Intel l'aveva già spiegato in più occasioni. La strategia del chief executive chief executive Pat Gelsinger passa dalla produzione. Scelta in assoluta controtendenza, che già oggi vede il gigante Usa come unico tra i maggiori player del settore dei semiconduttori a mantenere ancora la produzione al fianco di progettazione e sviluppo dei processori. Scelta, oltre tutto, che è anche in totale disaccordo con le richieste degli investitori: il fondo attivista Third Point, che da tempo mette sotto pressione Intel, considera ormai persa la battaglia sulla produzione a vantaggio delle aziende asiatiche. Intel però insiste e, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, starebbe addirittura trattando il takeover di Global Foundries. Mega deal da 30 miliardi di dollari non privo di ostacoli, in primis regolatori.

Intel pronta a darsi allo shopping contro la crisi dei chip 

Global Foundries è l'ex ramo produttivo di Advanced Micro Devices (Amd), storica rivale di Intel stessa, separato dal 2008 e attualmente controllato da Mubadala Investment, il fondo sovrano di Abu Dhabi. Amd mantiene un rapporto privilegiato con la sua ex divisione e ha in essere un contratto pluriennale per l'acquisto di wafer di silicio del valore di circa 1,6 miliardi. Un po' come succede nell'acquisizione di Arm da parte di Nvidia (Arm però a differenza di Global Foundries i chip non li produce fisicamente), dal punto di vista regolatorio finirebbe sotto esame il conflitto d'interessi di Intel, che si troverebbe a produrre per la concorrenza.

Mega deal da 30 miliardi su Global Foundries per Intel

La scelta di Intel di puntare sulla produzione è comunque una diretta conseguenza della crisi dei chip, partita lo scorso autunno. Crisi che ha messo in panne soprattutto il settore dell'auto e che ha spinto i governi occidentali a tentare di riportare in casa la produzione di semiconduttori, oggi in gran parte demandata alle aziende asiatiche. Il presidente Joe Biden si batte per inserire i chip tra i beni critici per cui la manifattura in Usa debba essere incentivata. Bruxelles sta perseguendo strategie simili e Intel si è candidata per essere l'attore principale di questa rivoluzione su entrambe le sponde dell'Atlantico

Ricetta contro la crisi di Intel passa da produzione chip

Come nota Barron's, però, l'acquisizione non permetterebbe a Intel di rafforzarsi nei confronti della rivale Taiwan Semiconductor Manufacturing (Tsmc, colosso della produzione di chip conto terzi) nel segmento dei processori più avanzati, prodotti con la tecnologia Euv (extreme ultraviolet lithography). Tecnologia complessa e costosa su cui persino un gigante come Intel ha avuto difficoltà. GlobalFoundries da parte sua ha rinunciato da anni all'Euv e finora solo Samsung Electronics e appunto Tsmc (che con questi chip più avanzati genera circa la metà dei suoi ricavi) hanno dimostrato di potere utilizzare in modo efficiente questa tecnologia.

(Raffaele Rovati)