Guadagnare con i social, cercheremo di capire come e attraverso quali social, per l’appunto, farlo. Vi sono almeno cinque piattaforme per provare a guadagnare attraverso l’uso di social network. Di seguito suggeriremo una serie di siti per tramutare una passione, quella di realizzare post e storie, in una sorgente miracolosa. 

Le figure sono diverse, Micro e nanoinfluencer, content creator, social advisor, brand lovers. I modi per dare valore alle attività dei fruitori sui social non mancano. Nel nostro Paese si contano almeno 55 milioni di tenti attivi sul web, i fedelissimi di Facebook & C. arrivano a 35 milioni e ciascuno di questi dispone di un account su circa sette piattaforme differenti.

In media ognuna di queste persone consuma all’incirca 120 minuti della sua giornata proprio su questi social. Non è tutto, in Italia si stimano circa 86 milioni di dispositivi, il nostro Paese si aggiudica la medaglia di bronzo per quantità di smartphone, apparecchio ormai impiegato per il 42% delle spese o dei pagamenti in rete.

E allora, dato che a livello mondiale non si contano gli innumerevoli scatti fotografici giornalieri, è senz’altro immaginabile pensare di poter convertire tutto questo in operazioni e lavori da retribuire con buoni sconto, voucher, token e ribassi.

Tutto questo in che modo? Rendendo ciascun fruitore un papabile microinfluencer. Con l’incenerimento di appetiti, passioni e di contenuti generati dall’utente, ciò che ha valore non sta più nella conta dei follower, ma la resa reale e l’impegno. Sono tante le piattaforme fondate nel nostro Paese che sembrerebbero fare al caso: di seguito ne citeremo alcune con cui è possibile guadagnare online.

Stefano Mongardi, sul suo canale YouTube, spiega come guadagnare almeno 1.500 euro al mese tramite social senza avere milioni di follower.

Guadagnare online con Friendz

Bando ai banner pubblicitari, e spazio ai contenuti “user generated” che testimoniano delle virtù delle imprese con una vena alquanto creativa. È un districarsi tra  Pronti “punti qualità”, “sfide” e “stelline”. Friendz prende vita nella primavera del 2015 in provincia di Varese.

L’epifania è quella di tre amici varesini: Alessandro Cadoni, Daniele Scaglia e Cecilia Nostro, supportati dal tecnico Giorgio Pallocca. Il concept è quello di dare sostegno alle aziende affinché riescano ad emergere nell’universo digital, rendendo complici gli utenti dotati di smartphone, social e fotocamere grazie a una campagna progettata stando a una pensata strategia di marketing.

Basandosi sulla buona riuscita di ciascun post, condiviso sugli account personali con gli hashtag predisposti, la community destinerà crediti da investire poi sui siti di ecommerce.

A oggi, collezionare 1.500 punti andrà a valere 10 euro di buono spesa Feltrinelli, 4.250 saranno il corrispondente di 30 euro da Zara. I crediti, volendo, potrebbero venir riscattati per effettuare spese anche per via Amazon, Ikea, Spotify, Zalando e la bellezza di 60 negozi ed commerce.

In più, con la criptovaluta “Fdz coin” sarà consentito sciogliere gli upgrade delle campagne al fine di conoscere in anticipo la missione, depositare la foto in anticipo o bloccare la propria partecipazione (avente numero limitato). Friendz conta allora di 150mila foto condivise ogni mese, un milione di operazioni sociali, 900mila commenti alle analisi e ha cooperato con clienti come Parlamento Europeo, Bauli, Generali, Msc Crociere, Roche e Nintendo. 

Guadagnare online con Buzzoole

Comincia così la ricerca dell’influencer perfetto, il desiderio di qualsiasi brand: per mezzo di algoritmi di deep learning e social analytics. Grazie all’intelligenza artificiale di Buzzoole. “Basùl” esamina tutti i profili basandosi sui social o blog connessi alla piattaforma per poi proporre il più in linea con la campagna del fruitore.

Buzzoole si serve di procedimenti quali natural language understanding, image recognition e fraud detection, così poi è in grado di individuare le regioni con maggiore attrattiva e la partecipazione di potenziali bot nell’uditorio del microinfluencer.

I creator hanno la possibilità di essere retribuiti tramite pagamenti che si differenziano per tipologia, andando dai crediti Buzzoole (da trasformare in Amazon gift card) ad articoli da testare, sconti o chiamate ad eventi. 

