Crollo superiore al 5% in after market per Cisco Systems (la seduta di martedì si era già chiusa con un declino dello 0,90% al Nasdaq) dopo che il colosso Usa delle infrastrutture di rete ha presentato risultati relativi al secondo trimestre del suo esercizio marginalmente migliori rispetto alle attese del mercato, deludendo però sulle vendite, in particolare per quanto riguarda il business non infrastrutturale. Cisco non è stata del tutto aiutata dalla pandemia di coronavirus, anzi in alcune attività la crisi economica innescata dal Covid-19 ha comportato una frenata. Se il telelavoro remoto rappresenta sicuramente un vantaggio per il software di videoconferenza di Cisco, al tempo stesso causa ritardi in alcuni progetti di aggiornamento delle reti aziendali. Non a caso il chief executive Chuck Robbins ha notato come il ritorno dei lavoratori in ufficio aiuterà le vendite del gruppo, in particolare per prodotti di switching e routing ma anche su alcuni servizi e software per la gestione dei network.

Per Cisco vendite sotto al consensus in security e servizi

Nel secondo trimestre Cisco ha registrato profitti netti in declino da 2,88 miliardi di dollari, pari a 60 centesimi per azione, a 2,55 miliardi, e 68 centesimi. Su base rettificata l'eps è salito da 77 a 79 centesimi, appena sopra ai 76 centesimi del consensus di FactSet. I ricavi sono scesi marginalmente da 12,01 a 11,96 miliardi, anche in questo caso sopra agli 11,92 miliardi stimati dagli analisti. Le vendite nel segmento infrastrutturale sono salite del 3% annuo a 6,39 miliardi, contro i 6,23 miliardi del consensus di FactSet. Nella divisione Applications sono rimaste sostanzialmente invariate a 1,35 miliardi, contro gli 1,40 miliardi attesi dagli analisti, mentre in Security sono rimbalzate del 10% annuo a 822 milioni di dollari, anche in questo caso sotto agli 833 milioni del consensus. I ricavi dai servizi sono aumentati del 2% a 3,39 miliardi, contro i 3,41 miliardi previsti dal mercato.

Troppi interrogativi su come sarà la ripresa dalla pandemia

Per Cisco alle incertezze sui tempi della ripresa dalla crisi del Covid-19 si aggiungono quelle relative a come cambieranno le modalità di lavoro e quindi di utilizzo della tecnologia. "Credo davvero che ci sarà una modalità ibrida, conele persone che lavoreranno da casa tre giorni alla settimana e dall'ufficio per due giorni e vice versa", ha sottolineato Robbins. "La domanda è dove ci porterà nell'adattamento dei nostri clienti, in base alla preoccupazione dei dipendenti su problemi di spazio, future pandemie o altro. Questo è quanto ancora non sappiamo", ha aggiunto. Certo è che con moltissime persone che continueranno a lavorare a distanza per le aziende la necessità di avere reti adeguate a gestire videoconferenze è destinata a crescere. Il tutto mentre Cisco, ovviamente, vede molto lontana la ripresa del business nel settore pubblico (alle prese con spese già molto elevate per gestire la crisi sanitaria). Un enorme punto interrogativo che avrebbe anche spinto Cisco a fare dietrofront sul business delle smart city.

(Raffaele Rovati)