Nonostante in molti considerano remota l'ipotesi di una bolla del settore tecnologico, a partire da Goldman Sachs, c'è chi invece vede dei parallelismi tra quanto successo nel 1999 con il fenomeno delle dot-com e la realtà di oggi. Goldman in marzo sottolineava che le ipervalutazioni dei titoli tech a Wall Street, in particolare quelle di colossi come Apple, Amazon.com o Microsoft, non possono essere paragonate alla bolla d'inizio del terzo millennio. Perché le valutazioni sono sostenute dai fondamentali e perché ci troviamo nella fase iniziale di un ciclo economico. Se la bolla non arriverà dalle Big Tech, però, non è detto che non possa riguardare le start-up.

Timori di bolla nel tech? Come nel 1999 da corsa a start-up

Certo è che si sta assistendo a una corsa alle start-up come non si vedeva da un ventennio. Secondo i dati di Cb Insights, finora nel 2021 le start-up hanno raccolto 292,4 miliardi di dollari a livello globale. Nell'intero 2020 il risultato era stato di 302,6 miliardi. Il numero dei cosiddetti "mega round" (accordi di venture capital superiori a 100 milioni di dollari) ha raggiunto i 751 quest'anno, contro i 665 dei dodici mesi dell'anno scorso. "Sembra di essere nel 1999. C'era così tanta offerta, così tanto entusiasmo", ha dichiarato alla Cnbc Hussein Kanji, partner della società britannica di venture capital Hoxton Ventures.

La bolla del Nasdaq non dalle valutazioni delle Big Tech

Negli ultimi cinque anni, il valore complessivo del Nasdaq è quasi triplicato, con aziende come Amazon appunto, ma anche Alphabet (Google) e Facebook, che hanno superato i 1.000 miliardi di capitalizzazione, mentre Apple e Microsoft hanno addirittura sfondato quota 2.000 miliardi di valutazione. Se il ragionamento di Goldman è fondato è anche vero che la tendenza non si limita alle Big Tech ma si estende a tutto il settore. Già in marzo la paytech Stripe, che ha sede a San Francisco ma anche a Dublino, era diventata di fatto la "banca" a maggiore capitalizzazione dell'Eurozona

Fattore Fomo dietro al rischio di bolla per le start-up tech

Sempre secondo Cb Insights, nel primo semestre del 2021 il record di 249 aziende ha raggiunto il livello di unicorno, ovvero quello di start-up con valutazione superiore al miliardo di dollari, quasi il doppio rispetto all'intero 2021. "È un ottimo momento per raccogliere fondi come imprenditore. La qualità delle aziende e la velocità con cui queste aziende crescono non hanno precedenti", ha spiegato ancora alla Cnbc Andrei Brasoveanu, di Accel, altro venture capitalist. Ora il rischio è che sia il fattore Fomo (fear of missing out, paura di rimanere tagliati fuori) che spinga la corsa alle start-up. L'aumento della concorrenza nelle operazioni di venture capital è responsabile di valutazioni tecnologiche "sempre più distanti dalla realtà", ammette Kanji. Sarà allora proprio il fattore Fomo a innescare lo scoppio della bolla?

(Raffaele Rovati)