Davvero un lunedì nero per Facebook, che ha chiuso la seduta con un crollo del 4,89% al Nasdaq. La giornata è stata decisamente in negativo per le Big Tech, tanto da fare tornare a galla i timori per il possibile scoppio della bolla del settore tecnologico a Wall Street. Apple ha perso "solo" il 2,46% (seconda peggiore performance del Dow Jones Industrial Average, dietro al declino del 2,49% di Visa), Alphabet (Google) e Microsoft poco più del 2% (in linea con il 2,14% di ribasso del Nasdaq stesso) e 2,85% Amazon.com. Aldilà della performance decisamente peggiore, però, la società di Menlo Park ha vissuto davvero un lunedì nero. Prima con la comparsa in scena di una whistleblower, un'ex Facebook che ha svuotato il sacco sulle pratiche "discutibili" del social network e lo ha fatto da un palcoscenico di un certo peso: in tv, a 60 Minutes, storico programma di approfondimento della Cbs. Poi è arrivato il blocco dei servizi: tutti i servizi, Facebook ma anche Instagram e WhatsApp, inaccessibili per ore in tutto il mondo.

Lunedì nero per Facebook tra whistleblower e blocco ai servizi

La whistleblower risponde al nome di Frances Haugen, ex data scientist di Facebook. Nell'intervista ha accusato il gruppo di Mark Zuckerberg di avere ingannato gli investitori su come ha affrontato l'incitamento all'odio e la disinformazione sulla sua piattaforma. Haugen, che ha lavorato come product manager nel team Civic Integrity di Facebook, è la persona che ha fornito migliaia di pagine di documenti riservati al Wall Street Journal. Documenti che il quotidiano newyorkese ha utilizzato per una serie di articoli, i cosiddetti Facebook Files, che già hanno sollevato molte polemiche nelle scorse settimane. Facebook aveva già tentato di difendersi dalle accuse ma la comparsa di Haugen in televisione rende il tutto più complicato. Haugen, per esempio, cita una ricerca interna secondo cui Instagram sta avendo un impatto sulla salute mentale degli adolescenti. Ricerca che indicava come la piattaforma fosse un luogo "tossico" per molti giovani.

Anche per la whistleblower Facebook tossica come le Big Tobacco?

Una tossicità che è stata già paragonata alle sigarette. Facebook come le Big Tobacco? Già nel 2019 Marc Benioff, fondatore, chairman e chief executive di Salesforce, paragonava Facebook alle sigarette e ancora di recente è tornato ad attaccare il social network. "Questa rivoluzione digitale ha davvero il mondo sotto controllo. E in quella morsa puoi vedere la quantità di sfiducia e disinformazione che viene alimentata", ha dichiarato Benioff intervistato dalla Cnn il mese scorso. Ancora più dure le accuse di Richard Blumenthal, senatore democratico del Connecticut. "Facebook segue il manuale delle Big Tobacco. Ha nascosto la propria ricerca sulla dipendenza e gli effetti tossici sui suoi prodotti. Ha tentato di ingannare il pubblico e noi al Congresso. E usato le vulnerabilità dell'infanzia come armi contro gli stessi bambini stessi", ha dichiarato settimana scorsa Blumenthal, che è chairman del Subcommittee on Consumer Protection del Senato Usa.

Superato il blocco ai servizi le accuse a Facebook rimangono

E il blackout dei servizi? A pensare male verrebbe da dire che Zuckerberg, stufo di tutti questi attacchi, abbia voluto spegnere Facebook, per ricordare al mondo che cosa significa vivere senza i social network (e senza la più usata piattaforma di messaggistica istantanea). La risposta ufficiale di Menlo Park, però, è stata un'altra. "Siamo consapevoli che alcune persone hanno problemi ad accedere alle nostre app e ai nostri prodotti", ha dichiarato il portavoce Andy Stone. "Stiamo lavorando per riportare le cose alla normalità il più rapidamente possibile e ci scusiamo per gli eventuali disagi". Messaggio che Stone ha dovuto fare passare da Twitter, visto il blocco delle piattaforme del gruppo californiano. Insomma, oltre al danno la beffa. Se fare ripartire i servizi può calmare gli utenti, sarà però difficile convincere il mondo che, come sostiene Haugen, alla fine in Facebook non sia vero che "i profitti vengono prima della sicurezza". (Raffaele Rovati)