“Penso solo che si creino molta confusione e stranezze nell’avere un brand che ha lo stesso nome della sua app social. Penso sia utile che ci siano due relazioni separate, una con il brand principale e una con il singolo prodotto. [Meta] può renderlo possibile.”  

Così ha parlato Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, in un’intervista con The Verge.   

Ma per la prima volta in 17 anni Zuckerberg ha cambiato il suo titolo. Quasi un mese fa, infatti, il tanto parlato e a volte controverso personaggio, creatore di uno dei primissimi social media di successo è diventato CEO e presidente di Meta, il nuovo nome della società madre per Facebook.  

Il “metaverso” sostituisce Facebook   

Il rebranding aveva come obiettivo principale di confermare il gigante dei social media come uno strumento per il metaverso, la visione per il futuro dell’Internet secondo Zuckerberg e la priorità.   

A tirare i fili rimane sempre il CEO. Nell’intervista con The Verge, il grande capo ha, infatti dichiarato che, a differenza dei fondatori di Google che si sono fatti da parte nel 2015 quando l’azienda divenne parte della società finanziaria Alphabet, lui non ha alcuna intenzione di lasciare l’incarico.   

L'evento è solo un riconoscimento di un cambiamento che era già avvenuto all’interno dell’azienda. Mark Zuckerberg ha versato miliardi di dollari, almeno 10 miliardi solo quest’anno, nella costruzione del metaverso, una costosa e immersiva visione dell’internet che fino ad ora era rimasta circoscritta ai romanzi di fantascienza.   

I dettagli rimangono ancora pochi, un sistema unificato per gli account verrà introdotto e servirà a coprire tutte le app social dell’azienda. Si tratterà di una piattaforma e di un visore per accedere al metaverso e arriveranno poi altri dispositivi come Oculus Quest.   

L’annuncio delle nuove piattaforme

Il rebranding in Meta, annunciato quasi un mese fa, è avvenuto all’interno dell’annuale conferenza Connect dell’azienda ed è stata un progetto clandestino sin da quando i lavori sono cominciati sei mesi fa. I pochi dipendenti che hanno lavorato al progetto hanno dovuto firmare degli accordi di riservatezza e Zuckerberg ha rifiutato di rivelare ai giornalisti il nome del progetto prima della conferenza.     

Ha affermato di aver pensato ad un rebranding sin da quando aveva acquisito Instagram e Whatsapp, nel 2012 e 2014, ma solo nelle prime fasi di quest’anno si è reso conto che il momento opportuno era finalmente arrivato.     

Nessuna connessione con lo scandalo Facebook  

Zuckerberg si rende conto che il tempismo di questo annuncio è decisamente sospetto. Facebook è stata infatti nell'occhio del ciclone nei passati mesi per via delle dichiarazioni dell’ex dipendente Frances Haugen e i documenti riservati portati alla luce dalla talpa riguardo le policy di Facebook e la raffica di critiche che ne è susseguita.   

Facebook è forse la compagnia più sotto la lente d’ingrandimento nel mondo al momento e la sua popolarità ha subito un forte calo soprattutto agli occhi delle nuove generazioni. Molti considerano quindi il rebranding come una tattica per distanziare la società madre e Zuckerberg dalle accuse. 

A quanto detto da Zuckerberg:  

“[L’attuale ciclo di brutte notizie] non ha avuto a che fare con il lancio del nuovo brand. Anche se so che molte persone sono disposte a fare quel collegamento, io penso che sia ridicolo. Se non altro, penso che non sia tipicamente un ambiente in cui vorresti lanciare un nuovo brand.”  

Pubblicità nel metaverso   

Il rebrand di Facebook nelle Meta Platforms e la scommessa di Mark Zuckerberg su di queste come il prossimo grande fenomeno delle tecnologie social non cambia il fatto che la pubblicità rimane la fonte di guadagno più sostanziosa dell’azienda.   

Questo significherà che le pubblicità per come le vivono i consumatori al giorno d’oggi, come i cartelloni pubblicità in strada, verranno ricreati e riproposti all’interno dell’esperienza del metaverso.   

Zuckerberg descrive il metaverso come “un’incarnazione dell’internet” che, diversamente dall’internet di oggi, donerà un a sensazione di vissuto, “una sensazione di presenza” e brand come Nike, Disney e Gucci si stanno già impegnando per adattarsi a questo mondo.     

La pubblicità ha sempre incontrato il mondo con una tecnologia che è diventato i suoi occhi e orecchie. Nella prima ondata della pubblicità c’erano cartelloni e la stampa, poi la radio, la televisione con poi gli spot da 30 secondi e alla fine il World Wide Web negli anni Novanta.   

Ma già qualche anno fa il tempo speso davanti alla televisione ha cominciato a crollare e adesso le compagnie pubblicitarie vedono una possibilità nel metaverso, come sostituto, un mondo virtuale dove le persone possono interagire nella realtà virtuale con visori e altri dispositivi.   

La storia del metaverso     

Il termine “metaverso” era stato gia coniato da Neal Stephenson nel 1992 nel suo romanzo di fantascienza “Snow Crash,” in cui l'umanità ha deciso di interagire in uno spazio tridimensionale virtuale con degli avatar per scappare da una realtà distopica.   

Il romanzo ha avuto delle vendite record dopo che Facebook si è trasformato nelle Meta Platforms, sottolineando il suo obiettivo di “dare vita il metaverso e aiutare le persone ad essere connesse, trovare community adatte a loro e far crescere le proprie aziende.”     

