Il 2021 inizia per i collocamenti a Wall Street come si era chiuso il 2020. Per nulla spaventati dall'ipotesi di una nuova bolla gli investitori continuano a rispondere più che positivamente all'esordio sul listino di società tecnologiche. Ennesima prova arriva da Affirm Holdings che, confermando precedenti indiscrezioni di Reuters e Bloomberg, ha comunicato il pricing per la sua Ipo a Wall Street. La fintech di San Francisco, specializzata nell'erogazione online di prestiti a rate, piazza sul mercato 24,6 milioni di azioni, al prezzo unitario di 49 dollari. Pricing ampiamente superiore alla forchetta di 33-38 dollari comunicata giusto una settimana prima, ma anche al recente rialzo a 41-44 dollari.

Dopo Airbnb e DoorDash ora Affirm. Raccolta a 1,2 miliardi

Su tali basi la raccolta sarà superiore a 1,2 miliardi e la valutazione di Affirm vola fino a 11,9 miliardi (in realtà supera i 12 miliardi se si considerano over-allotment e stock option). Secondo PitchBook, in occasione dell'ultima tornata di finanziamenti dell'aprile 2019 Affirm era stata valutata 2,9 miliardi di dollari. Niente male come progresso e forse è pure valsa la pena di aspettare: Affirm avrebbe infatti dovuto debuttare sul listino a fine 2020, ma visto l'affollamento (tra le altre ci sono state le Ipo di Airbnb e DoorDash), si è preferito rimandare. Comunque il momento è arrivato e Affirm debutterà al Nasdaq con ticker AFRM

Giustificabile una valutazione di 20 miliardi entro il 2022

Visti i timori di una bolla bisogna chiedersi se comunque il princing non sia esagerato. Nell'ultimo anno fiscale, chiuso in giugno, Affirm ha generato ricavi per 509,5 milioni, contro i 264,4 milioni del precedente esercizio. Il rosso è calato moderatamente da 120,5 a 112,6 milioni. Realtà consolidate del settore in cui opera Affirm, come PayPal e Square, scambiano a Wall Street su multipli di 8-10 volte i ricavi stimati per il 2021 ma non vantano tassi di crescita paragonabili. Se Affirm riuscirà a continuare a raddoppiare le entrate, l'attuale esercizio potrebbe chiudersi con oltre un miliardo di ricavi e con 2 miliardi il prossimo. Il che renderebbe pienamente giustificabile una valutazione intorno ai 20 miliardi.

(Raffaele Rovati)