“AstraZeneca ha approvato il suo primo grosso affare nel campo dell’RNA, firmando la sua collaborazione con VaxEquity per creare nuove terapie che utilizzino la tecnologie che si è rivelata vincente per prima contro il Covid-19.” 

Così si apre l’articolo del Financial Times riguardo il patto fra AstraZeneca, conosciuta per il suo vaccino contro il Covid, e VaxEquity, la sezione dell’Imperial College of London.   

La nuova collaborazione per il farmaceutico 

AstraZeneca ha dichiarato recentemente l’intento di investire nello spin-off dell’Imperial College of London, VaxEquity. L’investimento verrà accompagnato dalla costruzione di un impianto di produzione da oltre 310 milioni di euro in Irlanda.  

Il progetto di edificazione è stato confermato separatamente rispetto all’annuncio dell’affare da 168 milioni che vedrà protagoniste la multinazionale biofarmaceutica e VaxEquity. La partnership strategica di ricerca guarda al lungo termine con obbiettivi ben delineati. Primi nella lista, ottimizzare e convalidare la piattaforma di RNA autoreplicante di VaxEquity e applicarlo a metodi terapeutici avanzati ed innovativi.  

AstraZeneca si impegnerà a sostenere VaxEquity finanziando gli sforzi di ricerca e di sviluppo, mentre, se AstraZeneca dovesse approvare e far avanzare uno dei progetti nella sua catena di produzione, VaxEquity riceverebbe risorse per un totale di quasi 170 milioni di euro per singolo programma.  

AstraZeneca ha la possibilità di collaborare con VaxEquity per almeno 26 bersagli farmacologici (drug targets) e investirà anche nelle successive azioni di miglioramento della piattaforma RNA. 

La professoressa Alice Gast, presidente of Imperial College London, ha detto:  

“Sono molto orgogliosa del lavoro dei miei colleghi nella pionieristica tecnologia dell’RNA autoreplicante. Questa partnership aiuterà a far capire al mondo la nostra ambizione nel costruire un’eredità indelebile che la nostra istituzione (l’Imperial College of London) ha lasciato nelle scoperte scientifiche del periodo di questa pandemia.”  

VaxEquity è stata fondata nel 2020 dall’Imperial College London e da Morningside, un gruppo che investe private equity e venture capital nel settore della scienza e della tecnologia con l’obbiettivo della responsabilità sociale. Il progetto di VaxEquity si posava sui concetti dell’innovativo RNA autoreplicante (saRNA) sviluppato dal professor Robin Shattock e i suoi colleghi dell’Imperial College.   

Cosa è il saRNA e come influenzerà il settore farmaceutico? 

L’saRNA è una piattaforma di sviluppo per farmaci e vaccini che utilizza un meccanismo simile a quello del mRNA, l’acido ribonucleico messaggero, prodotto naturalmente dall’organismo umano e utilizzato per comunicare informazioni al corpo riguardo un virus e permettendogli di creare proteine virali, riconosciute poi estranee e quindi utili a preparare il corpo a combattere il virus.  

La differenza dell’saRNA è che ha la capacità di autoreplicarsi e quindi trasmettere le informazioni più a lungo. Il corpo produce dunque più proteine di quelle che produrrebbe con una dose di un normale vaccino. Questo si traduce in una possibilità di somministrare i vaccini basati sull’saRNA in concentrazioni inferiori rispetto a quelli con mRNA.  

Questa possibilità potrebbe portare a dosi meno frequenti o a concentrazione inferiore per vaccino e conseguentemente a costi minori e ad una gamma di applicazione delle terapie molto più ampia.  

La piattaforma saRNA punta a sostenere le nuove generazioni di medicinali basati sull’RNA, non solo vaccini ma anche altre tipologie di terapia. Mene Pangalos, vicepresidente esecutivo alla BioPharmaceuticals R&D, dichiara infatti: 

“Questa collaborazione con VaxEquity aggiunge una nuova piattaforma promettente al set di strumenti messi a nostra disposizione per lo sviluppo di nuovi medicinali. Crediamo che l’RNA auto-ampliante, una volta ottimizzato, renderà possibile di aprire nuove vie in tutte le nostre aree di interesse terapeutico, non accessibili alle scoperte farmaceutiche tradizionali.” 

La corsa alle piattaforme RNA delle compagnie farmaceutiche 

Altre compagnie farmaceutiche, come la francese Sanofi e la britannica GlaxoSmithKline, hanno cominciato anche loro a cercare investimenti nelle piattaforme RNA, soprattutto dopo il successo dei vaccini sviluppati da BioNTech, Pfizer e Moderna contro il Covid-19. Queste aziende sono guidate dall’ambizione di creare vaccini anche per altre malattie infettive e, un giorno, riuscire a trattare il cancro.  

Sanofi ha infatti annullato gli ultimi step necessari per lanciare e portare sul mercato il vaccino a base di proteine ricombinanti che avevano annunciato sarebbe stato pronto per la fine del dicembre 2021. Le azioni per sviluppare e portare a termine il composto per prevenire la variante SARS-CoV-2. 

Le prime fasi della sperimentazione per il vaccino a RNA messaggero sembravano aver riportato risultati positivi ma l’iniziativa, hanno dichiarato, sarebbe arrivata troppo tardi sul mercato e quindi sarebbe stata superflua.  

