Nessuno credeva veramente che Apple potesse rimanere immune alla crisi dei chip che negli ultimi mesi è stata aggravata dai tanti problemi che la coda lunga della pandemia di coronavirus sta causando alla supply chain globale tanto da mettere a rischio le festività natalizie come periodo di maggiore attività per il settore del retail. Certo, Cupertino ha costruito le proprie fortune, tra le altre cose, proprio sul controllo senza pari della supply chain (dai rapporti privilegiati con fornituri a tempi di giacenza in magazzino ridotti al minim0), ma visto che la crisi dei semiconduttori, che ha fatto perdere miliardi di dollari di ricavi in particolare all'automotive, dura ormai da un anno (e in molti credono proseguirà anche per buona parte del 2022) era inevitabile che anche Apple ci finisse in mezzo. Che cosa comporta questo per il titolo del colosso californiano? Probabilmente poco o nulla, visto che il buy di Apple non sembra essere in discussione nonostante le ultime due sedute in negativo a Wall Street.

Apple rimane buy ma la crisi dei chip tocca anche l'iPhone 13

Settimana scorsa Bloomberg aveva riportato che Apple prevede un calo della domanda per i suoi prodotti durante le festività, in particolare per quanto riguarda l'iPhone 13. Apple avrebbe già avvertito suoi fornitori come 3M, Broadcom e Advanced Micro Devices (Amd). In precedenza Cupertino aveva ridotto la produzione dell'ultimo modello del suo smartphone di 10 milioni di unità. Per Bloomberg i problemi nella disponibilità di prodotti e i ritardi nelle consegne, dovuti alla crisi dei chip e della supply chain, avrebbero frustrato molti consumatori. Che a fronte dell'impennata dell'inflazione e di nuovi timori sulla pandemia di coronavirus (la variante Omicron è sbarcata anche negli Usa) potrebbero rinviare gli acquisti. Anche perché il prossimo modello di iPhone (il 14, anche se non è detto che si chiami così) dovrebbe offrire significative novità rispetto a quelle limitate (noiose, addirittura da sbadigli, erano state definite da qualche analista) dell'iPhone 13.

Consumatori rinviano cambio smartphone. Aspettano iPhone 14

"I consumatori erano relativamente desiderosi di aggiornare i loro smartphone per sfruttare la tecnologia 5G", notava nei giorni scorsi Vincent Tsui, analista di Gavekal Research citato da Barron's. Gli intoppi nella supply chain, però, hanno reso gli iPhone 13 più difficili da trovare. "Sembra che i consumatori frustrati stiano decidendo di non cambiarli adesso ma invece di aspettare il lancio di nuovi modelli il prossimo anno", ha aggiunto Tsui, che ha sottolineato come la carenza di chip, per Apple, non riguardi i processori più all'avanguardia ma quelli di base, chip usati per la gestione di display, alimentazione e altre funzioni "banali". Funzioni "banali" necessarie però al funzionamento di un terminale mobile. "E gli effetti di queste strozzature stanno ora risalendo lungo la supply chain in Asia", ha concluso Tsui. Il che, nota Barron's, aumenta la possibilità di vendite e profitti trimestrali in declino, o comunque sotto le attese, per i colossi tecnologici (e i loro fornitori). Apple compresa.

Buy Apple rimane. Per l'iPhone problema di offerta non di domanda

Per Dan Ives, analista di Wedbush, trattandosi di Cupertino, però, il problema va letto in modo diverso. "Apple sta vivendo il suo trimestre festivo più solido di sempre. Apple ha un problema di offerta con l'iPhone 13, non certo di domanda", ha spiegato Ives a Barron's. D'altronde il "problema di offerta" per Apple è sempre stato uno strumento di marketing (le code davanti agli Apple Store per acquistare gli ultimi modelli sono una peculiarità che Cupertino condivide forse soltanto con i produttori di consolle per i videogiochi come Sony, Microsoft e Nintendo). Per questo Ives conferma il suo giudizio buy sul titolo, con target price a 200 dollari: Apple aveva chiuso in declino dell'1,17% venerdì al Nasdaq, a 161,84 dollari di valore. Da inizio anno Apple ha guadagnato oltre il 25% a Wall Street, poco sopra al 23% dell'S&P 500. Una fiducia da parte del mercato che neppure il recente sell-off causato dall'emergere della variante Omicron era riuscito a mettere in dubbio. (Raffaele Rovati)