Capita a tutti almeno una volta nella vita di ritrovarsi a voler vendere qualcosa non solo per guadagnare ma anche per liberarsi di cose che non si utilizzano più e prendono polvere nei garage ed appartamenti. In questi ultimi anni è tornata la moda dell’usato, del vintage e della vendita di seconda mano, soprattutto perché si tende a dare valore all’idea del ‘ridare vita’ senza buttare. 

Un pensiero che non solo porta ad un guadagno ma si rifà a quel principio ‘green’ anticonsumistico a tutela dell’ambiente. Ci sono tante app per la vendita dell’usato: da poco è nata Vinted, per esempio, una delle più utilizzate al momento.

Guadagnare online non è più utopia, anzi, ogni anno è sempre più facile, sia grazie alle app e alle piattaforme sempre più sofisticate, sia grazie a metodi di pagamento e scambio di denaro sicuri come Paypal che tutelano sia il venditore che l’acquirente.

Guadagnare venendo online vede varie tipologie di tecniche: dalla vendita dell’usato fino alla vendita di oggetti fatti a mano, come tutte le vendite, però, se portano guadagno devono essere registrate.

In Italia, in fatti, non è possibile vendere senza avere una partita IVA a meno che non si rientri nella vendita occasionale, come spiega anche laleggepertutti.it.

Se si vuole vendere online, quindi, per evitare rischi, si dovrebbe innanzitutto capire quali sono le limitazioni e cosa fare per rimanere in regola a livello di tasse. 

In questo periodo più degli altri, gli italiani si sono dati alla compravendita di oggetti usati, soprattutto per quanto riguarda il mondo del vestiario. Questa pratica era molto in voga già in Francia, ma non nel nostro paese. Con la crisi economica dovuta alla pandemia da Covid-19 sono cambiate tante abitudini per la maggior parte delle famiglie.

Molte persone hanno perso il lavoro, altre invece hanno dovuto chiudere l’attività, insomma, comprare in questo 2021 non è facile per tutti: i consumi sono calati di tanto e rimangono alti solamente per la spesa alimentare. Come arrotondare gli stipendi di fine mese? Guadagnando online si può! Ma bisogna stare attenti alle regole di tassazione in Italia. Qui si parlerà di tutto quello che devi sapere in fatto di tasse nel caso decidessi di vendere online.

Come vendere per guadagnare online

Come si è anticipato precedentemente per guadagnare online il modo più efficace è vendere. Ma vendere in che senso? Ci sono due modi per guadagnare vendendo: attraverso l’usato oppure attraverso l’artigianato fai-da-te.

Anche se molte persone ormai utilizzano come vetrina i social network come Tik-tok, Instagram e Facebook, in realtà il modo più sicuro è farlo attraverso piattaforme come Subito.it, Ebay, Etsy, Depop e Vinted. Ne esistono veramente tante ma queste sono sicuramente quelle con più possibilità di riuscita.

Nello specifico per quanto riguarda Etsy è una piattaforma che si specializza nella compra-vendita di prodotti fatti a mano: dalla bigiotteria, fino al vestiario e all’oggettistica. Per coloro che hanno molta manualità potrebbe essere una vera e propria opportunità di guadagno. Le altre piattaforme, invece, nascono proprio per la compra-vendita dell’usato. Vinted e Depop per quanto riguarda i vestiti, Ebay e Subito, invece, sono usati davvero per qualsiasi categoria. Ma per vendere online bisogna pagare tasse? Vediamo nello specifico come funziona.

Vendere online come funzionano le tasse

Per ogni vendita che viene fatta online ci sarà un pagamento che sarà tracciabile dall’Agenzia delle Entrate (ad esclusione degli scambi a mano tra privati). Questo perché i soldi verranno caricati tramite Paypal oppure bonifici, in ogni caso, qualsiasi sia il metodo di pagamento utilizzato, sarà comunque elettronico e quindi rintracciabile.

Per questo tutti gli spostamenti di denaro dovranno essere regolamentati per evitare di incappare in problemi negli anni successivi (l’Agenzia delle Entrate ha 5 anni per fare le eventuali verifiche).

Nella maggior parte dei casi la vendita online non produce un utile proprio perché di seconda mano e quindi porterà un prezzo più basso rispetto a quello di acquisto.

