La gara per lo sviluppo di un vaccino contro il Covid-19 ha visto partecipare praticamente tutti i maggiori player del settore: dalle cinesi Shenzhen Kangtai, CanSinoBio e Chongqing Zhifei, all'indiana Zydus Cadila, alle biotech Curevac e Novavax. Ovviamente del plotone fanno parte anche colossi farmaceutici occidentali come Johnson & Johnson e AstraZeneca. I risultati ottenuti da quelli che nel 2020 erano stati i quattro maggiori produttori al mondo di vaccini, però, non sono stati particolarmente positivi. GlaxoSmithKline (Gsk), Merck & Co. e Sanofi hanno infatti perso il treno. Soltanto Pfizer, tra i magnificici quattro, è uscita vincitrice. E per quale motivo? La spiegazione è semplice essersi affiancata alla tedesca BioNTech.

La battaglia del Covid-19 è stata vinta dall'Rna messaggero

Secondo il Financial Times, che proprio dalle sue pagine ha sollevato la domanda sul perché le tre big pharma abbiano fallito, i risultati ottenuti da Pfizer grazie a BioNTech, e a stretto giro da Moderna, nascono da un rischio: la scelta di puntare sulla rivoluzionaria tecnologia di sviluppo basata sull'Rna messaggero. Scelta che non era detto fosse vincente e che Gsk, Merck e Sanofi hanno preferito evitare, puntando su metodologie di sviluppo consolidate. Start-up come BioNTech e Moderna (la società del Massachusetts, nata soltanto nel 2010, conferma la sua filosofia a partire dal nome, che andrebbe scritto ModeRNA, Rna appunto), invece, avevano più da guadagnare che da perdere con la scommessa. E la loro tecnologia ha permesso lo sviluppo di vaccini in tempi impensabili rispetto al passato. Hanno giocato d'azzardo, cogliendo l'opportunità irripetibile della pandemia, e hanno fatto il colpo grosso. Senza il Covid-19 ci sarebbero voluti tre o quattro anni per arrivare all'approvazione di un vaccino sviluppato con l'Rna messaggero.

Le big pharma preferiscono puntare sulle tecnologie proprietarie

L'Rna messaggero, che istruisce il corpo a fare parte del virus per provocare una risposta immunitaria, ha permesso "di produrre vaccini di prova da testare in poche settimane", scrive il Financial Times, che ricorda come prima della pandemia nessun vaccino con questa tecnologia fosse mai stato approvato. Soltanto lo scorso maggio, riporta ancora il quotidiano britannico, Ken Frazier, chief executive di Merck, spiegava quanto l'idea di produrre un nuovo vaccino in 12-18 mesi fosse "molto aggressiva", per usare un eufemismo. E oggi sembra assai probabile che l'Rna messaggero cambierà il settore dei vaccini per sempre. Gsk, Merck e Sanofi sono in rimaste indietro perché non hanno voluto rischiare. "Le aziende tendono a fare affidamento sulle loro tecnologie proprietarie perché pensano di potersi fidare di loro e non vogliono violare la proprietà intellettuale delle rivali", ha precisato al Financial Times Mansoor Amiji, professore di scienze farmaceutiche della Northeastern University. Il risultato? Si vede in Borsa: negli ultimi dodici mesi Gsk ha perso circa il 19% a Londra, contro il guadagno limitato a poco più del 4% di Pfizer o la flessione intorno al 6% di Merck a Wall Street. E, soprattutto, a fronte di un rimbalzo di quasi il 900% per Moderna al Nasdaq.

(Raffaele Rovati)