Nessuna novità e ancora indicazioni ribassiste dalla trimestrale di Intel che, come successo anche nel precedente periodo, fa meglio delle attese di Wall Street ma fornisce una guidance deludente e, soprattutto, mostra segnali preoccupanti per il cruciale mercato dei data-center, proprio ora che la concorrenza si fa più agguerrita. 

Intel batte le attese ma frena nel profittevole business dei server

Nel primo trimestre il colosso dei chip di Santa Clara ha infatti registrato un crollo del 20% annuo dei ricavi generati dai processori per server, a 5,7 miliardi di dollari, contro i 5,9 miliardi attesi dal mercato. Performance che incorpora una contrazione del 14% annuo dei prezzi di vendita e che è la peggiore dell'ultimo anno. Il business dei data-center è assai profittevole e dovrebbe garantire una crescita anti-ciclica (anche se le attività in ambito enterprise possono essere state limitate dalla pandemia di coronavirus, l'espansione delle infrastrutture cloud non è certo in rallentamento, anzi). Il chief executive Pat Gelsinger considera il passo falso sui server assolutamente temporaneo ma per gli analisti è il chiaro segnale di un recupero della storica rivale Advanced Micro Devices (Amd). Il tutto mentre Nvidia ha appena annunciato il primo chip per data-center basato su architettura Arm (quelli a tecnologia X86 di Intel attualmente rappresentano il 95% del mercato dei server). 

Crollo nei server. A Intel non basta la crescita dei chip per pc

Complessivamente Intel è comunque riuscita a fare meglio delle attese, nonostante il crollo dei profitti netti da 5,7 miliardi, pari a 1,31 dollari per azione, a 3,4 miliardi, e 82 centesimi. Crollo in parte legato ai 2,2 miliardi di voci straordinarie (tra cui costi di ristrutturazione). Su base rettificata l'eps è infatti calato solo da 1,45 a 1,39 dollari, a fronte di ricavi scesi da 19,8 a 19,7 miliardi. Il consensus di FactSet era invece per 1,15 dollari e 17,8 miliardi rispettivamente. Intel, però, delude anche sulla guidance: per il secondo trimestre, infatti, la stima è di un utile per azione di 1,05 dollari, contro gli 1,09 dollari del consensus di Refinitiv. Abbastanza per spingere in declino di oltre il 2% il titolo in after market al Nasdaq.

Per Wall Street il problema di Intel è il ritorno della rivale Amd

Come al solito le note positive arrivano dal business principale di Intel, quello dei processori per pc (il mercato dei computer ha registrato un 2020 da record grazie ai lockdown), con ricavi in crescita dell'8% a 10,6 miliardi di dollari, contro i 10,2 miliardi previsti dagli analisti. Tuttavia non è abbastanza. Gelsinger cerca di convincere gli analisti che la situazione nei data-center è sotto controllo, che Intel è a conoscenza dei livelli d'inventario della clientela, la quale in gran parte sta ancora "digerendo e distribuendo i prodotti che abbiamo consegnato loro l'anno scorso". Wall Street spera che Gelsinger abbia ragione su questa "digestione", nota Therese Poletti di MarketWatch, ma certo qualche indicazione in più arriverà settimana prossima proprio dai risultati trimestrali di Amd. E sono in molti a credere che il problema principale di Intel sia proprio la sempre più forte concorrenza dell'altro big dei chip di Santa Clara.

(Raffaele Rovati)