza sembrerebbe un segmento residuale, stiamo parlando di un mercato che oggi conta già 4,2 miliardi di device connessi e che, secondo Statista, potrebbe raddoppiare a 8,4 miliardi per il 2024. Mercato finito sotto la lente di Bruxelles nell'estate 2020. In questi giorni la Commissione europea ha pubblicato il suo rapporto preliminare relativo all'indagine sul settore consumer dell'Internet of Things che comprende, oltre agli assistenti vocali, i cosiddetti wearable (i terminali indossabili come l'Apple Watch) ma anche tutti gli strumenti della casa intelligente (elettrodomestici connessi, smart tv, sistemi di illuminazione). Settore che complessivamente nella Ue valeva 107,2 miliardi di euro di ricavi nel 2019 e che è stimato possa sfondare quota 400 miliardi nel 2030.

Big Tech controllano anche il mercato degli assistenti vocali

"Abbiamo visto indicazioni che alcune pratiche che conosciamo troppo bene possono portare all'emergere di gatekeeper", ha dichiarato Margrethe Vestager, commissaria europea alla Concorrenza. "E dai risultati preliminari sembra che le nostre preoccupazioni siano condivise da molti", ha sottolineato, aggiungendo però che è troppo presto per parlare di cause contro singole società. Dopo la consultazione di 200 società (dalle grandi alle start-up, in Europa ma anche in Usa e Asia), che è alla base del rapporto preliminare, ne parte ora una pubblica che si concluderà con l'inizio di settembre. Bruxelles, da parte sua, prevede di pubblicare la sua relazione finale per la prima metà del 2022.

Bruxelles attacca le Big Tech anche per gli assistenti vocali

Intanto il rapporto preliminare ha già evidenziato criticità. Tra queste l'impossibilità per i produttori di dispositivi intelligenti di installare un secondo assistente vocale su un device. E ancora il fatto che le Big Tech prevedano impostazioni predefinite sui loro dispositivi, limitando così la concorrenza. Timori riguardano anche l'uso dei dati raccolti dai sistemi e la mancanza di interoperabilità tra i diversi assistenti vocali. Unica a commentare a Reuters è stata Amazon. "Non ci sarà e non dovrebbe esserci un vincitore. Oggi Alexa è compatibile con oltre 140.000 prodotti per la smart home e rendiamo facile per i produttori integrare Alexa direttamente nei loro device", ha dichiarato un portavoce del colosso dell'e-commerce.

(Raffaele Rovati)