Il 2021 è appena agli inizi, ma l’anno appena concluso ha dato una importante lezione a tutti coloro che non credevano nelle potenzialità del Digital Marketing: il futuro delle vendite è online e coloro che non riusciranno a cogliere le opportunità che il digitale ha da offrire si ritroveranno ben presto ad essere totalmente tagliati fuori dal mercato.

La situazione generata dalla pandemia di Covid-19 ha, di fatto, costretto la gente a passare molto più tempo in casa e dunque oggi più che mai i consumatori ricercano informazioni online invece che recarsi fisicamente in negozio, e sempre più spesso, concludono l’acquisto direttamente in rete.

Ma la pandemia ha solamente accelerato un processo che avrebbe comunque avuto luogo: stiamo parlando della digitalizzazione, che si è resa fondamentale per la sopravvivenza delle aziende italiane durante il periodo del lockdown (ma non solo in quell’occasione). 

Purtroppo, il processo di digitalizzazione delle aziende è avvenuto in maniera troppo forzata ed eccessivamente rapida, oltre che massiva; questo ha causato una sorta di saturazione del mercato delle vendite digitali.

Diventa dunque necessario per le imprese, oggi più che mai, stare al passo coi tempi, informarsi costantemente sui trend attuali e, qualora non fosse ancora in atto, dare avvio alla digital transformation, ovvero alla trasformazione digitale dell’azienda.

Stare al passo significa ovviamente abbracciare le innovazioni e le nuove proposte che il Digital Marketing ci offre, informandosi costantemente per mantenere alta la competitività rispetto alle aziende concorrenti.

Cosa devono aspettarsi le aziende per questo 2021?

Quali sono i trend che garantiranno il successo del piano di Digital Marketing aziendale?

Digital marketing 2021: il social commerce

Anche coloro i quali non ne hanno mai sentito parlare prima d’ora potranno facilmente intuire cosa si intende quando parliamo di social commerce: si tratta della vendita di prodotti effettuata direttamente per mezzo dei social network, spesso sfruttando i post.

La stragrande maggioranza degli acquisti online avviene di solito in questo modo:

  • il potenziale acquirente effettua delle ricerche sul prodotto che gli interessa
  • cerca informazioni utili sul prodotto e sul brand (anche tramite i social)
  • quando decide di effettuare l’acquisto, la vendita avviene sull’e-commerce del brand

Perché dunque non semplificare questo lungo processo spostando le vendite direttamente sui social? Con il social commerce l’intero processo di acquisto, inclusa la vendita del prodotto, avviene direttamente sui social network.

In realtà Instagram ha già implementato la funzione Shopping dal 2017 (e l’anno successivo la nuova funzionalità è stata resa disponibile anche in Italia); Facebook Shops è invece un "figlio della pandemia": questa opzione, facilissima da utilizzare e gratuita, è attivabile dal 2020 ed è già stata sfruttata con successo da molte piccole e medie imprese per vendere online i propri prodotti e servizi.

Stesso discorso vale anche per la nuova funzione shopping di Whatsapp Business, che ha visto implementare il Carrello per effettuare acquisti in app alla fine del 2020.

Nel 2021 queste funzionalità stile e-commerce all’interno dei social potrebbero addirittura superare gli e-commerce tradizionali a livello di traffico e vendite concluse, per via della comodità con la quale si può portare a termine l’acquisto direttamente dal post del brand che ha condiviso il prodotto.

Il Digital Marketing e la ricerca vocale nel 2021

Un secondo trend da tenere in considerazione durante questo nuovo anno è quello legato alla ricerca vocale: sempre più spesso i potenziali clienti utilizzano la propria voce per effettuare ricerche su internet; complice di questa nuova tendenza è la sempre più dilagante diffusione degli assistenti virtuali (come Alexa, Siri, Bixby e Google Assistant).

Come riuscire ad approfittare di questo trend e sfruttarlo al meglio per acquisire nuovi clienti? E come convincerli a scegliere la nostra azienda invece che la concorrenza?

I contenuti che proponiamo sul web dovranno essere ottimizzati per questo tipo di ricerca, sfruttando per esempio le long tail keyword. Il SEO specialist della nostra azienda dovrà infatti tener conto del fatto che, quando gli utenti utilizzano la voice research, ricorrono a delle frasi più lunghe e complesse, fanno domande, utilizzano insomma un linguaggio più naturale e vicino al parlato.

Tutto ciò è molto differente rispetto a quanto accadeva prima, quando ci si limitava a digitare sulla barra di ricerca di Google delle parole chiave isolate: i nuovi contenuti dovranno necessariamente tener conto di questa tendenza se vogliamo che i nostri clienti li trovino.

Ma la ricerca vocale non è l’unica novità da tenere in considerazione per quanto riguarda le ricerche che gli utenti effettuano: dato che la ricerca visiva sta subendo un’evoluzione sempre più rapida ed è attualmente in crescita, l’ottimizzazione delle immagini sul sito web aziendale acquisirà, nel 2021, un’importanza maggiore rispetto a quanto accadeva in passato.

