ENI, la nota società dell'energia elettrica con oltre 30.000 dipendenti sparsi in tutto il mondo, e Fincantieri, uno dei principali complessi cantieristici del mondo, hanno firmato un Memorandum of under-standing con l’obbiettivo di avviare una collaborazione di lavoro per l’individuazione di soluzioni per agevolare la transizione energetica.

A favorire l'accordo tra Eni e Fincantieri sono state le aree di comune interesse che le società hanno scoperto di sostenere. L’obiettivo dell’accordo è quello di sviluppare sinergie, come ad esempio la riduzione dell’impatto ambientale sia del settore marittimo, sia del settore energetico: uno dei progetti da avviare sarà quello di favorire la graduale decarbonizzazione degli ambiti energetici, dei trasporti e dell’economia circolare.

Secondo quanto stabilito dall'accordo tra Eni e Fincantieri, entrambe le società condurranno uno studio preliminare per individuare le aree di comune interesse su cui lavorare. Una volta effettuato lo studio e trovate le aree su cui agire, saranno attivati dei progetti congiunti sia nell'innovazione tecnologica che nell'innovazione industriale.

Ma il percorso di Eni e Fincantieri sarà davvero così lineare? Riuscirà alla nota società dell'energia elettrica e del petrolio ad abbandonare la vecchia via e trasformarsi in una società dall'impatto green? Ed inoltre quali saranno i prossimi passi della società? Quali saranno i progetti che ENI e Fincantieri riusciranno a completare insieme?

Accordo Eni e Fincantieri: transizione energetica o semplici interessi economici?

Secondo il parere dell'Amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi,

“Eni sta compiendo un percorso di trasformazione che la porterà al completo abbattimento delle proprie emissioni nette. Basato su tecnologie che abbiamo già reso operative a livello industriale o in grado di diventarlo nel breve termine.”

Sembrerebbe infatti dalle parole dell'amministratore delegato che la nota società dell'energia elettrica stia investendo in ricerca e sviluppo con l'obiettivo di raggiungere la totale decarbonizzazione. Questo progetto però, secondo la nota società dell'energia elettrica, va condiviso con le altre eccellenze industriali del territorio. 

Dopo la creazione da parte del governo Draghi del Ministero per la transizione ecologica, e dopo l'ultimatum lanciato dall'Europa di eliminare la produzione delle auto a combustione entro il 2050, molte società come Eni stanno cominciando a adeguarsi al cambiamento attraverso l'attivazione di progetti per la transizione ecologica.

Secondo Claudio Descalzi, amministratore delegato di ENI, la transizione energetica è prima di tutto una transizione tecnologica e solamente le compagnie che avranno la capacità di fare squadra potranno guidare il cambiamento verso la transizione ecologica.

L’Europa ed il mondo verso la transizione ecologica

Ma sarà davvero così? Dopo l'ultimatum lanciato dall'Europa per ridurre le emissioni di CO2 dopo aver dichiarato agli Stati di voler ridurre la produzione di auto a combustione entro il 2050, le maggiori industrie dell'energia e del petrolio sembravano non essere d’accordo con la decisione presa dall'Europa.

Fu molto criticata, infatti, questa presa di posizione, per cui è logico domandarsi se quest’accordo tra Eni e Fincantieri abbia davvero delle finalità ecologiche o sia soltanto un modo per tappare le bocche di qualcuno. 

Famose sono ormai le lotte legali tra Eni e Legambiente. La società dell'energia elettrica e del carbone e l'associazione per la difesa dell'ambiente hanno intrapreso più volte delle lotte legali a causa alcune pubblicità ingannevoli create da Eni.

Dopo la segnalazione presentata da Legambiente contro EniDiesel+, l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha disposto a carico di ENI una multa di 5 milioni di euro per “pratica commerciale ingannevole”.

In particolare, la pubblicità denunciata da Legambiente riguardava il prodotto EniDiesel+, ovvero il carburante conveniente ed eco friendly pubblicizzato da ENI, ma che in realtà di green aveva soltanto il nome e nemmeno quello. 

Sono questi precedenti a fare sorgere dei dubbi.

Legambiente contro Eni: caso di Greenwashing

Per il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, la sentenza emanata dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato è stata storica, ovvero senza precedenti. Grazie a questa decisione, per la prima volta in Italia si parla di Greenwashing, ovvero di ecologismo di facciata, ai danni dei cittadini e dei consumatori.

Secondo il sito https://www.climatechangeisreal.it/

“il brand che fa Greenwashing si attribuisce meriti che non ha nella lotta alle problematiche ambientali, ponendosi come unico fine il godimento dei benefici legati alle etichette bio, eco, green, presso l’opinione pubblica e i media.”

La Commissione europea si è invece espressa più volte riguardo il tema del Greenwashing e della concorrenza sleale attuata da certi brand e società, in difesa dei consumatori. La Commissione europea fa riferimento a termine appropriazione indebita di virtù ambientaliste.

Inerente all'argomento è il video di Will Media:


L’obiettivo? Come potrete intuire, farsi pubblicità e godere di tutti i benefici del green. 

Ma la tutela dell'ambiente non è una moda passeggera, ma un'ideologia che pretende d’essere presente nel nostro futuro in maniera permanente. 

