Lo scorso marzo una scossa di terremoto ha provocato uno shock nel mondo dell'arte: la casa d'aste Christie's ha venduto un'opera di Mike Winkelmann, artista noto con il nome di Beeple, per 69,3 milioni di dollari. Come segnala il Post, Everydays: The First 5000 Days, l'opera in questione, è la terza opera più costosa di sempre tra quelle vendute mentre l'autore era ancora in vita; meglio di lui solo Jeff Koons con Rabbit, valutato 91,1 milioni di dollari, e l'arcinoto Portrait of an Artist (Pool with Two Figures) di David Hockney.

Il vero caos non nasce dalla mera valutazione dell'opera di Beeple ma dalla sua natura e da tutto il contesto: Everydays: The First 5000 Days esiste solo su internet. E' un collage di 21.069 x 21.069 pixel delle sue prime opere - 5000 per l'appunto, realizzate una al giorno - che esiste solo in digitale in formato JPEG. Le curiosità non finiscono qui: sempre come segnala il Post, l'opera è stata pagata in bitcoin da un unico individuo conosciuto con lo pseudonimo Metakovan; non è stata comprata l'opera fisica ma un file che ne certifica il possesso e l'autenticità digitale.

Tutto ciò è possibile grazie agli NFT, acronimo di Non-Fungible Token, e riuscire a comprendere bene cosa sono e le loro potenziali applicazioni ci permette di comprendere non solo dove vuole andare il commercio dell'arte ma in generale quali potrebbero essere i nuovi orizzonti dell'economia online. In questo articolo ci soffermeremo sulle basi: cosa sono gli NFT e quali sono i mondi e le operazioni che le girano intorno.

La F di NFT: Fungibilità.

Come sempre, quando parliamo dei misteri e del fascino celati nelle parole italiane, andiamo a chiedere una mano alla Treccani:

fungibilità s. f. [der. di fungibile]. – In diritto, l’esser fungibile. In senso estens. e fig., intercambiabilità, capacità di sostituzione reciproca.

fungìbile agg. [dal lat. mediev. fungibilis, der. del lat. fungi «fungere»]. – In diritto, di beni che, non avendo specifica individualità, possono tenere l’uno il posto dell’altro agli effetti giuridici (bene f. è, per eccellenza, il denaro). Per estens., e in usi fig., di cose in genere, e anche di persone, che possono essere usate l’una in sostituzione di un’altra (quindi sinon. di intercambiabile).

Un bene fungibile è un bene replicabile, che può essere sostituito con uno stesso esemplare. Quando andiamo al supermercato, una confezione di pasta che ha un determinato tipo, packagin e prezzo, può essere sostituita con una confezione di pasta dello stesso tipo, packagin e prezzo. Allo stesso modo, una moneta da un euro è sostituibile con una identica moneta da un euro. La prima confezione di pasta, o la prima moneta da un euro, non hanno una specifica individualità che li distingue da tutte le loro copie. Al contrario, un'opera d'arte, ad esempio la Gioconda, non può essere sostituita con una sua copia, anche se sono identici: la Gioconda ha una storia, un passato e certificati che la rendono un esemplare unico.

Nel mondo di internet il concetto di fungibilità è più capillare: con un semplice clic possiamo copiare quante volte vogliamo una canzone, una foto o un testo. Gli NFT rispondono proprio a questa natura duplicabile del digitale: come scrive valori.it, gli NFT sono gettoni crittografici, attestati che certificano l'unicità dell'oggetto a cui si legano. Chi compra un NFT non compra l'oggetto in sè, che può rimanere accessibile a chiunque e online, ma un certificato che ne attesta il possesso.

Preistoria degli NFT: blockchain

Ora che sappiamo cosa sono gli NFT, il dubbio sorge spontaneo: come funzionano? Come si fa ad assicurare il loro concetto di unicità in un mondo, quello digitale, composto da sequenze replicabili di 0 e 1? 

Alla base degli NFT ci sono le blockchain. Agendadigitale.eu fornisce una delle spiegazioni migliori di cosa siano: un database decentralizzato e immutabile, di cui cioè nessuno possiede i diritti di modifica dei dati già inseriti al suo interno, realizzato attraverso una rete di computer indipendenti che comunicano tra di loro in maniera autonoma. E' letteralmente una catena composta da blocchi: ogni blocco contiene delle transazioni od operazioni registrate da più computer, che definiremo nodi, in modo da garantire la sicurezza e la tracciabilità. La blockchain è un registro informatico che tiene conto di tutte le operazioni in ordine cronologico, è visibile a tutti e dato che il sistema è decentralizzato non può essere modificato o falsificato. I dati, infatti, vengono salvati su migliaia di computer, impedendo così di essere persi o modificati.

