Il Louvre revisiona il proprio sito web e si dota di un nuovo portale, attraverso il quale è possibile avere accesso alla consultazione di un patrimonio artistico senza eguali.

Il database delle collezioni, aggiornato su base quotidiana da un team di esperti curatori, vanta attualmente oltre 480.000 opere d’arte, che fanno parte degli inventari del Louvre, del Musée National Eugène-Delacroix, comprese le sculture del Giardino delle Tuileries.

In attesa della riapertura dei musei sopracitati, attualmente ancora serrati causa pandemia, l’opportunità di godersi Caravaggio, Michelangelo, Rubens, Raffaello, Tiepolo, Mantegna, Leonardo da Vinci e tante altre eccellenze, comodamenti sdraiati sul divano di casa propria non andrebbe sprecata. La fruizione digitale di questa esperienza, potrebbe rivelarsi più rosea delle aspettative. Niente orde di turisti, ressa, tempi contingentati e oltretutto gratis. 

Inoltre, il nuovo portale mette in mostra anche le opere recuperate dopo la seconda guerra mondiale, chiamate MNR. Di cosa si tratta? Il Musées Nationaux Récupération  ha raccolto circa 2000 oggetti d’arte recuperati al termine della seconda guerra mondiale in Germania. Alcuni di essi sono già stati restituiti ai legittimi proprietari o ai loro discendenti, mentre altri sono ancora in attesa di assegnazione.

Come riportato dal sito Musées de Reims infatti:

Durante l'occupazione tedesca, si stima che 100.000 opere e oggetti d'arte siano stati saccheggiati principalmente da famiglie ebraiche coperte da leggi razziali (furto, saccheggio, confisca da parte del regime di Vichy, vendita forzata per circostanze, ecc.). Dopo la guerra, più di 60.000 opere trovate in Germania furono restituite alla Francia; la Commissione per il Recupero Artistico istituita nel 1945 ne restituì quasi 45.000 fino al 1949. Circa 13.000 opere considerate non restituibili furono vendute dal demanio. Le restanti 2.000 opere sono state depositate nei musei nazionali o regionali in attesa della restituzione". 

Infine, la versione digitale del patrimonio artistico del Louvre, incorpora anche informazioni su opere d’arte che risultano in prestito ad altri enti francesi o all’estero, nonché in deposito. Ecco perché la visita digitale è adatta a chi si approccia per la prima volta al museo, ma anche a coloro che, pur avendolo visitato personalmente, sono alla ricerca di qualche chicca e curiosità. 

In questo video di HTC VIVE la presentazione di Mona Lisa: Beyond the Glass. 

Il portale delle collezioni del Louvre: struttura e layout 

Collections.louvre.fr offre un’esperienza di navigazione piacevole e funzionale, che ben si presta ad una ricerca specifica o a chi vuole perdersi nel catalogo infinito di opere artistiche.

Le categorie per l’eplorazione sono così suddivise:

  • Dipinti
  • Sculture
  • Mobilio
  • Prodotti tessili
  • Gioielli e ornamenti
  • Scrittura ed incisioni
  • Oggetti 

Il motore di ricerca, incluso quello avanzato, consente l’impostazione di numerosi filtri, che garantiscono la visualizzazione rapida dei risultati in base al periodo, categoria, collezione, artista, titolo dell’opera e molto altro ancora. Quest’ultimi possono anche essere esportati in formato csv.

Inoltre, ogni oggetto o opera d’arte schedata nel database delle collezioni del Louvre, è corredata da immagini, caratteristiche tecniche, riferimenti storici e bibliografici. Il sito è fruibile in francese ed inglese e dotato di una mappa interattiva del museo. 

Come riporta il sito connaissancedesarts, ecco la dichiarazione del Direttore Jean Luc Martinez in occasione dell’inaugurazione del nuovo portale:

Oggi il Louvre svela i suoi tesori, anche i più sconosciuti. Per la prima volta tutti potranno accedere, gratuitamente, dal proprio computer o smartphone, a tutte le opere custodite dal Louvre, siano esse esposte al Palazzo, in prestito o in deposito. La bellezza del nostro patrimonio è a portata di clic”. 

La resilienza del Louvre 

Il Louvre, tra le restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria e il blocco della mobilità che lo ha privato dei turisti internazionali, nel 2020 ha registrato un drammatico calo degli ingressi. Da 9,6 milioni di visitatori del 2019 si è passati a 2,7 milioni dello scorso anno. 

Eppure, ha saputo reagire dando vita ad iniziative coinvolgenti su più fronti e preso atto dello scenario negativo, ha colto l’occasione per apportare miglioramenti in attesa di un futuro più roseo.

A dicembre si è conclusa l’asta di lusso Bid for Louvre, organizzata da Christie's e Drouot, che ha raccolto 2,3 milioni di euro, mettendo in palio eventi esclusivi. Tra questi, una visita in solitaria al museo in compagnia del direttore Jean-Luc Martinez ed un tête-à-tête con la Gioconda in occasione della verifica annuale dell’opera da parte del personale tecnico. Ulteriori guadagni sono stati ricavati dalla vendita di prodotti creati appositamente per l’occasione dai partner di lusso, tra cui Louis Vitton, Cartier e Christian Dior. 

