Fare strategie di marketing implica che ci sia un modo anche per valutare nel tempo i risultati e gli obiettivi raggiunti. Ma esistono dei precisi indicatori per fare questo? La risposta è ovviamente: Sì, ci sono i KPI! I KPI è una piccola sigla che sta per: Key Perfonmance Indicators (indicatori chiave di performance) e come dicevamo sono un’unità di misura che quantifica e monitora le prestazioni nel tempo delle imprese.

È quasi scontato dirlo ma le KPI, risultano essere un elemento indispensabile per valutare le campagne di influencer marketing. Ricordiamo, come abbiamo già fatto in altri articoli che gli influencer sono persone molto popolari sul web, con un largo seguito, che hanno il potere di orientare, tramite la comunicazione persuasiva, tutte le decisioni di acquisto.

In marketing, la presenza degli influencer è fondamentale perché è più facile seguire e monitorare l’andamento delle strategie e campagne. Ma perché è così necessario? Le KPI sono lo strumento necessario per osservare con attenzione l'andamento di qualsiasi attività che abbia come fine la promozione e affermazione sullo scenario economico dei brand.

Come possiamo leggere su Glossario Marketing:

“Il brand è un segno distintivo sviluppato dall’azienda per identificare la propria offerta e differenziarla da quella dei concorrenti. Sintetizza la notorietà e l’immagine che un’offerta è stata in grado di consolidare presso un determinato pubblico di riferimento; la percezione del sistema di offerta da parte dei clienti si riflette nell’identità”.

Il Brand è un simbolo identificativo, un marchio, un logo, un nome che le aziende usano per distinguersi e queste metriche vengono utilizzate per determinare il progresso di una azienda.

Comunicazione persuasiva: cosa rende efficace un KPI?

Lo studio dei KPI da utilizzare nella strategia di marketing è un compito molto serio! Difatti, spesso accade che le aziende adottino alcuni KPI, tipici del settore, accorgendosi poi che quei KPI non generano l’effetto sperato. A risentirne, dunque, è il business, per questo non va dimenticato che i KPI sono una forma di comunicazione e come tale richiede un’analisi di tutti gli aspetti, oltre a rispettare pratiche ritenute più efficaci.

In altre parole, per sviluppare una campagna e una strategia utilizzando i giusti KPI bisognerebbe procedere per gradi. In primis, vanno ricercati gli obiettivi che l’azienda vuol raggiungere. In effetti, senza una mission e vision aziendale è quasi impossibile ottenere il ritorno di business. Analisti, capi reparto e manager sono in grado di individuare quali processi aziendali dovranno poi esser misurati con i KPI.

Nella definizione di KPI la lettera K sta per "chiave" che sottintende ad uno specifico risultato di business in quanto performance, per questo non vanno confuse con le metriche di business. I KPI quindi sono definiti in base al core business, ossia gli obiettivi. Bisogna porsi alcune domande per scegliere i migliori, come ad esempio:

  • Quali sono i risultati desiderati?
  • Perché raggiungerli è importante?
  • Come è giusto misurare i miglioramenti?
  • Con quale frequenza è opportuno monitorare i progressi?

Una volta che l’impresa è riuscita a rispondere a queste domande, creando un piano d’azione efficace, si passa all’analisi dei KPI più riconosciuti per scegliere quello che fa a caso loro. Ma quali sono?

Comunicazione persuasiva: i tipi di KPI 

Come abbiamo ben capito, per quanto riguarda il digital marketing, i KPI sono una componente essenziale che, attraverso le tecnologie online, riesce ad analizzare ed elaborare strategie. Ma quali sono e quanti tipi esistono? Tra i KPI più noti vi sono: il tasso di conversione (lead), i ROAS, ROI, menzioni su Google, visite alle pagine. 

Con il termine ROAS (Return on Advertising Spend), si intende il ritorno sull'investimento pubblicitario, ovvero quantificare il guadagno di una campagna pubblicitaria escludendo il costo della pubblicità. 

I ROI (Return Of Investment,) sono un altro metodo di rintracciabilità dell’investimento ed in genere è la misura di KPI più efficace per monitorare una campagna di marketing. Ovviamente i KPI variano da azienda ad azienda, in base al modello di business. 

Le menzioni su Google: è un tipico indicatore di KPI utile per monitorare le influencer marketing, per questo in genere ci si riferisce a dispositivi come Mention, Hootsuite, Tweetdeck.

Le visite alle pagine: si intendono quanti click sono avvenuti su pagine di siti, landing page e link correlati all’azienda.

Ma in che modo valutare in KPI tutte le attività di influencer marketing? Quando si decide di effettuare una campagna di questo tipo bisogna osservare e usare per delineare gli sviluppi del lavoro. Tra i key performance indicator, più interessanti nell'influencer marketing, a seconda dei dati visionabili per piattaforma (Facebook, Instagram e YouTube), abbiamo il conteggio di: mi piace, condivisioni, commenti, numero di vendite. 

Mi Piace: calcolano il tasso di gradimento non solo del contenuto ma anche dell’autore, poiché viene valutato come una persona che sa fare engament.

Condivisioni: che misura quello che nel linguaggio televisivo è definito “share” e si rifà al concetto di viral marketing. 

Commenti: le interazioni sono utili per capire se stiamo parlando di una KPI valida ma non è sufficiente contare soltanto quanti commenti ci sono… È importante dunque analizzare anche il tono; se il contenuto sia piaciuto oppure no. 

