Per ottenere un buon posizionamento nelle SERP è indispensabile scrivere contenuti che siano giudicati dall’algoritmo di Google di alta qualità. Eppure i criteri che il motore di ricerca prende in considerazione per attribuire un buon posizionamento nella SERP sono molteplici e non tutti così conosciuti.

Un elemento importante che Google stessa evidenzia nella Guida per i Quality Raters è la Reputation tanto dell’autore di un contenuto SEO, quanto del sito su cui è pubblicato.

Purtroppo, al giorno d’oggi esistono vari modi per distruggere la propria reputazione SEO e recuperare credibilità può essere un'operazione lenta e dispendiosa se si ricorre a società esterne, esperte nel recupero della Google Reputation.

Vediamo in pratica come i writer e webmaster possono mettersi al riparo dai rischi di una cattiva reputazione.

L’importanza dell’URL per una buona SEO

Prima di entrare nel dettaglio dell’argomento Reputation diciamo subito che un aspetto a cui spesso non si dedica molta attenzione quando si scrivono contenuti SEO è l’URL che si assegna ad una pagina web e che ha una notevole importanza nelle SERP.

Per ottenere un buon posizionamento nei risultati di ricerca e una buona reputazione SEO il dominio di una pagina non è infatti da sottovalutare. Il nome che si sceglie come dominio dovrebbe, secondo le regole della SEO, rispettare esattamente le keywords scelte, le parole cioè che gli utenti cercano su Google.

In poche parole, il dominio, cioè il titolo che si sceglie per l’indirizzo http://, dovrebbe corrispondere strettamente alle parole chiave che gli utenti cercano, perché questo rende più facile la classificazione per corrispondenze di nomi dell’algoritmo di Google. Il titolo HTML dovrebbe insomma dipendere dal titolo e dal contenuto del soggetto o della pagina. 

Che cosa sono i Reputation-harming sites

È opinione diffusa che i commenti o le recenzione negative dei utenti/consumatori ad una pagina o un sito web possano far crollare totalmente la reputazione e determinare un cattivo posizionamento nei risultati di ricerca.

Questo è vero in parte, perché al giorno d'oggi l’algoritmo Google è affinato per riconoscere quando una recensione negativa è veritiera oppure no.

In primo luogo, dobbiamo affrontare la questione dei “Reputation-harming sites”, ovvero i siti dannosi per la reputazione, e dobbiamo anche sfatare qualche mito.

Qualche anno fa, nello specifico nel 2018, questa tipologia di siti era ben posizionata nelle SERP ed era valutata dall’algoritmo Google come un luogo ammirevole per i reclami dei consumatori. In realtà, essi ospitavano contenuti spesso non verificati che danneggiavano gratuitamente, con informazioni sbagliate e recensioni negative, gli altri siti web.

Tra questi possiamo citare Ripoff Report, Pissed Consumer e Complaints Board. Questi siti che a volte possono apparire ai primi posti nei risultati di ricerca hanno in verità la capacità di danneggiare gravemente la reputazione web.

Siti come Ripoff Report, Pissed Consumer e Complaints Board fanno leva nella loro esistenza sulla Section 230 del Communications Decency Act, che afferma approssimativamente che gli editori online che pubblicano materiali di terze parti non sono responsabili per tali contenuti.

Poiché su questi siti gli utenti scrivono recensioni e reclami di qualsiasi genere, i webmaster non sono legalmente responsabili di tali contenuti e non possono essere obbligati a rimuoverli. Ovviamente, esistono alcune eccezioni, come nei casi di violazione del copyright.

I siti di recensioni possono essere positivi e negativi per la Reputation

Naturalmente esistono siti web di recensioni validi e accreditati e anche più moderati (come Yelp, YP.com e BBB), ma questi consentono agli autori dei post di aggiornare o rimuovere le recensioni che hanno pubblicato o tendono a essere comunque più reattivi quando si presentano prove che i contenuti pubblicati sono falsi.

Un’altra differenza tra i siti di recensioni e i cosiddetti siti Reputation-harming è che i primi consentono ai consumatori la pubblicazione di recensioni e commenti solo dopo che un revisore fornisce alcune prove che sono effettivamente veritieri.

Diversamente, per anni RipoffReport.com è stato uno dei siti Web più famosi in termini di danni provocati alla reputazione a causa di recensioni poi verificatesi inattendibili.

Soprattutto, la sua apparente impermeabilità alle richieste di rimozione dei contenuti, lo ha reso a lungo famoso. Il sito web si presentava e si presenta come un protettore della libertà di parola degli utenti internet, fornendo un luogo in cui le persone possono pubblicare in modo sicuro reclami su chiunque e qualsiasi cosa.

Tuttavia, a differenza dei normali siti web di recensioni dei consumatori, RipoffReport non consente agli autori di rimuovere le recensioni dei reclami. Offre, però, la possibilità di pubblicare commenti editoriali su informazioni diffamatorie se si paga una somma. Alcuni esperti del settore hanno definito questo sistema scorretto.

Sia le politiche di Pissed Consumer sia quelle di Complaints Board sono notevolmente più flessibili di quelle di RipoffReport, ma per rimuovere i contenuti è  necessario presentare un'ingiunzione del tribunale.

Tuttavia, negli ultimi tempi la situazione è un po’ cambiata, per quanto ricevere una recensione negativa non fa certo bene alla Reputazione SEO, il posizionamento di questi siti nelle SERP è bruscamente calato. Nel 2021 è praticamente impossibile che un cattivo posizionamento nella SERP sia intera responsabilità dei Reputation-harming sites.

Google oggi penalizza gli reputation-harming sites

Negli ultimi anni, l’algoritmo di Google ha imparato a riconoscere i Reputation-harming sites e a non considerarli nella valutazione nella reputazione di un sito, prodotto o contenuto web. 

Il calo di credibilità avuto dai Reputation-harming sites è dovuto soprattutto alla pressione di un certo numero di utenti che ha chiesto a Google di retrocederli e declassificarli. C'è stata una motivazione valida per farlo nel caso di RipoffReport. Google ha preso un’azione diretta contro questa pagina perché il sito per eludere le penalizzazioni del motore di ricerca ha provato a cambiare URL, aggirando i sistemi. Ma Google non si imbroglia! Mai!

Il declino dalla classifica Google e dalle SERP di questi siti è iniziata con l’aggiornamento 2018 all’algoritmo e si è intensificato in tutti gli ultimi aggiornamenti successivi. Ad ogni modo, Google è stata molto chiara nel dichiarare che si riserva il diritto di intraprendere azioni dirette contro i siti con livelli molto elevati di opinioni negative degli utenti.

 

Per concludere, ai nostri giorni questi siti non sono più dannosi come una volta per la SEO Reputation, tuttavia questo non vuol dire che non possano ospitare critiche veritiere ad un contenuto web, che comunque non fanno bene alla Reputation.

Come spesso gli autori Google sottolineano, in fondo l’unico vero modo per ottenere l’approvazione dell’algoritmo e con esso un buon posizionamento nelle SERP è scrivere contenuti che siano effettivamente di alta qualità.