Micron Technology aveva limitato le perdite martedì, chiudendo in declino del 2,77% contro il 2,83% di flessione del Nasdaq. La seduta da dimenticare di Wall Street era stata pessima per il settore tecnologico (Microsoft il titolo peggiore del Dow Jones Industrial Average, con un calo del 3,62%) ma ancora di più per il segmento dei semiconduttori: crollo superiore al 6% per Applied Materials (performance più negativa dell'S&P 500) e Advanced Micro Devices (Amd), e di oltre il 5% per Xilinx, Lam Research e Nxp Semiconductors. In after market, però, Micron segnato una flessione di più del 4% in scia a una trimestrale da record che si è accompagnata a una guidance deludente. I numeri di Micron, che è specializzata in memorie, confermano quanto anticipato dagli analisti: l'effetto Covid-19 sta finendo e per quanto riguarda le memorie questo comporterà un calo dei prezzi di vendita.

La guidance di Micron conferma la fine dell'effetto Covid-19

Micron aveva fatto le sue fortune lo scorso anno proprio sull'impennata dei prezzi delle memorie, effetto collaterale (come l'assai nota crisi dei chip) del boom della domanda di prodotti di elettronica (per Micron soprattutto personal computer) causato dalla pandemia, dai lockdown, dal telelavoro, dalla didattica a distanza. Per gli analisti, però, la festa sta finendo soprattutto per le Dram, le memorie abitualmente usate in pc e server che sono il business principale di Micron, anche se non l'unico. Le vendite di pc rallentano e la conseguenza sarà un calo del prezzo delle Dram. "Riteniamo ancora che la domanda al di fuori dei pc rimanga sana e non pensiamo che l'industria delle Dram abbia creato un eccesso d'offerta, che è il fattore più importante nel mantenere una visione rialzista", scrivevano gli analisti di Raymond James, citati da MarketWatch, prima della presentazione dei risultati di Micron.

Fine dell'effetto Covid-19 su pc e memorie. Micron crolla al Nasdaq

Raymond James, va sottolineato, aveva confermato lo strong buy per il titolo Micron, ma ne aveva ridotto il prezzo obiettivo da 120 a 100 dollari, comunque il 37% sopra alla chiusura di martedì al Nasdaq. Intanto nel quarto trimestre dell'esercizio 2021 (chiuso lo scorso 2 settembre) Micron ha registrato profitti netti per 2,72 miliardi, pari a 2,39 dollari per azione. Su base rettificata l'eps è più che raddoppiato da 1,08 a 2,42 dollari, a fronte di ricavi rimbalzati di oltre il 36% a 8,27 miliardi. Performance più che positiva che si confronta con i 2,33 dollari e gli 8,23 miliardi del consensus di FactSet.

Nonostante la fine dell'effetto Covid-19 Micron è ancora un buy

La guidance, però, non fa altrettanto. Il gruppo dell'Idaho per l'attuale trimestre si attende infatti un eps rettificato di 2,00-2,20 dollari su 7,45-7,85 miliardi di giro d'affari, contro i 2,53 dollari e gli 8,54 miliardi stimati dagli analisti. “La vera domanda, a nostro avviso, ha poco a che fare con i risultati e la guidance di Micron, e riguarda piuttosto se il previsto calo dei prezzi delle memorie nel quarto trimestre (in particolare per le Dram) sia l'inizio di una flessione ciclica o piuttosto sia un fenomeno di breve durata, legato agli adeguamenti di inventario", ha notato Matt Bryson, analista di Wedbush. Micron rimane un buy a Wall Street anche se questo mese almeno dieci analisti ne hanno abbassato il target price, la cui media secondo FactSet passa oggi a 109,57 dollari, contro i 120 dollari di fine luglio ma comunque ancora il 50% sopra agli attuali corsi di Borsa. (Raffaele Rovati)