L'obiettivo della Cina era stato già chiarito in marzo, in occasione dell'annuale assemblea del Partito comunista. Pechino vuole diventare una superpotenza, e questo già si sapeva, ma vuole essere una superpotenza tecnologica autosufficiente. La guerra commerciale di Donald Trump e la crisi dei chip non hanno fatto che confermare l'esigenza cinese di liberarsi dalla dipendenza dell'Occidente. E per farlo ha bisogno di tutti i suoi colossi, da quelli del Web come Alibaba Group Holding e Tencent Holdings, all'Apple cinese Xiaomi.

Cina sarà superpotenza tecnologica grazie anche ai chip di Alibaba

In questi giorni l'obiettivo di Pechino è stato declinato con maggiori dettagli dal ministero di Industria e Information Technology che, riporta l'agenzia stampa ufficiale Xinhua, ha illustrato piani che prevedono che per il 2025 il 70% della capacità produttiva del Paese sia digitalizzata e connessa. Parola d'ordine è smart manufacturing. Il passo successivo è avere la digitalizzazione e il collegamento in network del 100% delle aziende cinesi sopra una determinata dimensione.

Dopo crisi chip la Cina accelera su autosufficienza tecnologica

Di fatto la carenza di chip ha caratterizzato tutto il 2021, effetto collaterale della pandemia di coronavirus, e ha colpito in modo particolarmente duro il settore dell'auto tanto che neppure la Cina è riuscita a evitare l'impatto. Perché questo non succeda mai più Pechino chiama in causa direttamente Alibaba, la cui divisione T-Head, nata tre anni fa, è già attiva nello sviluppo di processori per ora utilizzati solo nei server del business del cloud della stessa Alibaba. Le autorità, però, chiedono uno sforzo maggiore. Come lo chiedono a Tencent e Xiaomi.

Per la Cina l'indipendenza potrebbe rivelarsi una costosa chimera

E tutti i big si preparano a investire miliardi di dollari per lo sviluppo di semiconduttori potenti e veloci che possano sostenere la digitalizzazione della Cina guardando anche agli obiettivi in termini di energia pulita. Come nota Ap, però, l'obiettivo di Pechino potrebbe rivelarsi una costosa chimera. Nonostante gli investimenti senza pari che lo Stato cinese può garantire i produttori di chip e non solo farebbero fatica a competere se si staccassero dai fornitori globali di componenti e tecnologie avanzate. Strada che nessun altro Paese sta perseguendo. Neppure i protezionisti Usa. "È difficile immaginare che un Paese possa ricostruire tutto questo e disporre della migliore tecnologia", sottolinea Peter Hanbury, che per Bain & Co. si occupa di Telecommunications, Media & Technology. (Raffaele Rovati)