Come spiega laleggepertutti.it, in questo caso in assenza di utile non si avrebbe neanche un guadagno, per questo la vendita non necessita di alcuna tassazione (L’Iva l’abbiamo già pagata al momento dell’acquisto).

Se non si genera reddito non si deve neanche inserire la transazione nella dichiarazione dei redditi. Cosa diversa è invece vendere oggetti di propria produzione: in questo caso si tratta quasi sempre di un minimo di guadagno, è per questo che quando le vendite iniziano a diventare costanti bisogna appellarsi alla legge e alle regole di tassazione. 

Vendere online senza partita IVA, guadagnare online in modo onesto 

Arrivati a questo punto abbiamo chiarito che vendere online si può, e di solito si riescono a ricavare anche guadagni. Il problema è che come in qualsiasi vendita tracciabile, bisogna stare attenti alle regole di tassazione. In Italia è possibile avere entrate senza forfettario ma solo fino ad un limite. 

La soglia prevista è di 5000 euro annuali: se si va oltre si rischia la sanzione. Fin qui tutto facile e chiaro, eppure non è proprio così. La soglia prevista è solo una delle postille, bisogna capire bene il quadro completo. 

Come spiega businessonline.it, nel caso in cui il guadagno annuo sia inferiore alla soglia, non c’è bisogno di aprire la partita IVA, però bisogna utilizzare la ritenuta d’acconto per prestazione occasionale.

In questo caso non ci sono problemi di spesa: vanno aggiunti 2 euro di marca da bollo nel caso si superassero i 77 euro, per il resto non c’è bisogno di pagare tasse. Nel caso si parli di vendita online, bisogna assicurarsi che la vendita sia davvero occasionale: se si iniziasse a vendere con una continuità eccessiva si potrebbe incappare in controlli e sanzioni, per questo vediamo nello specifico quali sono le tipologie di vendita online e cosa dover dichiarare per ognuna.

Tutta la questione viene ripresa nello specifico in un video Youtube di Riccardo Zanetti che sul suo canale spiega tutto ciò che si deve sapere sulla partita IVA se si decide di guadagnare online. 

Guadagnare online, le tasse da pagare per vendere 

Come spiega anche Fiscomania.com, tutte le attività di vendita di beni su internet si possono dividere in 3 tipologie alle quali risponderanno quindi tre conseguenze diverse dal punto di vista fiscale.  

Vendite che non vengono identificate come attività commerciale e quindi non tassabili.

Vendite di oggetti che vengono qualificate come attività commerciale occasionale, tassabili ai fini IRPEF, ed infine,

Vendite che rispecchiano un’attività commerciale abituale, per questo tassabili ai fini IRPEF e IRAP, quindi rilevanti ai fini IVA.

La prima possibilità è quella che riguarda per esempio la vendita di alcuni capi che si hanno nell’armadio attraverso piattaforme come Vinted. In questo caso si può vendere senza incappare in problemi (sempre se non si superino i 5000 euro, anche se è abbastanza improbabile). 

Nel secondo caso invece, rientrano tutte quelle entrate che si ottengono ripetutamente ma non continuativamente. Per esempio tot. vendite che si ripresentano ogni mese a lungo andare potrebbero essere definite come attività commerciale occasionale e per questo è importante renderle evidenti per l’IRPEF.

Quando poi questa attività continua a creare una fonte di guadagno, perché magari si inizia a vendere oggetti prodotti in proprio, allora bisogna dichiararla come un’attività commerciale abituale.

In questo caso si dovrà aprire un e-commerce o comunque rendere ben evidente il fatto che si parli di attività commerciale e non di uno scambio tra privati. Anche qui, ovviamente, si dovrà aprire partita IVA nel caso si superassero i 5000 euro o comunque si riuscisse a fare per tanti mesi consecutivi un tot di vendite come una vera e propria attività. 

Ricapitolando quindi, la tassazione si decide in base alla frequenza, o meglio alla continuità delle vendite, e all’importo raggiunto con i guadagni annuali. La soglia dei 5000 euro è da tenere in considerazione, ma se si continua a vendere con molta frequenza di mese in mese, potrebbe essere necessario aprire comunque una partita IVA (nonostante non si sia arrivati ancora al tetto massimo di incassi) per evitare problemi.