Coloro che vantino un numero di follower superiore ai 30mila su un minimo di un canale social, sull’assenza di spam, su un forte engagement, potrebbero divenire “utente verified”. Forti di questo titolo potrebbero avere la possibilità di far parte di campagne esclusive, appuntamenti speciali e, soprattutto, godere di una retribuzione “cash”.

Ciascun cliente ha la possibilità di super visionare le prestazioni dei propri post grazie al “Campaign activity status”  ricevendo feedback graditi o meno a seconda del valore del contenuto realizzato. Controindicazioni: nel peggiore dei casi ci si espone al “ban” dalle campagne per un certo periodo.

Buzzoole ha visto i suoi natali a a Napoli nel 2013 dalla mente di Fabrizio Perrone, oggi conta circa 293mila content creator, 1994 clienti e 50 milioni di interazioni in 176 Paesi ripartiti su tutti i canali social. Nel marzo 2019 il Financial Times l’aveva posta al 19esimo posto (prima fra le italiane) fra migliaia di aziende con un esponenziale sviluppo del fatturato (+217,62%) nel triennio 2014/2017, un ricavo giunto allora a 4,4 milioni di euro.

Guadagnare online con Lovby

Lovby è la piattaforma che ha preso forma dalle idee di Fabrizio Rametto. Qui i punti prendono il nome di “lovies”, mentre le missioni sono definite come “Lovby”, il fruitore del social invece diviene un “brand lover”.

L’epifania si avvale di una concezione differente di marketing, dato che sul web una recensione arriva a contare una funzionalità superiore alle inserzioni e un’attività online od offline, si pensi allo scatto di una fotografia, alla partecipazione a una kermesse o al test di un articolo, può essere restituita vicendevolmente con l’influenza social di ciascuno.

Per prendere parte a una missione occorre allora connettere gli account a Lovby, riscuotendo un “social rank” stando alla celebrità social. 

Quando le missioni saranno svolte in modo corretto si potrà allora guadagnare lovies utili al riscatto di premi ambiti. Alcuni dei primi in lista, con una spesa che giri tra i 125 e 23.550 “lovies”, sono ad esempio voucher Amazon, Decathlon, Privalia, Car2go, Apple, Alitalia, ricariche telefoniche e molto altro. 

Da una parte le società decidono di “premiare” la vitalità social, dall’altro si esplora un diverso canale di marketing che decreta un condividere di valori e una connessione non occasionale con i fruitori, i “lover” per l’esattezza. 

Guadagnare online con Worldz

Ci sono convinzioni che possono spingere a compiere passi importanti. Joshua Priore ammette che ognuno di noi è un influencer, ma le peculiarità dei “social advisor”. Il fenomeno del passaparola si rivela più convincente dell’opinione di un personaggio noto ed è decisamente più economico.

Queste le certezze del padre di Worldz, la piattaforma che include gli ecommerce aziendali e stima gli sconti attestandosi sulla notorietà di ciascun fruitore (un elemento dinamico quantificato da un algoritmo che si basa sul numero di follower, reazioni, commenti, etc…).

In cambio, alla conclusione della spesa sullo store online di un brand partner (si pensi a Breil, Caffè Vergnano, RedRock, Gm Termoidraulca) o proprio su Worldz, è necessario andare a pubblicare un post su Facebook.

Guadagnare online con Vidoser

Un fetta equivalente al 32% degli italiani preferirebbe soffermarsi su una story, bensì leggere un post, specie tra i 15-24 anni, queste sono le stime di un’indagine Blogmeter.

Dati che sembrano andare a braccetto con la popolare passione per i video, amore che abbraccia il 92% dei fruitori social (dati We Are Social). Vidoser è un’applicazione che consente di trasformarsi in un testimonial dei brand girando video di una quindicina di secondi da postare su Instagram.

L’attenzione della società si è rivolta innanzitutto a ognuno di quei fruitori aventi meno di un migliaio di follower fino a un tetto massimo di 30.000, un insieme bollato con l’espressione di microinfluencer. Gli addetti ai lavori Vidoser spiegano come questi utenti convertano il 10% in più, di utenti con più di 100.000 seguaci.

Il procedimento è affine ad altri, a mutare sono solo le espressioni: i brand (tech, beauty, automotive, food) realizzano le campagne per mezzo della piattaforma e retribuiscono Vidoser per mettere in azione la community di fruitori che si affidano all’app per far realizzare i video, azione che Vidoser ricompensa con crediti virtuali convertiti poi in buoni acquisto.