La crisi dei chip potrebbe durare molto più del previsto. La carenza di componentistica elettronica che ha colpito duramente in primis l'automotive (210 miliardi la stima di ricavi persi nel 2021 dal settore), ma che di recente si è fatta vedere anche nelle vendite globali di pc, secondo molti si starebbe esaurendo. I big delle quattroruote ipotizzano che già nel secondo semestre 2022 si possa iniziare a tirare un sospiro di sollievo, anche se molti di loro hanno ammesso che la visibilità sull'outlook a oggi resta al più nebulosa. C'è chi, però, è convinto che solo nella migliore delle ipotesi il deficit di offerta di chip sul mercato globale possa durare ancora due o tre anni. A sostenerlo è Jia Shaoqian, presidente di Hisense.

Per Hisense la crisi dei chip potrebbe durare ancora due o tre anni

Hisense è un nome che forse non dirà molto, anche se il marchio cinese è già largamente presente tra televisori e grandi elettrodomestici di fascia bassa venduti nei centri commerciali e dai principali retailer anche in Italia. Anche se genera ancora oltre la metà dei suoi ricavi in patria, la società di Qingdao sta diventando molto familiare anche alle nostre latitudini, non fosse altro perché Hisense è sponsor ufficiale Uefa (lo è stato per Euro 2020) e lo sarà anche dei Mondiali Fifa, a partire dall'edizione del prossimo anno Qatar 2022. “Hisense produce elettrodomestici e beni di consumo e questo richiede chip relativamente semplici. Sebbene l'offerta sia ridotta e i costi siano aumentati, la nostra attività rimane normale", ha spiegato Jia un'intervista alla Cnbc.

Crisi chip ancora tre anni sempre che finisca guerra commerciale

Una tempesta perfetta scatenata dalla pandemia di coronavirus e dal conseguente boom della domanda di prodotti di elettronica (dai pc ai tablet per telelavoro e didattica a distanza, a videogiochi e ogni altra forma d'intrattenimento domestico durante il lockdown), la crisi dei chip ha però delle radici più profonde, che riportano alla guerra commerciale lanciata dall'ex presidente Usa Donald Trump contro la Cina e che l'attuale inquilino della Casa Bianca Joe Biden non sembra del tutto disposto a raffreddare. Anzi. I chip sono diventati un ulteriore motivo di tensione non solo tra Washington e Pechino ma tra l'intero mondo occidentale e la Cina. Per altro la guerra di Trump aveva messo tra i suoi obiettivi anche Semiconductor Manufacturing International Corporation (Smic), colosso cinese nella produzione di chip conto terzi.

Radice della crisi dei chip nelle dispute commerciali di Trump

Secondo Jia se non ci saranno "grandi problemi" con le controversie commerciali globali, la carenza di chip "potrebbe essere risolta entro due o tre anni". Altrimenti, se le sanzioni al commercio e all'economia tra le nazioni continueranno è davvero difficile da stimare", ha aggiunto. Hisense, come molti colossi cinesi, è finanziata dallo Stato, per cui le dichiarazioni dei suoi manager possono essere lette comprensibilmente come la propaganda ufficiale di Pechino. Non è una novità. Anche Huawei Technologies, l'azienda suo malgrado diventata simbolo della guerra di Trump, aveva scaricato proprio sull'immobiliarista newyorkese le principali responsabilità della crisi dei chip. D'altronde, anche se negli ultimi anni parte della produzione è passata in Paesi del Sud-Est asiatico come Vietnam e Malaysia, la Cina resta la "fabbrica" anche dei big occidentali. E una guerra commerciale non conviene a nessuno. (Raffaele Rovati)