Mentre le prospettive per l'automotive continuano a essere quanto meno nebulose, anche per il prossimo anno, c'è chi tenta di valutare quanto la carenza di semiconduttori abbia pesato sul settore dell'automotive a livello globale. E, va notato, quella che inizialmente era stata bollata come la crisi dei chip è diventata oggi la crisi della supply chain. Perché l'emergere della variante Delta del Covid-19 ha portato a nuovi stop nelle fabbriche del Sud-Est asiatico, principali fornitori dei colossi occidentali, e si tratta di fabbriche da cui escono non solo i chip ma anche la componentistica in acciaio, resine e materiali plastici. Uno stop che ha contagiato anche gli hub portuali e messo in crisi l'intera filiera della logistica. Portando a tagli alla produzione per colossi come Volkswagen o Toyota (di recente Wolfsburg è stata anche costretta a fermare gli stabilimenti di Skoda in Repubblica Ceca).

Nel 2021 costo crisi chip nell'auto potrebbe toccare 210 miliardi

E quindi qual è il costo di questa crisi? Secondo uno studio di Alixpartners, citato da Reuters, l'automotive registrerà perdite per 210 miliardi di dollari a livello globale nel 2021, in termini di riduzione dei ricavi. E a ridursi, ovviamente, sarà anche il numero di vetture uscite dagli impianti di assemblamento: per la società di consulenza newyorkese saranno 7,7 milioni i veicoli prodotti in meno quest'anno, a causa dei problemi di supply chain e logistica. Come ricorda Reuters, in maggio, quando la crisi era già conclamata (ma ancora non si vedevano gli effetti della Delta sulla supply chain), la stima di Alixpartners era di un costo di 110 miliardi di dollari per il settore, a fronte di 3,9 milioni di vetture prodotte in meno.

Costo crisi dei chip aggravato dall'emergere della variante Delta

"Inizialmente pensavamo si tornasse alla normalità e si recuperasse il volume nel quarto trimestre ma non accadrà", ha dichiarato a Reuters Dan Hearsch di Alixpartners, che ha sottolineato come nel solo mercato Usa le vendite abbiano iniziato a rallentare a fronte di concessionarie che hanno scorte per circa 20 giorni, che è la metà dei livelli abituali. Settimana scorsa Ihs Markit aveva tagliato le sue stime della produzione globale di auto del 6,2% per il 2021 e del 9,3% per il 2022, rispettivamente a 75,8 e 82,6 milioni di unità. E principale responsabile è la Malaysia. Le attività di confezionamento e test dei chip sono state colpite a causa del lockdown imposto in giugno dal governo di Kuala Lumpur. E, nota Ihs Markit, la Malaysia è responsabile per il 13% nella fornitura globale di semiconduttori per l'industria automobilistica.

Crisi dei chip è diventata crisi della supply chain per le quattro ruote

"Assisteremo in una certa misura a una stabilizzazione prima di ottenere il volume di cui abbiamo veramente bisogno", ha ammesso nei giorni scorsi Mark Reuss, president di General Motors (Gm), secondo quanto riportato da Reuters. Tuttavia, sono state le parole della chief executive Mary Barra a indicare quanto il problema stia diventando strutturale. "Faremo dei cambiamenti significativi nella nostra supply chain. Stiamo già lavorando molto più a fondo perché generalmente Gm non acquista i chip direttamente ma sono i nostri fornitori a farlo. Tuttavia ora stiamo costruendo rapporti diretti con i produttori", ha dichiarato Barra, secondo cui la crisi dei chip è comunque un "problema risolvibile ma sarà qui per ancora un po' di tempo". "Poiché le esigenze dei clienti stanno cambiando, abbiamo bisogno di un numero sempre maggiore di semiconduttori", ha ricordato, sottolineando come alcuni dei modelli più recenti di Gm abbiano fino al 30% di chip in più rispetto ad altri veicoli. (Raffaele Rovati)