Nonostante la pandemia abbia cambiato la nostra idea di realtà, non possiamo non accorgerci degli effettivi cambiamenti tecnologici che stanno contribuendo a tale trasformazione. La “cornice” che divide la nostra realtà quotidiana da quella aumentata sta diventando sempre più labile.

Ad assottigliare il confine tra le due realtà (la nostra e quella aumentata) è il colosso Facebook Inc. che sta facendo passi da gigante per quanto riguarda la AR (realtà aumentata). Prima di addentrarci nell’argomento è bene chiarire la differenza che intercorre tra “realtà aumentata” (AR) e “realtà virtuale” (VR). 

La definizione di Marshall McLuhan, fatta sui media verso la fine degli anni ’60, anticipa di gran lunga i tempi e si adatta perfettamente alla descrizione odierna di AR

Ogni nuovo medium, non è che una protesi, cioè l'estensione tecnologica dei nostri sensi, non solo è in grado di modificare le nostre percezioni personali e le nostre convinzioni individuali, ma è in grado persino di modificare l'ambiente in cui viviamo e la società che ci circonda”.

La realtà aumentata è infatti un’estensione dei nostri sensi con l’aiuto di dispositivi tecnologici e digitali. Mentre la realtà virtuale ci mostra un ambiente totalmente artificiale (tipica dei videogames), completamente creata ad hoc

In che modo Facebook sta trasformando la nostra realtà?
Alla fine di quest’anno, nonostante i rallentamenti dettati dalla pandemia, il colosso di Mark Zuckerberg, sta lavorando ad importanti sperimentazioni. Se tutto procedesse secondo i piani previsti, anche i normali gesti quotidiani potrebbero cambiare connotazione. Facebook, infatti, sta elaborando un bracciale “intelligente” da polso molto speciale; e sta proseguendo con la realizzazione di particolari occhiali altrettanto innovativi.

Adesso vedremo nel dettaglio come queste novità modificheranno, e soprattutto semplificheranno, il nostro concetto di vita e realtà.

Facebook verso la realtà aumentata: il bracciale come funzionerà

Facebook sta dirottando le sue mire sulla sperimentazione della realtà aumentata perché, senza svelar alcun segreto, punta a voler diventare tra le più importanti e riconosciute, piattaforme di informatica. 

Questi nuovi dispositivi della realtà aumentata, chiamati “wearable”, ovvero indossabili ne sono una prova concreta. Il bracciale, che ancora non ha un nome specifico per poterlo identificare, è un dispositivo da polso, simile in per tutto ad un classico bracciale, che però ha il compito di semplificare anche i più comuni gesti con l’aiuto di una vasta gamma di sensori interni. 

Sia il bracciale, che gli occhiali (come vedremo successivamente leggendo questo articolo), fanno parte di un progetto annunciato ed iniziato già nel 2019 da Mark Zuckerberg e la sua azienda: il Project Aria

Il “Project Aria”, è supportato dal grande laboratorio nato a Menlo Park ovvero il Facebook Reality Labs, che si occupa della realizzazione di quella che a tutti gli effetti appare come la “primissima generazione di dispositivi facili da indossare”. 

La realtà aumentata pensata da Facebook, quindi, si sta orientando sui dispositivi già citati: il bracciale e gli occhiali (smart glasses). 

Le funzionalità specifiche di questo strumento sono ancora in fase di sviluppo. Quello che si sa però sul nuovissimo bracciale, ci viene spiegato dal blog ufficiale di Facebook, con un post di qualche giorno fa. L’innovativo bracciale, dunque:

“Usa dei sensori per tradurre gli impulsi elettrici dei motoneuroni trasmessi dal midollo spinale al polso fino alla mano in comandi digitali utilizzabili per controllare le funzioni di un dispositivo. In questo modo è possibile comunicare al dispositivo comandi nitidi a un bit, con un livello di controllo altamente personalizzabile e adattabile a moltissime situazioni”.

I segnali che sfrutterà questo potentissimo mezzo passeranno dal polso e sono talmente decifrabili che l’EMG ,“elettromiografia” (strumento che studia il sistema nervoso neurale da un punto di vista funzionale) può addirittura captare e tradurre in gesti anche i più piccoli movimenti. Quest’ultimi sono soltanto accennati ed è sufficiente anche un lieve spostamento delle dita per dare l’input necessario. 

