Come funziona Fakeyou, l'app che fa dire quello che vuoi a Salvini e Meloni. E non solo

Grazie all’app FakeYou, oggi è possibile - tramite l’intelligenza artificiale - sfruttare la voce di un personaggio famoso per mettergli in bocca parole che non ha mai detto.

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Forse, avrai già sentito parlare di deepfake. Si tratta di una tecnologia che permette a un utente – anche non esperto – di montare su un video che ritrae qualcuno il volto di un’altra persona. 

Lo scandalo era scoppiato per la prima volta qualche anno fa, quando alcuni video pornografici di star come Emma Watson e Megan Fox avevano fatto il giro del web, per poi rivelarsi finti e completamente editati da mani esperte che li avevano fatti sembrare al 100% reali. 

Ebbene, esiste oggi un altro tipo di deepfake, ovvero quello che utilizza la voce. Grazie all’app FakeYou, oggi è possibile – tramite l’intelligenza artificiale – sfruttare la voce di un personaggio famoso per mettergli in bocca parole che non ha mai detto. Vediamo come funziona, e quali sono i rischi. 

Cos’è FakeYou e come si usa l’app per creare audio deepfake

Il tema dei deepfake è tornato in auge proprio negli scorsi giorni, a seguito del boom dell’app FakeYou. La tecnologia qui è molto simile alla sintesi vocale di Google Traduttore: si inserisce un testo, e l’intelligenza artificiale lo riproduce – solitamente con una voce robotica. 

Tuttavia, qui la differenza è che le voci a cui si può “far leggere” questo testo appartengono a personaggi famosi: gli ultimi esempi sono Giorgia Meloni, Silvio Berlusconi, Gerry Scotti, ma anche Elon Musk, Donald Trump, Barack Obama. 

FakeYou mette a disposizione anche modelli con volti famosi, attraverso i quali è possibile creare deepfake decisamente troppo verosimili. 

L’applicazione è facilmente raggiungibile da browser, e risulta semplicissima da utilizzare. Se alcune voci risultano più “reali”, altre decisamente meno, ma comunque il software funziona decisamente troppo bene per l’utilizzo che alcuni ne fanno. 

Creata da un team di sviluppatori americani di Atlanta – capitanato da Brandon Thomas – FakeYou dà anche la possibilità agli utenti di guadagnare creando nuove voci da mettere a servizio dell’app: si parla anche di 150 dollari per i plug in fatti meglio. 

Ed è forse proprio l’incentivo economico che ha spinto tantissimi italiani a creare un canale Discord dedicato al nostro paese, in cui si discute su come creare le voci fatte meglio, come caricarle e ci si scambiano video “divertenti” creati con l’app. 

Non si salva nessuno: personaggi famosi, politici, star internazionali, tutti possono svegliarsi la mattina e trovare un video che li ritrae mentre esprimono opinioni che magari non sono neanche le loro. 

 “I deepfake – spiegano gli sviluppatori sulla home page del sito – sono un po’ come Photoshop, quando è uscito. Tutto questo potrebbe spaventare, ma a breve sarà la normalità. Le persone si abitueranno e i risultati saranno utilizzati soprattutto con fini di creatività, sbloccando possibilità che prima sarebbero state costose e impossibili per creatori individuali”.

I deepfake vocali: una tecnologia potenzialmente pericolosa

All’inizio del conflitto russo-ucraino, era circolato un video in cui il presidente Volodymyr Zelensky esortava i cittadini ad arrendersi, andando di fatto a smentire la risolutezza dimostrata solo poche ore prima davanti alla stampa. 

In realtà, il video non era reale: si trattava infatti di un deepfake perfettamente congegnato – probabilmente dal nemico – per indebolire e danneggiare l’Ucraina e la sua popolazione. Ma esistono diversi esempi di deepfake, alcuni innocui, altri più pericolosi

Quindi, se gli sviluppatori di FakeYou si dimostrano ottimisti, i legislatori Europei ed Italiani un po’ meno, ed oggi stanno tentando di correre ai ripari. Un’agitazione giustificata, perchè non è quasi più possibile distinguere ciò che è reale e ciò che non lo è. 

Il che, oltre a portare confusione soprattutto in una sfera delicata come quella politica, crea anche un danno di immagine a coloro che cadono vittime della tecnologia deepfake. 

Ed è così che – proprio in queste ore – la Commissione Europea si sta scervellando per trovare una regolamentazione che metta d’accordo tutti e non censuri la creatività di coloro che utilizzano questa tecnologia. 

Effettivamente, l’UE ha già una regolamentazione in materia di intelligenza artificiale, in cui peraltro si parla anche di deepfake. E proprio qui si legge che chi crea un opera creativa facendone uso, è obbligato a dichiararlo in sede di disseminazione della stessa. 

Ma presto potrebbe arrivare un’ulteriore stretta sui deepfake: secondo indiscrezioni, i legislatori starebbero pensando di affidare a Meta, Twitter e Google – principali canali di diffusione dei contenuti – l’obbligo di monitorare l’utilizzo e la disseminazione di contenuti di questo tipo per verificarne la legalità. Pena, in questo caso, sarà una multa che potrebbe raggiungere il 6% del fatturato. 

Ad oggi, tuttavia, in Italia, la pubblicazione di contenuti deepfake è già di per sé regolamentata severamente dal codice civile. Secondo il Garante della Privacy, un deepfake risulta un furto di identità molto pericoloso, che mette in serio pericolo la reputazione della vittima. 

Nel nostro paese, è quindi già possibile difendersi dai danni creati dai deepfake

Ed è proprio per questo motivo che le tecnologie come FakeYou destano particolari preoccupazioni.