Numero di vendite: è la KPI per eccellenza perché alla fine ogni campagna di marketing, e dunque anche quelle di influencer marketing, hanno come obiettivo l’aumento delle vendite. La KPI riesce a stabilire il miglioramento tra prima e dopo. 

Comunicazione persuasiva: cos'è il Content Marketing?

Finora abbiamo osservato come la comunicazione persuasiva, attraverso i suoi strumenti possa esser misurata dai KPI. In realtà ciò che stiamo trattando sono tutti argomenti di content marketing. Il content marketing è una risorsa su cui punta l’azienda perché aumenta il traffico e genera contatti di altissima qualità. Il ROI, di cui abbiamo parlato anche prima, è dunque una misura del content marketing.

Oggi, molte imprese hanno compreso il valore del content marketing, quindi, non è più così tanto facile saper imporsi sul mercato con contenuti di un certo spessore e valore. Questo discorso vale anche per l’influencer marketing, proprio perché il fenomeno si è esteso a dismisura che è difficile distinguersi dalla concorrenza. Nelle strategie di marketing, l’aumento di follower e di engagement non deve esser considerato come un punto di arrivo.

La pianificazione di modelli di business da perseguire e KPI va fatta con l’obiettivo di ottenere ottimi risultati. Per questo motivo, spesso accade di dover modificare, in corso d’opera, alcuni passaggi: non tutte le strategie possono essere applicate ugualmente per tutti.

Il Content Marketing, come lo definisce il Content Marketing Institute è:

"un approccio di marketing strategico incentrato sulla creazione e la distribuzione di contenuti preziosi, rilevanti e coerenti per attrarre e mantenere un pubblico chiaramente definito e, in ultima analisi, per guidare l'azione redditizia dei clienti".

Raccogliere tutti i contenuti in una sola strategia permette di capire in quanti sono in sintonia con i contenuti promossi. In questo modo sarà più semplice conquistare il pubblico. Va detto che anche la più piccola e insignificante cosa pubblicata in rete acquisisce invece molto valore e può esser considerato un effetto del content marketing. 

Comunicazione persuasiva: quali sono gli obiettivi del content marketing?

Fare content marketing vuol dire soddisfare i potenziali clienti, dando a loro ciò esattamente si aspettano: notizie, indicazioni, approfondimenti. Per questo motivo il content marketing si serve anche della strategia di inbound marketing e di ottimizzazione nei risultati di ricerca (SEO).

Senza troppi giri di parole, possiamo dire che per ottenere i benefici nel settore del content marketing è necessario investire, ed avere una prospettiva ampia, che non si riduca alla semplice pubblicazione di articoli per siti e blog. Certamente, questo modus operandi è importante, ma non è l'unico modo per fare content marketing!

Tutto dipende dagli obiettivi che si vuol raggiungere... Ma quali sono gli obiettivi? Ogni impresa stabilisce i propri ma quasi tutte convergono sull’aumento delle visite e di conseguenza, vendita dei prodotti. 

Le visite e le vendite sono importanti per fare content marketing nel 2021 ma ciò che non deve mai venire meno è calcolare il potere decisionale del cliente. Il cliente deve essere sempre al centro e le azioni di content marketing devono rafforzarne il rapporto diretto. Difatti, i contenuti continuano a stimolare gli interessi del pubblico. 

Una strategia di content marketing, quindi, non è mai completa se non si determinano i KPI. I KPI sono un insieme di misure quantificabili che un'azienda utilizza per valutare gli obiettivi di budget cadenzati nel tempo.

Comunicazione persuasiva: gli errori da evitare

Una volta che si è progettata la modalità d’agire del content marketing, vale la pena menzionare anche quelli che potrebbero essere gli errori. Gli ostacoli, quindi, che si pongono da impedimento per realizzare il business di successo. Tra gli errori più comuni e a cui dobbiamo fare attenzione, ritroviamo: 

1. Creare contenuti riutilizzabili: realizzare un contenuto di qualità richiede molta attenzione e proprio per questo, è importante massimizzare il ritorno sull'investimento ma cercare di riutilizzare in un secondo momento lo stesso contenuto su canali differenti, può essere controproducente se non vengono calcolati i tempi giusti. 

2. Realizzare pochi contenuti: concentrarsi troppo sulle vendite o creazioni di contenuti potrebbe portare a nulla di buono, quindi ogni fase deve aver il proprio momento. Viene richiesto dunque un equilibrio per evitare di perdere gli acquirenti più avanti nelle fasi di vendita. 

3. Prestare poca attenzione agli UGC: gli UGC sono i contenuti generati dagli utenti per questo motivo non vanno mai evitati. Conoscere le opinioni e i commenti degli acquirenti è una specie di corsia preferenziale per capire in modo diretto e chiaro cosa piace ai clienti. Ogni strategia realizzata, anche su Facebook e Instagram, non può non tenerne conto!

4. Non revisione le performance di content marketing: fare un'analisi approssimativa e distratta dei dati, è la strada per ottenere una strategia di marketing fallimentare. I vari test, inoltre, hanno proprio il compito di evidenziare le pecche da emarginare e modificare.

5. Promuovere senza una piano editoriale i contenuti: prima di ogni campagna di marketing, ricordiamolo ancora una volta, va elaborato un piano editoriale che sia in grado di cadenzare la pubblicazione di ogni contenuto, passo dopo passo. Per assicurarsi un impatto sul pubblico, è necessario stimolare l’interesse e la curiosità dei clienti proponendo continuamente contenuti. Quindi è opportuno promuovere con una certa frequenza. 

Conoscere le insidie più comuni del content marketing porterà senza dubbio ad ottimizzare le strategie di marketing.