Lo sforzo è ridotto ai minimi termini! Il progetto, in sostanza, sta spingendo verso uno studio del movimento a livello intenzionale.

Oggi, la realtà aumentata immaginata da Mark Zuckerberg sta raggiungendo limiti finora impossibili da oltrepassare. Quando saranno operativi, questi strumenti permetteranno agli utenti di controllare l’AR non solo tramite il polso ma anche con gli occhi. 

Il dispositivo indossabile al braccio sarà dotato di appositi sensori in grado di interpretare questi segnali e tradurli in veri e propri "comandi digitali".

Ecco il video ufficiale che dà una prima indicazione: 

I ricercatori, che fanno parte del Reality Labs di Facebook, per evitare che l’aspetto intenzionale del mezzo possa creare fraintendimenti, si sono ufficialmente espressi in questo modo, con un lungo post di cui riportiamo le notizie più importanti:

 "Non è come leggere nel pensiero. Pensa in questo modo: scatti molte foto e scegli di condividerne solo alcune. Allo stesso modo, hai molti pensieri e scegli di agire solo su alcuni di essi. Quando ciò accade, il tuo cervello invia segnali alle tue mani e alle tue dita dicendo loro di muoversi in modi specifici per eseguire azioni tra cui lo scroll e lo swipe. In questo caso, quei segnali - le azioni che hai già deciso di eseguire - vengono decodificati dal polso e tradotti in comandi digitali per controllare il tuo device".

La funzionalità di questo dispositivo sarà quella di rendere quanto più fruibile l’esperienza della navigazione e/o connessione con gli altri. I ricercatori di Facebook affermano ancora che l'EMG consentirebbe agli utenti di digitare su una tastiera virtuale ad una velocità ben superiore a quella conosciuta con la tastiera tradizionale.

Il progetto è dunque ancora in una fase embrionale, parrebbe dunque un grave errore, ed un’inutile preoccupazione millantare una violazione della privacy. Tuttavia, questo progetto, innegabilmente rappresenta una forte espansione tecnologica, che ci spingerà molto avanti per quanto riguarda il progresso scientifico e l’idea del nostro futuro. 

Facebook: il dispositivo occhiali “smart glasses”, si svilupperà in Italia

Gli smart glasses sono il secondo strumento che grazie a Facebook modificherà il nostro approccio alla realtà aumentata! Come dicevamo, qualche riga più su, anche questo dispositivo fa parte del “Project Aria” e da qualche anno è in fase di sviluppo. 

Gli occhiali di Facebook potrebbero rivoluzionare completamente il contatto con il quotidiano, semplificando sin da subito le operazioni di tutti i giorni, diventandone una risorsa indispensabile.

Il progetto è ancora in fase di elaborazione e fa parte del già citato Facebook Reality Labs, conosciuta anche con il nome di Oculus Research. Il laboratorio rappresenta il nucleo creativo fondamentale, dove le idee si concretizzano. La sfida primaria che sta portando avanti il proprietario del noto social network, Zuckerberg, è quella di far confluire i vari dispositivi della realtà aumentata con quella quotidiana.

Per raggiungere tale scopo, si è optato per un involucro familiare come lo sono, appunto, gli occhiali. 

Gli smart glasses non dobbiamo immaginarli come gli ingombranti visori in 3D tipici dei videogames, ma saranno simili agli occhiali da vista. Facili da indossare e comodi da portare tutto il giorno, compiendo qualsivoglia azione nella maniera più rapida ed efficace

Leggerezza e semplicità, sono le componenti degli occhiali Facebook che porteranno però un’altra importante firma: EssilorLuxottica. L’azienda italo-francese di Leonardo Del Vecchio, infatti, ha raggiunto un accordo con il colosso statunitense e verranno prodotte in Italia. 

Gli smart glasses, che secondo indiscrezioni, assomiglieranno nel modello alle famosissime Ray Ban, permetteranno alle persone che li indossano di:interagire con l’ambiente circostante. L’ambizioso progetto fungerà da assistente virtuale, un po’ come lo sono già i sistemi come Siri e Alexa. 

Gli occhiali avranno tutte le funzionalità di cui dispone lo smartphone e semplificheranno la scelta di:

  • podcast da ascoltare,
  • ordini online da fare
  • ordini da impartire per avviare i device casalinghi.

