Intel ha toccato un rally superiore al 6% in after market (la seduta di martedì al Nasdaq si era invece chiusa con un crollo del 3,28%), dopo che il colosso Usa dei semiconduttori ha annunciato un aggressivo piano d'espansione. Puntando a spingere la capacità produttiva per reclamare lo storico ruolo di leader del settore. Intel crede che la crisi dei chip, che sta creando non pochi problemi soprattutto all'automotive, possa essere una opportunità. E a poco più di un mese dall'entrata in servizio, il nuovo chief executive Pat Gelsinger ha annunciato investimenti per 20 miliardi di dollari per la "costruzione di un grande stabilimento" produttivo presso la sua struttura di Ocotillo, in Arizona, e ha anticipato ulteriori piani di espansione per quest'anno. Per capirci, nel 2020 il totale delle spese in conto capitale di Intel era stato pari a 14,3 miliardi di dollari.

Crisi dei chip opportunità per Intel che punta forte sulla produzione

L'accelerazione sul fronte manifatturiero arriva nel pieno di una crisi, quella del Covid-19, che ha in parte causato una carenza di semiconduttori sul mercato. Problema cui i governi occidentali vogliono porre rimedio. Nel suo Digital Compass, il programma della Commissione europea per "una trasformazione digitale di successo dell'Europa entro il 2030", Bruxelles si è data come obiettivo che entro il 2030 almeno il 20% della produzione globale di chip sia nel Vecchio Continente. Dall'altra parte dell'Atlantico il presidente Joe Biden, per aiutare i colossi di Detroit come General Motors (Gm), ha firmato un ordine esecutivo che punta ad assicurare agli Usa la fornitura di una serie di beni ritenuti critici. In questo ambito la Casa Bianca punta a riportare la manifattura dei chip in patria e per questo Biden ha chiesto che il Congresso approvi 37 miliardi di dollari di finanziamenti.

Per il big Usa serve output equilibrato dal punto di vista geografico

Intel probabilmente potrebbe trarre vantaggio dalla spinta di Biden ma Gelsinger ha spiegato che il suo piano non ne tiene conto. "È la strategia di Intel, punto", ha precisato, secondo quanto riporta MarketWatch. In ogni caso la strategia rimane rischiosa. A fine 2020 Third Point, l'hedge fund attivista di Daniel Loeb, aveva iniziato a fare pressione perché vengano valutate le opzioni strategiche disponibili. E Loeb considera ormai persa la battaglia sulla produzione. Intel non sembra però essere d'accordo e anzi con il suo investimento punta a proporsi come foundry, produttore di chip conto terzi. "La maggioranza della capacità produttiva all'avanguardia è concentrata in Asia, mentre l'industria necessita di un output più equilibrato dal punto di vista geografico", aveva dichiarato Gelsinger già lo scorso 15 febbraio, quando aveva preso il timone di Intel. Gelsinger ha anche fatto capire che il gruppo californiano potrebbe sviluppare capacità aggiuntiva nella Ue. Secondo Pat Moorhead, analista citato da Therese Poletti di MarketWatch, Intel dovrà convincere i suoi clienti, alcuni dei quali saranno probabilmente diretti concorrenti, che le loro proprietà intellettuali saranno al sicuro e che le esigenze di produzione di Intel stessa non faranno finire in secondo piano le loro.

(Raffaele Rovati)