Parlare di fine dell'effetto lockdown per il settore tecnologico (e non solo) può sembrare fuori luogo visto l'emergere della variante Omicron, che mette in discussione tutti i progressi ottenuti finora e non a caso molti big, buon'ultima Alphabet (Google), hanno fatto dietrofront sul previsto ritorno in ufficio di gennaio e febbraio 2022. C'è tuttavia una società per cui la spinta della pandemia di coronavirus sembra essersi davvero esaurita, almeno a giudicare dai rating. Si tratta di DocuSign. Sicuramente meno nota di Netflix, Zoom Video Communications o di Crocs, l'azienda di San Francisco è stata però uno dei fenomeni del lockdown, non in ambito consumer ma in quello business.

Per DocuSign l'effetto Covid-19 è finito e il titolo affonda al Nasdaq

DocuSign è specializzata in tecnologie per la firma digitale e la gestione digitale delle transazioni e, a fronte di una significativa crescita registrata già prima dell'arrivo del Covid-19, durante i mesi più bui della pandemia ha beneficiato dell'impulso da parte delle aziende alla ricerca di alternative per siglare contratti e accordi vista l'impossibilità di incontrarsi di persona. DocuSign è stata in un certo senso l'emblema di quanto la digitalizzazione, già in atto da anni ma il cui progresso è stato sempre ostacolato (per questioni culturali, politiche o di generale miopia poco importa), abbia avuto una spinta dalla pandemia e sia finalmente entrata nell'agenda di governi, amministrazioni, aziende piccole e grandi.

Più che raddoppiati i ricavi ma DocuSign crolla del 32% al Nasdaq

DocuSign prima del Covid-19 generava circa 200 milioni di dollari di ricavi al trimestre, oggi viaggia ampiamente sopra al mezzo miliardo. E anche nell'ultimo periodo, quello chiuso lo scorso 31 ottobre, i ricavi sono rimbalzati del 41% annuo a 545,5 milioni di dollari, contro i 532,6 milioni del consensus di FactSet. A deludere veramente, però, è stato il dato relativo ai billings (le fatturazioni), attestatosi a 565,2 milioni contro la guidance di 585-597 milioni della stessa DocuSign e i 594 milioni attesi dal mercato. Per l'attuale trimestre, poi, l'aspettiva è di 647-659 milioni di dollari, contro i 705 milioni del consensus di FactSet.

Per gli analisti DocuSign non è più buy. Finito l'effetto Covid-19

"La spinta del Covid è evaporata e la domanda è tornata a livelli più normalizzati più velocemente del previsto", hanno notato gli analisti di Rbc Capital Markets, citati da Barron's, che hanno confermato il giudizio outperform (equivalente del buy) ma hanno ridotto il target price da 345 a 220 dollari. Niente più buy invece per Wedbush (che ha anche tagliato il prezzo obiettivo da 340 a 200 dollari) e Jp Morgan. E DocuSign affonda a Wall Street, con un crollo del 32% in premarket (aveva chiuso in rialzo dell'1,31% la seduta di giovedì al Nasdaq), intorno a 160 dollari di valore. Stiamo per parlando di una società grazie alla pandemia è passata da una capitalizzazione di 20 miliardi di dollari a quasi 50 miliardi. Ma l'effetto lockdown sembra davvero finito. (Raffaele Rovati)