L’azienda aveva però fatto sapere alla stampa che in uno studio per testare gli effetti del suo vaccino erano stati raggiunti risultati più che positivi. La sieroconversione anticorpale neutralizzante oscillava tra il 91 e il 100% e aveva un profilo di alta tollerabilità.  

Anche l’Imperial College l’hanno scorso aveva provato a sua volta ad utilizzare l’RNA autoreplicante per creare il suo proprio vaccino per il Covid, ma man mano che gli altri vaccini ottenevano consenso, aveva cambiato direzione per sviluppare vaccini per eventuali varianti o richiami.  

Alla lista si aggiunge anche la tedesca CureVac che ha abbandonato il suo primo candidato per il vaccino anti-Coronavirus per focalizzarsi maggiormente sull’offerta della GlaxoSmithKline (GSK), un vaccino di seconda generazione.  

Il direttivo dell’azienda (CureVac) ha comunicato al Financial Times che avevano ritirato la loro candidatura alla European Medicines Agency per l’approvazione del loro primo vaccino che, a differenza di quello della Sanofi, aveva riportato risultati deludenti con un tasso di di efficienza del 48%. 

Franz-Werner Haas, direttor generale di CureVac, ha espresso le sue perplessità nell’aspettare l’approvazione dell’EMA per il loro primo vaccino che non sarebbe arrivata prima di settembre 2022, mese in cui il vaccino di seconda generazione della GSK potrebbe già essere pronto.  

Precedenti collaborazioni e progetti delle case farmaceutiche 

Shattock, lo sviluppatore, ha dichiarato mesi fa quest’anno che la tecnologia da loro studiata era ad una fase ancora embrionale rispetto a quello di Oxford quando il virus colpì e che quindi ricevette meno finanziamenti.  

AstraZeneca, che aveva collaborato con Oxford per sviluppare il suo vaccino usando una tecnologia differente chiamato vettore virale adeno-associato. Questa tipologia di vaccino era stata utilizzata anche per sviluppare un primo vaccino contro l’ebola nel 2019 e utilizza una versione dell’adenovirus dello scimpanzè come vettore DNA per comunicare all’organismo umano come produrre la proteina spike SARS-CoV-2. Questa proteina permette di sviluppare una risposta immunitaria sia a livello di anticorpi che di cellule.  

Adesso è il turno di VaxEquity di lavorare a stretto contatto con il gruppo farmaceutico. Michael Watson, direttore esecutivo di VaxEquity, si è espresso al riguardo:  

“Siamo molto felici di poter collaborare con AstraZeneca dato il suo solido background nell’innovazione e diamo loro il benvenuto come nuovi investitori. Siamo anche grati per il supporto costante datoci dal nostro investitore preesistente Morningside. Con il nostro RNA autoreplicante puntiamo ad offrire nuove soluzioni per le terapie del futuro.” 

Le potenzialità del nuovo accordo farmaceutico 

Mentre i vaccini a mRNA sviluppati da Pfizer, Moderna e Johnson&Johnson sono diventati l’emblema delle vite salvate durante la pandemia di Covid-19, Vinod Balachandran, medico chirurgo presso il New York’s memorial Sloan Kettering Cancer Center, viene nominato insieme ad un gruppo di altri scienziati che hanno utilizzato questa stessa tecnologia medica per studiare trattamenti per altre malattie. 

I sostenitori dell’RNA messaggero affermano che combattere il virus sia stata solo l’inizio di quella che sembrerebbe poter essere una vera e propria rivoluzione della scienza medica. Cure per alcune tipologie di cancro sono tra le aree da essere esplorate.  

Diverse patologie come l’influenza, malattie del cuore e perfino l’HIV potrebbero arrivare ad essere almeno gestite tramite questa nuova tecnologia. Sono stati anche avviati alcuni esperimenti anche per arrivare un giorno allo sviluppo di un vaccino per il virus Zika e la febbre gialla.  

Per spiegare le speranze nutrite nei confronti di una possibile cura per alcune forme di cancro nascono da una pubblicazione proprio di Balachandran del 2017. Lo studio descriveva un fenomeno curioso che aveva riscontrato in alcuni sopravvissuti al cancro al pancreas.  Le cellule T che circolavano nel sangue dei pazienti avevano sviluppato l’abilità di identificare, ricordare e combattere contro le proteine del tumore.  

Il fenomeno era stato associato a quello dell’”autovaccinazione” e Balachandran aveva descritto come i vaccini a molecole di RNA messaggero avrebbero potuto rappresentare una possibilità di replicare questa reazione e dare una chance in più a pazienti che altrimenti sopravvivono raramente a questa condizione.  

La sua ricerca ha attratto l’attenzione di Ugur Sahin, direttore esecutivo della BioNTech, così intrigato dai risultati dello stdio che ha invitato il chirurgo a Mainz, sede principale dell’azienda. A seguito di un incontro a cui hanno presenziato anche gli scienziati dalla casa farmaceutica svizzera Genentech, il gruppo ha discusso l’eventualità di utilizzare specifici vaccini a mRNA per trattare il cancro al pancreas