I proventi raccolti finanzieranno il Museum Studium, un progetto inclusivo che si focalizza sull’educazione artistica. 

Il Louvre oltre ad istituire il nuovo portare delle collezioni, ha colto l’occasione per fare un restyling del suo sito ufficiale, rendendolo fruibile dai dispositivi mobili, dopo aver constatato che il 60% della propria utenza lo consultava in questa modalità. Con un budget di 550.000 mila euro, il museo ha investito sulla revisione del sito, disponibile al momento in 4 lingue, arricchendolo di contenuti multimediali mirati ad un target di persone più generico rispetto al database. Le visite totali alla pagina web del 2020 ammontano a 21 milioni

Infine, il Louvre ha approfittato della chiusura forzata, per apportare migliorie nell’allestimento delle sale. Post.it riporta le dichiarazioni di Sebastien Allard, storico dell’arte e direttore del dipartimento dei dipinti 

"ll lockdown ci ha consentito di fare in cinque giorni quello che avremmo fatto in cinque settimane".

Tecnologie digitali dei musei

Risale al 2020, in occasione della mostra Leonardo da Vinci, la prima esperienza di realtà virtuale della Gioconda. L’app Mona Lisa in VR, scaricabile da Google Play Store e Apple Store, è disponibile in versione a 360 gradi, oppure in VR se si è muniti di apposito visore Cardboard.

La pandemia Covid 19 del resto, non ha fatto altro che accelerare in ambito museale il processo di digitalizzazione, cogliendo impreparati tutti gli enti museali che non avevano ancora avviato un percorso in tal senso

A questo proposito, il sito agcult riporta la dichirazione di NEMO, la rete delle organizzazioni dei musei europei 

 “La digitalizzazione è un must piuttosto che un'opzione e recentemente le collezioni online si sono dimostrate risorse preziose durante la crisi. Tuttavia, il processo di digitalizzazione comporta spesso persistenti difficoltà finanziarie, numerose incertezze giuridiche e una chiara necessità di un adeguato sviluppo delle competenze”. 

In Italia, secondo i dati forniti dal giornaledellarchitettura, il 76% dei musei è presente su almeno un profilo dei social network. Solo un museo su quattro (24%), però, ha un piano strategico per l’innovazione digitale.

L’Istat (dati 2018) ha rilevato che solo l’11,5% dei musei statali ha effettuato la catalogazione digitale del proprio patrimonio. Quanto alla strumentazione digitale, il 43,7% dei musei statali ha un sito web, il 65,9% ha un account social, mentre solo il 9,8% offre la possibilità di una visita virtuale

Musei del calibro del Louvre e del British Museum invece, hanno iniziato a collaborare con startup specializzate in stampa VR e 3D, per rendere accessibili le loro mostre in digitale, ampliando la platea di visitatori virtuali. 

Inoltre, la digitalizzazione delle collezioni di arte, contribuisce ad abbattere gli ostacoli che l’utenza con disabilità, visiva e non,  può incontrare nella fruizione di una mostra tradizionale. Ad esempio, grazie all’esperienza tattile delle repliche 3D o al coinvolgimento in esperienze di realtà virtuale.

Lo sviluppo di queste tecnologie abbatte la distanza fisica tra l’opera d’arte e lo spettatore, che diviene parte integrante della scena. Attraverso soluzioni in realtà aumentata, l’utente può interagire con un oggetto, con l’ambiente circostante e con il contesto storico dell’epoca nella quale è immerso. La fruizione della mostra diviene quindi interattiva, dinamica e coinvolgente, paragonabile al mondo del gaming, ma nel settore artistico culturale

Ma qual’è la differenza tra realtà virtuale e realtà aumentata? Webmatico.it offre questa definizione:

“La realtà virtuale offre un’immersione totale in una realtà diversa, alternativa e richiede un supporto tecnologico (visori, caschi, controller, ecc.) molto più complesso di uno smartphone. L’utente tende a disorientarsi nel tempo e nello spazio”

“ La realtà aumentata aggiunge “cose” al mondo reale, è come un sesto/settimo senso, con una fruizione più semplificata ed è per questo, a mio avviso, una tecnologia più matura per un uso diffuso nei musei. Ci sono infatti molte indicazioni per usare la realtà aumentata nei musei, rendendo il pubblico protagonista, ma al centro del racconto”.

Le sperimentazioni digitali in corso in Italia e all’estero sono numerose. Alex Mayhew, artista digitale canadese, ha realizzato un’apposita app, che attraverso la videocamera di smartphone o tablet sui quali viene installata, consente l’interazione con quadri che prendono vita. L’esperienza di realtà aumentata di Reblink, rivisita in chiave moderna opere già note della Art Gallery di Ontario, attraverso un’innovativa modalità espositiva. Celebri ormai in tutto il mondo le installazioni del collettivo giapponese teamLab, che si avvale dei mezzi tecnologici più avanzati per incantare il pubblico. Dal sito ufficiale:

"teamLab è un collettivo artistico internazionale, un gruppo interdisciplinare di vari specialisti come artisti, programmatori, ingegneri, animatori CG, matematici e architetti la cui pratica collaborativa cerca di navigare nella confluenza dell'arte, della scienza, della tecnologia e del mondo naturale."