Netflix è buy o no? Alla fine neppure gli investitori riescono a farsi un'idea sulle prospettive del pioniere dello streaming video, che martedì, a mercati chiusi, ha comunicato risultati per il secondo trimestre che segnano la peggiore performance di sempre in termini di nuovi abbonati. Nei tre mesi Netflix ha conquistato 1,54 milioni di nuovi utenti paganti, crescita più bassa mai registrata ma superiore agli 1,15 milioni del consensus di FactSet. La crescita è arrivata tutta dalle attività internazionali, visto che in patria (Usa e Canada) l'azienda di Los Gatos ha segnato un declino, il secondo della sua storia. Prospettive incerte che si riflettono sull'andamento del titolo: Netflix ha chiuso in calo dello 0,23% martedì al Nasdaq, per poi toccare a caldo un crollo del 3% nel mercato esteso. Crollo che successivamente è stato azzerato, con il titolo che scambiava in progresso, per quanto moderato.

Netflix ancora buy dopo peggiore risultato di sempre per utenti?

Netflix, che è in rialzo di un modesto 1,56% al Nasdaq da inizio anno, è vittima di quella che in molti già chiamano la subscription fatigue? La "stanchezza da abbonamento" è l'altra faccia della medaglia del boom registrato durante i tempi più bui della pandemia (in pieno lockdown, nel secondo trimestre 2020 i nuovi abbonati di Netflix erano stati superiori a 10 milioni). E riguarda non solo Netflix: anche Disney+, per esempio, ha frenato e non poco la sua corsa. D'altronde oggi il mercato è terribilmente saturo. Grazie al suo ruolo di pioniere Netflix ha potuto godere di una lunga cavalcata solitaria. Oggi non più. Tutti i principali broadcaster (pubblici e privati) hanno messo online le loro piattaforme di streaming. Disney+, Apple Tv+, Hulu, Prime Video di Amazon.com, Hbo e Discovery: il plotone dei "nemici" di Netflix continua a crescere. Senza dimenticare un esercito di servizi specialistici: dal cinema di qualità (cinema d'essai si diceva un tempo) di Mubi, ai reality di Hayu, ai documentari di Curiosity Stream.

Netflix resta vittima della subscription fatigue post Covid-19

Nonostante gli aspetti negativi della crisi del Covid-19 (soprattutto in termini di produzione di contenuti) i conti di Netflix rimangono solidi. Nel trimestre i ricavi sono saliti del 19,4% annuo a 7,34 miliardi di dollari, contro i 7,32 miliardi del consensus di FactSet. Risultato, però, che è stato ottenuto soprattutto con l'aumento dei prezzi degli abbonamenti. I profitti si sono attestati a 2,97 dollari per azione, quasi il doppio rispetto agli 1,59 dollari di un anno prima ma sotto ai 3,18 dollari stimati dagli analisti. Quali prospettive dunque per Netflix e per il settore? Intanto l'azienda californiana si attende una ripresa per l'attuale trimestre, con 3,5 milioni di nuovi abbonati che sono comunque significativamente meno rispetto ai 5,5 milioni del consensus di FactSet. Poi c'è la scommessa sui videogiochi.

Sarà il gaming a ridare il buy a Netflix? Scommessa rischiosa

Netflix ha confermato di fare sul serio per portare nella sua piattaforma di streaming anche il gaming. In questo caso, però, nessun ruolo da pioniere visto che il mercato è già decisamente affollato. Benjamin Swinburne, analista di Morgan Stanley citato da Market Watch, ricorda proprio la mancanza di successo (se proprio non li si vuole chiamare fallimenti) che altre piattaforme di tecnologia consumer decisamente più grandi di Netflix hanno avuto nonostante sforzi e investimenti significativi. "Per avere successo nel gaming sarà necessario un significativo cambiamento di risorse e priorità per l'azienda", nota Swinburne, riferendosi in particolare a Google e Amazon con le loro piattaforme Stadia e Luna. La cui espansione, finora, è rimasta solo nei desideri del management, per "mancanza di offerte di contenuti unici e limitazioni tecnologiche".

(Raffaele Rovati)