Facebook arriverà, dunque, dove altri non sono riusciti, come ad esempio Google con i suoi “Google Glass”. 
Con la futura diffusione degli smart glasses verranno concettualizzati nuovamente l’idea di smartphone e computer siccome gli occhiali saranno certamente più facili da gestire

Facebook, mette dunque le persone in primo piano! Possiamo ipotizzare che dietro al nuovo sistema futuristico sviluppato da Facebook ci sia uno studio che mira a riqualificare l’interazione dei dispositivi con l’ambiente circostante.

I risultati di certo non si otterranno nel breve tempo ma, come spiegano i ricercatori, sul blog ufficiale:

"L’obiettivo finale è costruire un’interfaccia che si adatti accuratamente a voi e sia capace di soddisfare le vostre esigenze – mostrandosi capace di porre una semplice domanda per chiarire le ambiguità quando non è sicuro – ma questo sistema è lontano anni. Ciò è in parte dovuto al fatto che la tecnologia di rilevamento e i dati egocentrici necessari per addestrare i modelli di inferenza dell’IA semplicemente non esistono. 

Facebook e la scelta del polso e della vista

Ma quali sono le motivazioni per cui Facebook ha scelto proprio il polso (per quanto riguarda il bracciale) e la vista (per gli occhiali)?

Indubbiamente sono molte le ragioni, come altrettante sono le fonti disponibili per offrire gli input nel rapporto con la realtà quotidiana, ma l’esperienza sensoriale tattile e visiva sono quelle normalmente più esperite dall’uomo.

Sinora, i vari dispositivi tecnologici sono stati a favore della voce che, nonostante l’affidabilità non riesce a distaccarsi da alcune interferenze come i rumori di fondo, compromettendone il funzionamento. 

Probabilmente Facebook non ha optato per un altro accessorio da riporre in tasca perché ciò annullerebbe l’idea di fusione tra la realtà circostante con i dispositivi della realtà aumentata

Ricapitolando, il bracciale e gli occhiali sono gli accessori che tradizionalmente già fanno parte della consuetudine, e per questo motivo non è necessario adeguarsi ad un drastico cambiamento. 
Gli input sono percepiti, in entrambi i dispositivi, dai sensori ad elettromiografia (EMG) in grado di carpire soltanto i gesti tramutandoli in comandi.

Facebook la realtà aumentata è "l’intelligenza del click"

Nella visione del futuro, di Mark Zuckerberg, infatti, noteremo come le classiche interfacce che comunemente usiamo (computer e mouse) potrebbero esser superate se non addirittura dimenticate.
Per Facebook questa metodica interattiva va sotto il nome di “click intelligence”.

Thomas Reardon, direttore del Neuromotor Interfaces di Frl, che si è unito al team di Facebook, non fa mistero del fatto che nel futuro prossimo questi due congegni (bracciale e occhiali) funzioneranno in sincrono e ha dichiarato che:

 “Ciò che stiamo cercando di fare con le interfacce neurali è consentire alle persone il controllo diretto della macchina grazie ai segnali del sistema nervoso periferico, ossia dei nervi al di fuori del cervello responsabili del movimento delle mani e delle dita”.

Facebook: la realtà aumentata: il problema etico

Il click intelligente, in definitiva, consente di compiere le più semplici azioni in pochissimi instanti e movimenti.
I micro-gesti, infatti, non allontaneranno la persona dalle sue consuetudini e abitudini quotidiane.

La persona sarà, dunque, la parte attiva e non subirà la preponderanza degli innovativi strumenti tecnologici. L’EMG può dedurre l’impercettibilità del movimento iniziato.

In conclusione, il fondatore di Facebook, dopo i recenti problemi legati alla tutela della privacy, ci tiene ad confermare che in nessun modo queste novità tecnologiche potranno interferire con la sfera privata e personale. 

In questa fase, il team sta valutando anche i rischi possibili e sta escogitando il modo più sicuro per sfuggire alla violazione di tali principi. Per questo la ricerca tecnologica deve affrontare le importanti discussioni di tipo neuroetiche.

C’è quindi la volontà di applicare i principi di innovazione con responsabilità e sfruttando la stretta collaborazione di esperti di etica.