E’ ufficiale: siamo circondati dai robot. E non, come i film di fantascienza ci mostrano, robot dalle sembianze umane, non ancora almeno. Siamo però tutti, nelle nostre case, circondati da tecnologie come Google Home. La domotica ha fatto passi da gigante: elettrodomestici, computer, schermi televisivi, smartphone.

Ormai la tecnologia è diventata il pane quotidiano delle nostre case. E sembra che, rimanendo costantemente connessi, siamo entrati in un’epoca in cui la privacy è quasi del tutto dimenticata, perché case in cui viviamo sono sempre più connesse alla rete.

La scienza che studia questo ramo della tecnologia è la domotica, e non smette di sorprenderci. Con Google Home per esempio, speaker che si collega al web e al motore di ricerca, è possibile parlare con la propria casa, chiedere le previsioni del meteo o accendere una lampadina. Vediamo come.

Google Home ti ascolta

Google Home è in tutto e per tutto un assistente per la casa: come un robot, è possibile parlarci, dargli comandi, ricevere risposte disparate. 

Funziona allo stesso modo di Amazon Alexa, l’altoparlante intelligente. Con l’applicazione Google Home, scaricabile su smartphone, è possibile, come con Google Assistant, fare delle domande alla rete e ottenere delle risposte personalizzate, perfino chiedere, in base alla nostra agenda, quali sono i nostri prossimi impegni.

Tutto l’ecosistema Google che utilizziamo viene collegato insieme per darci una risposta. E’ possibile anche chiedergli informazioni specifiche su eventi che stanno accadendo nel mondo, cercare le coordinate di un determinato posto.

Google Home ha un’intelligenza che gli permette di fornire risposte rapide agli utenti, e sa tutto di noi. Con gli strumenti come Google Home possiamo anche parlare con la nostra casa: la nuova tecnologia si collega agli apparecchi che abbiamo nelle nostre stanze, accendendoli o spegnendoli al richiamo. Può funzionare con luci e lampade, televisori, elettrodomestici.

Non siamo in un futuro fantascientifico, eppure Google ancora una volta con il suo sistema ci fa vivere la casa in modo totalmente digitale. Google Home e Alexa sfruttano due tecnologie simili, facendoci conoscere la domotica nella versione più accessibile a tutti.

Google Home o Alexa?

L’intelligenza di Google Home e Alexa ha cambiato il modo di vivere la casa, ma quale dei due è meglio? Nel confronto tra i due emergono pro e contro di entrambi: l’assistente personale sviluppato da Amazon è più facilmente adattabile agli elettrodomestici già presenti in casa, mentre con Google Home bisogna prendere visione attentamente di quali tecnologie si collegano facilmente e quali rimangono escluse. Invece, per quanto riguarda il fornire risposte più complesse e immediate, Google Home viene ritenuto migliore in molte recensioni:

“Con la tua voce potrai chiedere a Google Home di interagire e controllare i dispositivi smart della tua casa: prese WiFi, interruttori smart, telecomandi universali, lampadine intelligenti, termostati, serrature, dongle, robot aspirapolvere, lavapavimenti, lavavetri e altri elettrodomestici. Chiedi di accendere la luce, appena entri in soggiorno.”

Nella pratica, i due sistemi non sono tanto diversi, svolgono le stesse funzioni, e anche i comandi vocali sono molto simili. Si possono chiamare entrambi per nome (“ok Google” oppure “Alexa”), chiedere informazioni come l’ora, il meteo, ascoltare notizie nazionali e internazionali, cercare punti di interesse.

E’ inoltre possibile segnare o spostare appuntamenti sull’agenda virtuale, segnare liste di cose, impostare delle sveglie. Inoltre possiamo collegarli ad applicazioni per fruire musica, o selezionare un film collegandoci alla tv. Anche per la musica, questa tecnologia ci viene incontro: entrambi si collegano a Apple Music e Spotify Premium

Per gli appassionati, è possibile utilizzare Alexa e Google Home insieme, assicurando dispositivi differenti e evitando i conflitti.

Non solo Google Home: la casa smart

Quanti di voi usano tutti i giorni Google? Sicuramente quasi tutti, e i dispositivi come Google Home stanno modificando poco alla volta il nostro modo di vivere la casa, che diventa un luogo intelligente. La tecnologia, entrare nelle nostre abitazioni, è triplicata per volume Negli scorsi anni, a pensare che secondo una ricerca di Statista.com, nella scorsa decade il volume della vendita di robot industriali è triplicato, e molte di queste tecnologie sono modernizzate con il digitale.

Con il concetto di internet delle cose, sia le nostre case, sia le industrie si sono trasformate automatizzando molti processi. Non stupisce in questo quadro che anche gli elettrodomestici di casa vengono coinvolti nell'evoluzione. Strumenti come Alexa e Google Home sono smart speaker che piacciono molto nel nostro paese, si stima che il 75% degli italiani progetta di comprarne uno.