Ma allora cosa ci sta dietro l’accordo tra Eni e Fincantieri? Non è ancora chiaro, secondo gli ambientalisti. Gli attivisti di Legambiente, però, dicono sempre che le bugie hanno le gambe corte e che se ci fosse qualche discrepanza, Legambiente sarebbe subito pronta a denunciarla.

Ma quali sono state le opinioni di Fincantieri in questo accordo? Secondo l'Amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, l'accordo avrà un peso determinante nella nuova economia circolare che andrà definendosi nei prossimi anni.

Ma vedremo se sarà realmente così.

Eni, migliore società esplorativa del settore

Ma vediamo di conoscere nel dettaglio la società.

Di cosa si occupa Eni? Eni è una società integrata di distribuzione dell’energia e del petrolio. Essa gestisce diverse basi stanziate in 67 paesi nel mondo, con oltre 30.000 dipendenti. La nota società si è qualificata per anni come migliore società esplorativa del settore.

Essa, infatti, svolge attività di esplorazione, sviluppo ed estrazione di olio e gas naturale in 43 paesi del mondo. Si occupa dell'estrazione e della distribuzione di olio e di gas naturale, GNL ed energia elettrica in 28 paesi. Inoltre, si occupa della commercializzazione di carburanti e lubrificanti in 33 paesi del mondo.

Gli impianti di perforazione di Eni sono un po' sparpagliati in tutto il mondo, a partire dal Golfo del Messico, al Venezuela, all'Oceano indiano, finanche al Mar Caspio e al mare di Barents, al largo della Norvegia. 

Altri impianti di perforazione si trovano di fronte le coste africane del Ghana e nel Mozambico. 

E invece in Italia? Anche nel Mar Mediterraneo non mancano impianti di perforazione targate Eni. Essi si trovano nell'Adriatico e nello Ionio, ma anche in Basilicata e in Sicilia, nei paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, in Egitto, Libia, Libano e Cipro. Per non parlare dell'Algeria, Tunisia, Oman e Iraq. Ma anche in Pakistan e in Myanmar. 

Oltrepassando le nostre coste un po’ più a nord troviamo impianti di estrazione anche in Russia e nel Turkmenistan, ma anche nel Regno Unito come anche in Amazzonia e nell’Ecuador.

Eni, verso la transizione ecologica o collezionista di primati di produzione da petrolio?

La policy di Eni è molto chiara, ovvero quella di fornire il proprio contributo alla transizione energetica verso un futuro low carbon. Ma i fatti sono un po’ diversi perché mentre in tutto il resto del mondo si parla di decarbonizzazione e di adattamento alla transizione energetica, Eni stabilisce ogni anno nuovi record di produzione.

Solamente nel 2018 anni è riuscita a produrre 1, 9 milioni di barili al giorno, una produzione mai registrata prima di quell’anno. L’incremento è stato del 5% rispetto al 2017. 

Questo è stato lo scenario del 2018. Ma i numeri del 2020 sono leggermente scesi. A causa della pandemia e della crisi economica globale, Eni ha subito un crollo della produzione.

Secondo la World Energy Review, ovvero la rassegna statistica mondiale pubblicata da Eni ogni anno, nel 2020 la domanda mondiale di petrolio ha subito un crollo. Al suo posto, invece, è cresciuta la domanda di energia eolica e fotovoltaica.

Sarà forse questa la motivazione che ha spinto Eni a rafforzare la l'accordo con Fincantieri?

Di certo il crollo della domanda mondiale di petrolio e l'aumento invece della domanda di energia eolica e fotovoltaica ha fatto riflettere. Certamente si sta delineando la fotografia del nuovo mondo energetico, più volte annunciato e gridato a squarcia gola dagli ambientalisti.



La pandemia e il crollo del 2020: ma non per il Green!

Il calo registrato nel 2020 durante la pandemia non si vedeva dalla Seconda guerra mondiale. Un calo simile a quello del 2020 si è visto soltanto nel 2009, all'indomani della crisi finanziaria. Di conseguenza, la produzione ed il futuro del petrolio hanno le ore contate.

In particolare, la World Energy Review si divide in tre parti: la prima parte è dedicata ai dati riguardo la domanda e l'offerta di produzione dei greggi e della raffinazione del petrolio; la seconda parte, invece, è riservata al commercio e ai prezzi, in particolare al mercato del gas naturale; Infine, la terza parte si focalizza sulle fonti rinnovabili, sul fotovoltaico, solare ed eolico. Un focus particolare sulla produzione di biofuel.

Il dato più importante lo abbiamo riscontrato nella terza parte della World Energy Review riferita alla produzione e alla vendita di energia verde. La rassegna, in particolare, ha evidenziato che il settore green è stato quello meno colpito dalla crisi pandemica. 

In particolare, il settore ed eolico nel 2019 ha raddoppiato le sue installazioni, raddoppiando ovviamente la sua capacità di produzione energetica. L'Italia solamente nel 2020 è riuscita da sola a produrre 160 megawatt di energia eolica. Un dato importantissimo da non sottovalutare.

Anche il settore fotovoltaico ha raggiunto dei buoni risultati. L'Italia nel 2020 è riuscita a produrre 729 megawatt solari.

In sostanza, la rassegna dimostra che mentre la domanda di petrolio e gas diminuisce, quella delle energie green, invece, aumenta anche nei periodi di maggiore crisi.