Dal 27 ottobre scorso Facebook ha un nuovo nome: si chiama Meta, come il prefisso greco che significa "dopo", o meglio ancora "oltre" (come in "metafisica").

L'idea di Mark Zuckerberg, in effetti, è proprio quella di voler andare oltre, di abbandonare il passato e tutto ciò che conosciamo della piattaforma leader del mondo social, per proiettarsi invece nel futuro. Un futuro che, lo dice il nome stesso, dovrà essere improntato sul concetto di metaverso.

Ma andiamo con ordine. Il rebranding progettato dal CEO del colosso di Menlo Park poggia le sue basi su piani differenti ed estremamente interconnessi.

Da un lato c'è la volontà di uscire da una situazione divenuta molto complessa a causa di numerose polemiche e scandali che negli scorsi mesi hanno coinvolto Facebook, dal discorso legato alle problematiche della privacy fino a vere e proprie accuse formali da parte dei suoi stessi ex dipendenti. Un rebranding, in circostanze simili, può certamente rappresentare una comoda via d'uscita.

Dall'altra parte è riduttivo pensare ad un personaggio come Zuckerberg che adotta una strategia così difensiva per difendere la reputazione della propria azienda. Ed infatti c'è dell'altro dietro alla trasformazione in Meta. Precisamente, c'è il tentativo di essere i primi a prendere una posizione all'interno del cosiddetto metaverso, che sempre più addetti ai lavori considerano essere il futuro dell'universo digital.

Cosa sia il metaverso ce lo spiega molto bene questo video tratto dal canale YouTube Matteo Flora, dove troviamo anche una descrizione precisa dei concetti di branding, reputazione e gestione della crisi in ottica Facebook/Meta.

 

Con Meta, Facebook si proietta nel futuro

Se il metaverso diventerà veramente un punto fermo in futuro, è evidente che per le aziende che operano nel digitale, soprattutto per i colossi come Facebook, diventerà determinante riuscire a prendere una posizione dominante all'interno del contesto di mercato.

Cambiare il proprio nome in Meta rappresenta solo un piccolo tassello di un mosaico ben più complesso, che vede la compagnia di Zuckerberg avere già 10mila persone che lavorano su progetti legati alla realtà aumentata ed alla realtà virtuale, nonché altre 10mila in procinto di venire assunte in Europa proprio per dedicarsi allo sviluppo del progetto metaverso.

Del resto, lo stesso Zuckerberg è stato molto esplicito nella sua Founder's Letter rilasciata online proprio il giorno dopo la nascita di Meta, dichiarando:

Siamo all'inizio di un nuovo capitolo di internet, ed è un nuovo capitolo anche per la nostra compagnia. [...] La piattaforma del futuro sarà ancora più immersiva - un internet reincarnato dove ti trovi dentro l'esperienza, non ti limiti a guardarla. Chiamiamo questo ambiente il metaverso, e toccherà ogni prodotto che costruiamo.

La caratteristica principale del metaverso sarà la sensazione di presenza - come se ti trovassi proprio lì con un'altra persona o in un altro luogo. Trovarsi veramente in presenza di un'altra persona è il più grande sogno della tecnologia social. Questo è il motivo per cui siamo focalizzati sul costruirlo.

Meta: un rebranding riuscito?

Le parole di Zuckerberg sono come sempre molto coinvolgenti, e l'intento legato al metaverso è decisamente intrigante. Ma, alla fine, molti addetti ai lavori, così come i semplici utenti del fu Facebook, si domandano se il rebranding sia effettivamente stata una mossa saggia e necessaria. È naturalmente troppo presto per trarre le somme, tuttavia gli esperti di comunicazione si sono molto divisi su questa scelta.

Alcuni sono stati piuttosto critici a riguardo. Yat Siu, proprietario e co-fondatore di Animoca Brands, ha definito quello di Facebook un metaverso finto.

Quello che Facebook sta facendo con meta... è un "finto metaverso", a meno che non ci diano qualche vera descrizione di come possiamo usufruirne. Fino ad allora, è solo Disneyland. È un bellissimo posto dove trovarsi, ma probabilmente non vorremmo realmente viverci. Non è il tipo di posto in cui è davvero possibile costruire un business.

Questa disamina, dunque, punta il dito sulla poca chiarezza che circonda il metaverso e tutto ciò che vi gravita attorno. E se è poco chiaro per addetti ai lavori di provata esperienza, figuriamoci per le persone comuni o per le piccole imprese. È evidente che, se il futuro del digitale sarà davvero quello prospettato da Zuckerberg, si tratta di un futuro che è ancora molto, molto lontano, e questo è un dato di fatto.

Il metaverso e la pandemia

D'altro canto, però, c'è anche chi ha lodato il coraggio del rebranding di Facebook, soprattutto per quanto riguarda le tempistiche scelte.

Puntare infatti sul concetto di metaverso in un contesto di normalità poteva apparire poco realistico. Ma all'interno di un biennio caratterizzato dalla pandemia di Covid-19 può invece rappresentare un valore aggiunto.

Se parliamo di presenza virtuale, in effetti, quale periodo migliore di questo per far comprendere al pubblico l'importanza di poter lavorare da remoto, di potersi connettere con i propri colleghi senza muoversi di casa, operando all'interno di un ambiente completamente virtuale?