Dai robottini che spazzano i pavimenti da soli al frigorifero che comunica quando c’è del cibo scaduto all’interno,  alle nuove versioni di Bimby per cucinare in modo facile: la casa potrebbe quasi viversi da sola con le ultime novità in ambito domotica.

Domotica e rivoluzione digitale

Con la Rivoluzione Digitale, siamo passati dalla tecnologia meccanica e analogica a quella digitale. Si parla di “Internet of  Things”, o nella sua sigla ioT per indicare tutti quegli oggetti che hanno un’intelligenza propria e con cui viviamo quotidianamente. E nell’era dell’informazione e della connessione, sembra quasi strano non avere in casa qualche strumento tecnologico.

Si è parlato tanto anche di wearable tech: la tecnologia indossabile. Si tratta di tutti quegli apparecchi indossabili o che portiamo sempre con noi. Da un lato si può pensare che lo smartphone stesso sia una tecnologia in qualche senso indossabile, perché tutti ne abbiamo uno e lo portiamo sempre con noi.

Ma anche orologi commercializzati che ci indicano quanti battiti ha il nostro cuore e ci rilevano importanti informazioni sulla salute. La tecnologia arriva ovunque, nelle nostre case, nelle abitudini più semplici.

Domotica e privacy, questa sconosciuta

Ricapitolando, siamo circondati da tecnologia, abbiamo strumenti sempre connessi nelle nostre case, alcuni li indossiamo anche. E la privacy? Dove va a finire la nostra privacy in quest’epoca così connessa? Il mercato del settore è in crescita, e le tecnologie rischiano di raccogliere una quantità di dati enorme sugli utenti, su cosa cercano, sulle risposte che ottengono. Dati strettamente personali e non, la casa può essere a rischio.

Nello scenario peggiore, qualcuno particolarmente abile con l’informatica, potrebbe entrare nella rete di casa e accendere e spegnere luci e altri apparecchi a suo piacimento. La domotica quindi semplifica la vita, ma ci espone a dei rischi non da poco, perché il rischio di cyberattacchi oggi è all’ordine del giorno. I dati solitamente vengono memorizzati in servizi in Cloud, offerti dalle aziende che producono e commercializzano i servizi. Per chi è esperto di informatica si può anche optare ovviamente per una gestione indipendente, ma per tutti gli altri, la scelta automatica è quella proposta dai produttori.

Google Home: come difendere la propria privacy?

Per chi non è esperto di informatica, ma vuole semplicemente utilizzare strumenti come Google Home, è consigliato mettere in atto alcune semplici precauzioni per tutelare la privacy dei propri dati a un livello accettabile. Si può iniziare mettendo una password complessa, provvista di lettere, numeri, e simboli, alla propria rete internet domestica, assicurandosi così che vi possono accedere solo apparecchi provvisti di quella password.

Questo è un modo sicuro e veloce per tenere fuori dalla propria connessione possibili utenti esterni, che volontariamente o involontariamente, trovano la rete. Si consiglia anche di aggiornare questa password almeno ogni 3-4 mesi. Una tutela aggiuntiva possono fornirla gli antivirus, e con una rapida ricerca su internet si possono trovare i migliori in forma gratuita attualmente distribuiti, personalizzati in base al device dove si vuole intallarli.

Un’altra forma di tutela sta nel collegare a strumenti come Google Home o Alexa solo ciò che effettivamente in casa si utilizza e controlla con questi dispositivi. Se qualcosa rimane per troppo tempo collegato senza essere di fatto utilizzato, ha maggior rischio di essere soggetto ad attacchi esterni. Disattivare l’assistente vocale quando non si usa è un altro metodo affidabile per averne sempre il controllo.

Quando una bambola può accedere ai tuoi dati

Anche settori a cui non si pensa nell’immediato, sono caratterizzati da una crescente digitalizzazione: il mondo dei giocattoli è uno di questi. Molti giochi ad oggi sono sviluppati per essere in qualche modo connessi alla rete, con i rischi che questo comporta: interagendo tramite microfoni, fotocamere e sensori di geolocalizzazione, accedono a dati che devono essere in qualche modo protetti, a maggior ragione se si tratta di utenti di minore età.

Il garante per la privacy italiano già si era espresso nel 2018 su questo punto:

“Il Garante ricorda infatti che gli smart toys progettati per rapportarsi attivamente con gli esseri umani quali bambole, peluche, robot, giochi educativi e i baby monitor, per quanto divertenti ed educativi “sono pur sempre strumenti che raccolgono, elaborano e comunicano dati e informazioni, con possibili rischi per la privacy, soprattutto quella dei minori”.

A fronte di una problematica così contestata, abbiamo notizie di giocattoli che sono stati ritirati dal mercato perché sono stati decretati pericolosi per la privacy: una di questi è la bambola “My Friend Cayla” che in Germania è stata tolta dal mercato perché potenzialmente, grazie a un sistema interattivo, poteva facilmente spiare e prendere dati alle famiglie.