Immaginiamo di dover spostare dei soldi: questa transazione viene inserita in un blocco. Il blocco viene trasmesso a ogni singolo elemento della blockchain. La rete approva la transazione, e il blocco viene inserito in coda a tutta la catenta. Infine la transazione viene effettuata.

Le blockchain sono una serie di tecnologie nate inizialmente per assicurare la regolarità e la trasparenza delle transazioni di bitcoin. Successivamente, si sono formate diverse versioni di blockchain che hanno altri obbiettivi rispetto alla circolazioni di criptovalute. L'ultimo in ordine di grandezza è Ethereum, nata nel 2015, che ha istituito gli smart contract, programmi informatici creati da blockchain e da cui ereditano la sicurezza e la decentralizzazione: è un contratto non modificabile da un singolo computer. Gli NFT sono una tipologia specifica di smart contract: tengono traccia di chi crea, compra e vende sequenze di numeri.

Preistoria degli NFT: gattini

Prima dell'arte, gli NFT nacquero grazie ai gatti. La tecnologia esisteva da anni ma esplose a fine 2017 grazie a un gioco chiamato Cryptokitties: Wired lo definisce come "il Tamagotchi con i gattini che si paga in criptovaluta". Ogni giocatore sfama e accudisce un gatto virtuale, ne può collezionare altri e farli accoppiare per produrre curiosi incroci. Ogni felino ha un prezzo espresso in ether, la criptovaluta collegata alla rete Ethereum. Il prezzo di partenza equivale a quasi 70 dollari, ma certi gattini raggiungono valori superiori a 150 mila dollari. Il successo di Cryptokitties nasce dal concetto di rarità: i gatti sono limitati alla prima generazione, creata nel primo anno di età del gioco, e dalle combinazioni che si formano dai vai accoppiamenti.

Come spiega un articolo del Wall Street Journal, il mercato degli NFT era di 41 milioni di dollari nel 2018; nel 2020 è salito a 338 milioni di dollari. Poco cosa rispetto al mercato dei bitcoin, che si aggira sui mille miliardi di dollari.

Come si realizza un NFT

Un articolo di one37pm ci mostra come si forma un NFT: inizialmente l'autore dell'oggetto di cui si vuole vendere l'NFT salva il medesimo in formato digitale, che corrisponde a una sequenza o stringa di 0 e 1, le basi del linguaggio informatico. Data la potenza e lo spazio limitato delle blockchain, questa sequenza deve essere compressa in una stringa più corta, hash. Il processo viene chiamato hashing. Calcolato l'hash, viene immesso all'interno della blockchain con tanto di targa che ne identifica il momento dell'azione, una specie di marca temporale. L'NFT memorizza ogni passaggio e transazioni, assicurando la regolarità e la trasparenza della vendita. Fino a quando la blockchain è attiva, il proprietario dell'hash può far valere i diritti sull'opera senza limiti di alcun tipo.

Il compratore ottiene un file con all'interno tutti i dati della presenza dell'opera acquistata sulla blockchain: il blocco in cui si trova (portafoglio digitale o wallet address), la posizione specifica (smart contract address) e il momento specifico in cui è stato reso unico, o "coniato". Questa fabbricazione necessita di una gigantesca potenza di calcolo e di numerose strutture sparse per il mondo. Coniare un NFT comporta uno spreco energetico e una grandissima emissione di CO2 nell'atmosfera.

I potenziali campi degli NFT

Abbiamo parlato degli NFT legati al mondo dell'arte contemporanea e digitale ma è solo una frazione del possibile business che si sta formando. Come riepiloga il Wall Street Journal, sono stati venduti video di NBA e calcio, brani musicali come hanno fatto i Kings of Leon, meme e molto altro. Il creatore di Twitter Jack Dorsey, come racconta The Verge, vuole vendere il primo twitt della storia per un valore di un milione di dollari.

Gli NFT promettono di rivoluzionare il commercio online e il collezionismo, inserendosi in un mercato composto dalla messa in vendita di articol, abbonamenti e oggetti da parte dei loro creatori. Un mercato che potrebbe rivelarsi l'ennesima bolla speculativa, piena di rischi e dilemmi etici ma anche di possibilità inesplorate.