L'effetto Covid-19 che ha generato un boom per l'elettronica di consumo sembrava essere svanito per le vendite di pc e invece è tutt'altro che finito. A testimoniarlo ci sono le trimestrali dei due colossi Usa Hp e Dell, che mostrano però un cambio di tendenza. Se durante i mesi più bui del lockdown erano soprattutto i consumatori ad acquistare computer, ora a guidare il mercato sono le aziende. La spiegazione è semplice: la rivoluzione del mondo del lavoro imposta dalla pandemia di coronavirus ha spinto molte aziende a considerare come la nuova normalità lo smart working, la collaborazione da remoto e quindi anche se in molti stanno tornando in ufficio non si tratta di un ritorno al passato. Servono pc portatili e performanti (in grado di gestire bene, per esempio, le videoconferenze).

Hp va in rally. L'effetto Covid-19 sui pc non è finito neppure per Dell

La tendenza è evidenziata chiaramente dal declino del 3% registrato da Hp nelle vendite di pc consumer, a fronte del rimbalzo del 25% annuo per quelli enterprise. Meno netta la differenza per Dell, che ha invece segnato un'espansione del 40% nei pc per le aziende contro il 32% di quelli consumer. "Il nostro focus di lungo periodo su segmenti più stabili e di valore più elevato del mercato è ciò che aiuta a guidare i nostri risultati coerenti. Circa l'80% delle entrate del settore e quasi tutta la crescita provengono da pc commerciali e consumer premium, ed è qui che ci concentriamo", ha sottolineato Jeff Clarke, chairman di Dell citato da MarketWatch. Ovviamente a sostenere le vendite in ambito aziendale è anche il turnover dei desktop (sempre meno usati comunque), rimandato per tutto il tempo del lockdown.

Effetto Covid-19 prosegue ma ora a comprare i pc sono le aziende

Hp ha comunicato per il quarto trimestre dell'anno fiscale 2021, una crescita dei ricavi netti del 9% annuo a 16,7 miliardi di dollari, contro i 15,4 miliardi del consensus di FactSet. Nei tre mesi i profitti netti sono rimbalzati da 668 milioni, pari a 49 centesimi per azione, a 3,1 miliardi, e 3,71 dollari. L'eps rettificato si è attestato a 94 centesimi, contro gli 88 centesimi del consensus di Refinitiv. E la crisi dei chip? C'è ancora. Enrique Lores, chief executive di Hp, ha ammesso che la società si aspetta che la carenza di componenti rimanga un problema almeno fino alla prima metà del nuovo anno fiscale. Intervistato da Barron's, Lores ha sottolineato come Hp continui a registrare una domanda superiore all'offerta e che i ricavi, di trimestre ed esercizio, sarebbero stati superiori senza la crisi dei chip.

Hp in rally e l'effetto Covid-19 sulle vendite di pc tocca anche Micron

Ventata d'ottimismo che si è concretizzata nel rally del 15% toccato da Hp nel mercato esteso a Wall Street (la seduta di martedì si era chiusa già in rialzo dello 0,81% al Nyse). Prima ancora delle trimestrali di Hp e Dell la conferma del fatto che le vendite di pc fossero tutt'altro che in declino era arrivata da Mizuho. Vijay Rakesh, analista dell'istituto nipponico,ha infatti restituito il buy al titolo Micron Technology dopo che lo scorso 20 ottobre aveva declassato a neutral il rating del gruppo dell'Idaho, specializzato in chip di memoria. Rakesh ha dichiarato di attendersi per i prezzi delle memorie trend migliori del previsto nei primi due trimestri del 2022. "Riteniamo che il secondo semestre 2022 potrebbe vedere un'ulteriore stabilizzazione se le tendenze dei pc continueranno a sovraperformare", ha spiegato l'analista di Mizuho. (Raffaele Rovati)