Ecco che considerando questi concetti diventa più chiara l'utilità non solo di agire da pionieri per accaparrarsi un posto d'onore nel futuro del mercato digitale, ma anche di trasformare il proprio nome per cambiare radicalmente la direzione stessa della compagnia

Nessuno potrà possedere il metaverso, questo è evidente. Come nessuno può possedere internet. Ma il modo in cui le aziende si posizioneranno all'interno del metaverso farà la differenza per stabilire le posizioni di forza sul mercato.

Creando Meta, Zuckerberg ha fatto una puntata decisiva, una mossa audace e rischiosa, un vero e proprio all-in di stampo pokeristico: l'intero brand (e parliamo di uno dei brand più importanti al mondo) sta convergendo e lavorando proprio allo scopo di arrivare per primi alla terra promessa, a questo nuovo mondo virtuale che si prospetta per gli anni a venire.

Nuove sfide per Meta

Che si tratti di una mossa azzardata allo scopo di coprire altri problemi, oppure di una strategia ben riuscita per riposizionarsi sul mercato digitale, in ogni caso il rebranding che ha portato alla nascita di Meta dovrà fare i conti con una serie di sfide non semplici da affrontare.

Il primo aspetto chiave da considerare riguarda il fatto che non è assolutamente detto che il core business di Facebook ed i principi che ne guidavano l'azione possano funzionare anche con Meta all'interno del metaverso.

Ad esempio, come alcune analisi hanno sottolineato, su Facebook avere un network molto ampio e tante interazioni con altri utenti rappresenta un elemento positivo. Su Meta, e nel metaverso in generale, non è detto che valga la stessa regola. Anzi, c'è chi pensa che l'approccio giusto potrebbe prevedere di interagire con una cerchia di utenti più ristretta e selezionata, per creare una sorta di club decentralizzato e selettivo.

Un altro elemento da considerare riguarda un po' la storia delle compagnie del ramo tecnologico. È molto difficile, infatti, cambiare radicalmente e drasticamente il proprio paradigma. Ovvero, se un'azienda diventa leader del proprio settore (ad esempio Facebook in ambito social) non è scontato riuscire a trasportare in un nuovo ambiente quelle caratteristiche che la hanno portata al successo. Anche se in questo caso parliamo di un mercato, quello del metaverso, i cui confini sono per tutti un qualcosa di nuovo ed inesplorato. 

C'è poi infine da considerare quelli che sono gli utenti principali che operano su Facebook in questo momento. Dal punto di vista demografico, parliamo di persone che tendenzialmente hanno dai 35 anni in su (un'età che coinvolge poco più del 50% degli user di Facebook negli Stati Uniti).

Esistono in questo senso altre piattaforme, ad esempio Snapchat, che riescono mediamente ad intercettare un target di pubblico decisamente più giovane, il che può portare un grande vantaggio nel lungo periodo o nel contesto di un mutamento radicale del mercato, come nel caso del metaverso. Il quale, dunque, può costituire un'opportunità maggiore per chi insegue piuttosto che una compagnia leader del proprio settore. 

Meta, i primi giudizi

Come detto, è davvero impossibile esprimere oggi dei giudizi definitivi sul rebranding di Facebook/Meta e, soprattutto, sul futuro del metaverso.

Non per essere eccessivamente democristiani, ma è evidente che esistano delle buone ragioni sia tra le argomentazioni di chi è piuttosto scettico sulle prospettive di questo esperimento (poca chiarezza, concetti ad oggi molto fumosi e che rimangono sulla carta), sia tra chi invece vede di buon occhio uno sviluppo tecnologico che vada nella direzione di un nuovo mondo virtuale e interattivo, un po' sullo stile di OASIS in Ready Player One.

Quel che è certo è che sono in molti, anche tra gli addetti ai lavori, a sorridere ed a considerare quella di Zuckerberg una visione irrealistica e senza fondamento, destinata a rivelarsi una bolla di sapone.

Può darsi che effettivamente il metaverso, così come lo intende il CEO di Meta, non vedrà mai la luce. Ma la realtà è che le visioni di un personaggio come Zuckerberg non vanno mai prese sottogamba, non solo per la competenza e la capacità di intuire nuove strade per il mercato digitale, ma anche perché possiede tutti i mezzi necessari, a livello economico e mediatico, per poter sviluppare la propria visione nel corso dei prossimi anni.

Sì, perchè l'arco temporale affinché Meta possa raggiungere gli obiettivi sperati non è di pochi mesi, e nemmeno di uno o due anni, ma arriva quantomeno fino alla fine di questa decade. Un lasso di tempo lungo quanto un'era geologica, in un mercato come quello digitale dove generalmente tutto può cambiare nel giro di poche settimane.

Solo allora si potranno davvero tirare le somme definitive sul "progetto metaverso", e stabilire se davvero si dimostrerà un qualcosa di rivoluzionario, destinato ad entrare nella vita quotidiana del pubblico.

Se così sarà, ci ricorderemo del giorno della nascita di Meta, che, come abbiamo visto, in greco indica qualcosa in grado di andare "oltre". In ebraico però questo termine ha un altro significato: è un aggettivo femminile che significa "morta".

Due traduzioni opposte ed un lungo cammino davanti: soltanto il futuro potrà dirci quale delle due sarà quella con cui ricorderemo il rebranding di Facebook.