I brand si muovono per entrare nel metaverso di Facebook 

Compagnie di videogiochi come Epic Games, gli sviluppatori di Fortnite, e Roblox sono stati pionieri nel trend del metaverso. Nike, che ha numerosi brevetti per poter vendere i propri prodotti nel metaverso, ha creato recentemente Nikeland con Roblox e praticamente tutte le aziende si stanno muovendo in maniera simile.   

“I nostri sforzi fino ad ora sono solo un prologo a un momento nel futuro in cui saremo capaci di intrecciare il mondo digitale e quello reale ancora più strettamente, permettendo uno storytelling senza limitazioni nel nostro personale metaverso.”  

Questa la dichiarazione del CEO di Disney Bob Chapek nella riunione con gli investitori del terzo trimestre. Seguono poi anche le opinioni di altri giganti come il miliardario uomo d’affari Orlando Bravo, cofondatore e socio dirigente della ditta di private equity Thomas Bravo che ha detto alla CNBC:   

“Il metaverso è la nuova frontiera così come i social network lo sono stati quando abbiamo cominciato. È inevitabile e probabilmente sarà una rivoluzione.”  

Come monetizzare il metaverso?   

Ora, la domanda che è nella testa di tutti è come riuscire a monetizzare l’attenzione degli utenti in questa nuova forma di media. La pubblicità è sempre stato un ostacolo, un’interruzione nell’esperienza dell’utente, ma gli esperti vogliono creare qualcosa di diverso per il metaverso.   

In una prima fase, i dirigenti hanno pensato che i brand erigeranno semplicemente dei cartelloni digitali in questo nuovo universo. Il template può essere trovato anche in numerosi videogiochi come Tiki-Taka Soccer e FIFA Mobile, dove i pannelli riescono ad aumentare la brand awareness e a dare maggiori informazioni riguardo il prodotto nel caso l’utente sia interessato.    

“Sarà molto simile a quello che abbiamo oggi nel mondo reale,” ha detto Jason Velliquette, vicepresidente esecutivo di R3, agenzia di consulenza di marketing digitale. Così come al momento abbiamo cartelloni sulle strade, nel futuro i brand potranno comprare i loro slot per posizionare i loro prodotti in un ambiente 3d o Meta.”   

Veliquette pensa che ci saranno dei sistemi all’interno del metaverso che permetterà di produrre e pubblicare beni. Questo significa che se un’azienda di servizi finanziari come la Citybank decidesse di costruire uno stand dove insegnare educazioni finanziaria, lo potrebbe fare. Anche se in un mondo virtuale potrebbe avere maggior fortuna con gli influencer.    

“All’interno di Twitch, ci sono influencer che hanno questi canali e seguito enormi,” continua, “Si potrà ancora andare ad eventi, seminari e seguire queste persone. E, allo stesso tempo, i brand potranno collaborare con vari influencer per riuscire a fare il botto nello spazio del metaverso.”   

Product placement nel metaverso di Facebook  

La pandemia aveva già forzato molti brand a sperimentare con le tecnologie video più recenti e app per provare vestiti e cosmetici virtualmente; quindi, la moda sarà sicuramente uno dei primi settori che si butterà nello sviluppo di soluzioni per il metaverso.   

“Quando le persone cammineranno in giro come avatar e quasi sicuro che decideranno di vestirsi con brand come Nike, Balenciaga o Gucci e Levi’s. Non importa cosa, ma ci sarà una moda virtuale,” ha dichiarato Max Pinas, direttore artistico presso Dept, un’agenzia digitale internazionale.   

Il mondo virtuale di Nike all’interno della piattaforma Roblox è stato modellato sulle forme della sede principale dell’azienda. Mentre è sicuro che il mondo avrà al suo interno minigiochi per gli utenti come il dodgeball, Nike vorrebbe poi introdurre uno showroom digitale che abbia atleti e prodotti al suo interno.    

Alcuni esperti del mondo della pubblicità dicono che gli sforzi di successo all’interno del metaverso dovranno considerare che le persone vi entreranno per sfuggire al mondo reale. Questo significherà che le pubblicità al suo interno non dovranno ricordare quelle che ognuno di noi vede ogni giorno, ma dovranno portare qualcosa di diverso.  

Lewis Smithingham, direttore per le soluzioni creative alla Media.Monks:  

″I tempi del minimo sforzo-massima resa sono finiti e i brand dovranno ridefinire il loro modo di interagire con il proprio pubblico. Nel metaverso, i brand devono riuscire a trovare un equilibrio tra l’essere presenti, autentici e offrendo un’utilità e significato alle persone tramite creatività e innovazione tecnologica. In breve, dovranno creare delle esperienze che le persone vogliano veramente.”   

I lati negativi della novità  

Ma non tutti sono entusiasti della novità. Degli esperti hanno detto a Business Insider che il metaverso potrebbe creare una frattura nella realtà come la vediamo ora. I brand e le aziende potranno offrire alle persone un mondo personalizzato che gli dia quello che desiderano e così facendo potrebbero aggravare la polarizzazione politica già presente.   

I social media hanno già creato problemi enormi per la società e hanno modificato la percezione della realtà, offuscando la linea di demarcazione fra ciò che esiste e cio che non è reale. Louis Rosenberg, un veterano dello sviluppo della realtà aumentata e CEO di Unanimous AI, pensa che il metaverso non farà che peggiorare la situazione. Ma sembra inevitabile.   

"Invece che essere da soli nelle nostre bolle di informazioni, saremo segmentati nelle nostre personalissime realtà.”