Nell’attesa che arrivi il giorno in cui l’utente utilizzerà massivamente la ricerca per immagini (che tra l’altro è già disponibile su alcune piattaforme, come ad esempio Aliexpress o Google stesso), sarà bene quindi ottimizzare al meglio le immagini sul sito aziendale, per non incorrere in penalizzazioni che porteranno gli utenti a non trovarci sul web.

Digital Marketing 2021: come cambiano i contenuti

Una questione spesso molto dibattuta in ambiente digitale è quella che riguarda la lunghezza dei contenuti testuali che vengono inseriti nei siti web.

Esistono infatti differenti “scuole di pensiero”, se così vogliamo definirle.

Secondo il team di Semrush, una delle più famose suite di marketing digitale, saranno i contenuti long form quelli che avranno la maggiore visibilità nel 2021. Il team del noto tool non sembra avere dubbi: i contenuti di oltre tremila parole riescono ad ottenere il triplo del traffico. E più traffico significa più visibilità (il che potrebbe ovviamente anche condurre ad un numero maggiore di vendite).

Di tutt’altra opinione è invece Neil Patel, fondatore di Ubersuggest ed esperto di digital marketing di fama mondiale. Secondo Patel, infatti, nel 2021 saranno gli audio e i video a fare la differenza. L’utente medio non vuole assolutamente che Google gli presenti testi lunghissimi che superano le duemila parole per semplici spiegazioni che potrebbero essere fornite con l’ausilio di immagini e contenuti visivi.

La presenza di questo genere di contenuti, secondo Patel, sarà un'arma vincente; Google potrebbe quindi privilegiare quei contenuti ricchi di elementi quali immagini e video. Meglio dunque proporre un contenuto audio o video di una decina di minuti, che potrà portare al business dei risultati inaspettati.

Indipendentemente dalla “scuola di pensiero” più vicina alla nostra opinione in merito alla lunghezza del contenuto testuale, una cosa è certa: è opportuno arricchire i testi con file auto, immagini e video.

Proprio questi ultimi elementi, i video, rappresentano un punto di forza da sfruttare per il business aziendale. L’utilizzo di contenuti video all’interno di una strategia di marketing digitale spinge infatti il 60% degli utenti a concludere l’acquisto.

Purtroppo, i video sono ancora poco utilizzati dalle aziende italiane come strumento di marketing: il 2021 potrebbe essere l’anno della svolta per inserire dei video all’interno del proprio piano editoriale.

Employer branding come trend digital 2021

Nel futuro sentiremo sempre più spesso parlare di employer branding ed employer engagement e dovremo dire addio all’influencer marketing? Senza per forza voler essere così estremisti, è essenziale che le aziende sfruttino al meglio il potere immenso di quest’attività di marketing purtroppo ancora poco conosciuta.

Di cosa si tratta?

L’employer branding è strettamente legato all’idea che gli altri hanno del nostro brand aziendale, che dovrebbe essere visto come il luogo di lavoro perfetto nel quale lavorare. Il concetto non è semplice da riassumere in poche parole; è la percezione che i potenziali clienti e aspiranti lavoratori hanno dell’azienda. Fare employer branding significa quindi promulgare una immagine aziendale molto vicina a quella del posto di lavoro ideale in cui tutti vorrebbero lavorare.

Ma cosa c’entra tutto questo col Digital Marketing?

Presentare l’azienda come il miglior luogo di lavoro a cui aspirare porta numerosi vantaggi; innanzitutto attrae in azienda nuovi talenti: i migliori invieranno la propria candidatura per lavorare proprio per quel determinato brand. In secondo luogo, fare employer branding aumenta la credibilità ed il valore percepito dell’azienda. Il che si rifletterà positivamente sul successo (e sulle vendite) dell’impresa stessa.

Senza contare che, infine, tutti i dipendenti che si sentano parte dell’azienda e che ne condividano i valori possono diventare dei validi alleati nel promuoverla sui social e sul web, come dei veri brand ambassador che nulla avranno da invidiare agli influencer.

Digital marketing e omnicanalità

Un ultimo trend che le aziende non potranno ignorare nel 2021 riguarda l’omnicanalità, che è un’evoluzione della ormai superata multicanalità.

Si tratta della capacità di seguire il cliente durante tutto il suo percorso che lo porterà all’acquisto, gestendo al meglio tutti i punti di contatto che il cliente stesso ha con l’azienda, sia online che offline.

I punti di contatto, o touchpoints, altro non sono che le interazioni che un potenziale cliente ha con l’azienda, non solo durante l’acquisto, ma anche prima dell’acquisto e anche dopo che questo sia avvenuto. 

Oggi più che mai il confine tra l’online e l’offline è infatti sottilissimo: compito delle aziende quello di gestire al meglio e con un’adeguata strategia la comunicazione col proprio potenziale cliente, sia sul web che in sede fisica.

Tralasciare i punti di contatto fisici e offline sarebbe insomma un errore: un’azienda, per essere sicura del successo, deve tenere sotto controllo sia i touchpoint sul web che quelli fisici.

Tenendo sempre bene mente l’obiettivo finale: la soddisfazione del consumatore.